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rafael

Un intervento goffo contro il Chievo, un’uscita poco convinta contro l’Udinese ed un liscio clamoroso contro il Palermo. Queste le tre tappe che hanno portato il portiere del Napoli Rafael Cabral al fondo di una parabola che l’ha visto da eroe dopo i rigori parati in Supercoppa a tallone d’Achille dei partenopei. Purtroppo in ambienti in cui la pressione è così alta è facile passare dalle stelle alle stalle, ma ciò che sta accadendo al brasiliano è ai limiti del surreale. E’ davvero lui il problema di questo Napoli?

CACCIA ALLE STREGHE –E’ come giocare a porta vuota, la difesa non è tranquilla, ad ogni tiro si prende gol“. Queste sono soltanto alcune delle affermazioni di tifosi e giornalisti napoletani in seguito alla papera oggettiva di Rafael contro il Palermo. Già in passato vi erano stati dei lamenti latenti sulle sue prestazioni, ma quando si vince tutto passa in secondo piano. A Palermo è arrivata la sconfitta ed il vaso di Pandora si è aperto: il portiere è stato identificato come il maggiore (se non unico) colpevole di un risultato tondo quanto inaspettato per gli azzurri. E’ chiaro ed anche giustificabile per un tifoso aggrapparsi alla prestazione negativa di un giocatore piuttosto che ammettere la superiorità dell’avversario, ma quando sono gli addetti ai lavori ad imbastire la gogna allora le cose iniziano a diventare turbolente. Il Napoli ha impostato bene la partita fino al gol di Lazaar, ma da quel momento in poi è andato nel pallone, sbagliando passaggi semplici, non arrivando quasi mai dalle parti di Sorrentino e prendendone altri due. Invece di snocciolare i problemi che hanno portato a questa prestazione sotto tono (cosa che ha provato a fare Benitez nel post-partita) si è passati alla caccia alle streghe, con il portiere causa di tutti i mali. Avrà sbagliato Benitez a puntare su di lui sin da inizio anno? Anche questa ipotesi è stata a lungo discussa, così come le possibili colpe del tecnico spagnolo.

DA PEPE A SEPE – Come si poteva rimediare all’ “errore” di puntare su Rafael? I geni del senno di poi si dividono in due categorie: le vedove di Reina ed i finti progressisti che puntano su Sepe. Per quanto riguarda Reina, la società ha deciso ad inizio anno di non rinnovarne il prestito, ritenendo le sue pretese troppo alte in riferimento al suo ruolo ed alla sua età. Il discorso, perfettamente sensato conoscendo i parametri economici della società, è stato boicottato dagli “esperti” di mercato, considerando questo risparmio una scelta errata viste le conseguenza. Questi esperti erano però i primi a rimpiangere De Sanctis quando lo scorso anno lo stesso Reina si rendeva protagonista di errori clamorosi, accusando De Laurentiis di aver mandato via un portierone. Ricordiamo che Reina è stato fuori ben 4 mesi per infortunio: vista l’età è la “spregiudicatezza” del giocatore è una cosa che ci può stare, un pò meno lo stipendo di 4 milioni l’anno che percepisce in quel di Monaco. Passando ai sostenitori della “linea verde” ricordiamo che il buon Sepe, per quanto sia un portiere molto promettente, è soltanto di un anno più giovane di Rafael e al suo primo anno di Serie A. L’impazienza mostrata nei confronti del brasiliano non fa ben sperare ad un trattamento differente per l’attuale portiere dell’Empoli, che a Napoli si troverebbe a fronteggiare pressioni ed aspettative ben diverse da quelle della ridente città toscana. Ad oggi i detrattori dei Rafael si rifugiano addirittura in Andujar, ormai per loro l’unica vera speranza degli azzurri. Ad essere onesti, il portiere argentino non ha mai brillato per sicurezza: finora si è disimpegnato bene, ma ricordiamo che ha giocato solo poche partite. Non è presto per assurgerlo a salvatore della patria? Ormai è risaputo: il popolo dà, il popolo toglie.

GIUDIZI E PREGIUDIZI – Il discorso sui portieri è delicato e difficile da affrontare. Come ha detto Benitez  quando un portiere sbaglia si nota di più poiché la palla finisce in gol, cosa che accentua all’ennesima potenza la sua colpa. Quello del portiere è un ruolo carico di responsabilità ed aspettative, che finiscono inesorabilmente per pesare sulle spalle di un ragazzo di soli 25 anni. Un ragazzo che in Brasile ha vinto tutto, che è arrivato in nazionale, che ha passato un anno come vice di  un campione del mondo non facendolo rimpiangere quando è stato assente, un ragazzo che si è infortunato ad un ginocchio e che è stato fermo per un anno, per poi tornare e ritrovarsi titolare in una squadra con le ambizioni di competere su ogni fronte. Rafael non è Neuer e non è Buffon, ma è un portiere in grado di salvare più volte il risultato (non ultimo nelle stesse partite contro Udinese e Palermo) e con la personalità per guidare una difesa ormai non più inesperta. Gli errori ci possono stare, così come li commettono Reina, Sepe o Buffon stesso, ma non è comprensibile che ogni errore di Rafael si trasformi in un attentato alle ambizioni del Napoli. Per giudicarlo come portiere va preso in considerazione tutto: dai miracoli con lo Swansea lo scorso anno al liscio sul tiro di Lazaar, dal volo che neutralizza la conclusione di Allan all’uscita maldestra su Thereau, dai lanci precisi tra i piedi di Higuain all’incertezza sui retro passaggi di Britos. Una volta messo tutto nel calderone, allora è possibile stilare una valutazione oggettiva, al netto di conoscenze tecniche specifiche degli esperti, quelli veri. Sono stati più gli episodi positivi o quelli negativi?

PAZIENZA E FIDUCIA – Se stringiamo il cerchio gli errori più evidenti sono quello di Palermo e la gaffe contro l’Athletic Bilbao: errori decisivi, palesi, evidenti, banali…ma due. Due errori non fanno di un buon portiere un brocco, poiché è possibile  vedere un campione sbagliare ma è molto più raro vedere un giocatore scarso fare il fenomeno per i tre quarti della sua carriera. Se Benitez ha voluto puntare su di lui è perchè ci ha visto lungo e, con mentalità lontana anni luce da quella italiana, ha provato a coltivare un talento tentando di farne un campione. In un ambiente come questo ogni sua idea innovativa verrà sempre spazzata via dall’impazienza, dalla voglia del tutto e subito, dal “noi vogliamo vincere” più che dal “noi proviamo a vincere”. A Napoli ed in Italia non esistono pazienza e progettualità ed è proprio per questo che nel presente e nel futuro prossimo saremo sempre un passo indietro rispetto agli altri campionati. A Trebisonda tocca ad Andujar, probabilmente una mossa pensata da Benitez ben prima del putiferio e non certo scelta per accontentare i tifosi più esigenti. Rafael proverà a tranquillizzarsi, a ricaricare le batterie, ad allontanare la visione di articoli taglienti, voci che lo vedono già sul mercato, soffiate di fantomatici sfoghi dello spogliatoio contro di lui. Liberatosi di tutto ciò potrà tornare ancora una volta tra i pali, sicuro dei suoi mezzi e al di sopra dell’ennesima difficoltà. Se il tifo al momento non è dalla sua, il portiere brasiliano può essere sicuro del completo appoggio dei compagni, oltre alla certezza di poter tornare nei cuori della gente dopo poche prodezze. L’affetto è un sentimento labile, ma così come vola via in fretta, può tornare più veloce della luce…o di un tiro di Lazaar.

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