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viviani

Quando tre anni fa aveva lasciato la Roma, Luis Enrique era un tecnico giovane e dalle idee rivoluzionarie che aveva fallito la sua prima vera esperienza su una panchina importante. Schiacciato dalle pressioni di un ambiente e di un calcio non abituato ad aspettare i giovani allenatori, aveva preferito dire basta e chiudere la sua parentesi nella capitale. In molti non lo rimpiansero, salvo evidentemente ricredersi, visto che negli anni l’ex centrocampista di Real Madrid e Barcelona ha saputo ripartire dal piccolo Celta Vigo, diventato uno dei coach più stimati a livello europeo, con i blaugrana che l’estate scorsa gli hanno addirittura offerto la panchina.

Pochi alti, molti bassi, due derby persi e una precocissima eliminazione nei preliminari di Europa League, bastarono ai tifosi giallorossi che finirono col contestarlo duramente, assieme al resto della società. In pochi ricordano però la sue idee di calcio, la costante ricerca del gioco, di cui i risultati avrebbero dovuto essere conseguenza; magari era solo questione di tempo, perchè le sue convinzioni potessero trovare applicazione, fatto sta che quella di Luis Enrique in Italia è stata soltanto una fugace apparizione. Per tanti, ma non per tutti. Certamente non per Federico Viviani, ventiuduenne centrocampista del Latina, che lo spagnolo lanciò senza remore nella partitissima contro la Juventus di Antonio Conte il 12 dicembre 2011; esordio in A e zero emozioni, quella sera i romanisti scoprirono “Capitan futurissimo” (come venne subito ribattezzato).

A fianco di Daniele De Rossi, Viviani, sbalordì anche i più scettici, dimostrando di avere grandi mezzi tecnici e un futuro da protagonista davanti a sè, a dispetto della giovanissima età; la sua prima stagione con i grandi, terminò tuttavia con 6 presenze, nonostante l’exploit di quella sera fosse chiaro a tutti. La folta concorrenza in prima squadra, convinse la dirigenza del fatto che la soluzione migliore per Viviani, fosse un prestito in serie B, in un club che avrebbe potuto garantirgli minuti e continuità per crescere con la necessaria tranquillità, al riparo da aspettative eccessive che ne avrebbero potuto pregiudicare l’attesa consacrazione. Ecco dunque i prestiti a Padova, Pescara e appunto Latina, dove l’ex capitano della Primavera giallorossa (con cui ha vinto uno scudetto e una Coppa Italia) è definitivamente esploso. Allevato da Andrea Stramaccioni, cresciuto da De Rossi padre, lanciato grazie all’intuizione di Luis Enrique, Viviani è uno dei pupilli di Gigi Di Biagio, attuale ct dell’Under 21, che ne aveva già fatto uno dei punti fermi della sua Under 20, capace di battere la fortissima Germania con uno storico 4-3 nel febbraio di tre anni fa.

Centrocampista centrale, regista alla Daniele De Rossi, fortissimo sui calci piazzati grazie a un piede destro da favola, anche in questa stagione non sta facendo mancare il suo apporto di qualità e quantità al Latina, con cui a giugno ha sfiorato una clamorosa e storica promozione in A. La doppietta con cui ha schiantato senza pietà il Pescara, unico club in cui non è riuscito a imporsi, ha improvvisamente rilanciato la speranze salvezza della squadra pontina. Mark Iuliano l’ha rimesso al centro del progetto, Viviani spera che anche Rudi Garcia voglia presto metterlo “al centro del villaggio“. L’impressione è che un giocatore sia un piacevole lusso per il campionato cadetto, nel quale continua a fare la differenza: davvero sicuri non possa far parte del progetto Roma?

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