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Partiamo da un assunto: la Fiorentina di Montella targata 2015 è una delle migliori compagini della Serie A, capace di inanellare ben 10 risultati utili consecutivi, 15 punti in 7 gare di campionato, due vittorie in Tim Cup con tanto di trionfo all’Olimpico sulla Roma e un pareggio decisamente positivo a White Hart Lane che lascia, come minimo, ben sperare in ottica “ritorno” al Franchi. Eppure non è tutto oro ciò che luccica, direbbe il saggio, anche perchè crogiolarsi al sole dei risultati, in altri ambienti, ha finito per essere un’arma di distrazione di massa capace di rimandare i problemi fino a renderli dei veri e propri dogmi di fede.

FIORENTINA SUPERBA E SPRECONA Sono tanti, forse troppi, i punti gettati al vento dalla Fiorentina 2014/15, una tendenza già riscontrata nella scorsa stagione quando la viola era solita “seguire” il Napoli, ancorato alla 3° piazza, quanto metterlo in difficoltà o “inseguirlo”. Un punto lì, un pareggio di là, e, alla fine, i partenopei sono scappati in solitaria lasciando al palo la viola che mai e poi mai fu in grado di mettere sotto pressione, psicologica, la banda Benitez tanto che nemmeno lo scontro diretto vinto al San Paolo riuscì a sparigliare le carte in tavola. Quest’anno siamo alle solite, con l’abitudine di non riuscire a legittimare al meglio gli scontri casalinghi, il pari contro il Torino di ieri sera è solo l’ultimo esempio di un filotto di partite in cui i gigliati hanno finito per “regalare” punti, tanto per rinfrescare la memoria: Genoa (2° giornata) e Sassuolo (4° giornata) al Franchi, entrambi pareggi a reti inviolate a fronte di una superiorità territoriale evidente; sconfitta contro la Lazio (7° giornata), pari sempre al Franchi contro l’Empoli dopo esser stato in vantaggio per più di un’ora di gioco (16° giornata), infine il passo falso di Parma (17° giornata). Una quantità di punti persi notevole che ha finito sempre per delegittimare la tenuta mentale di uno spogliatoio che nell’ultimo periodo si è ritrovato ringalluzzito e consapevole delle proprie forze, ma che, evidentemente, non riesce a scrollarsi di dosso quel vizietto, sadico, di lasciare punti li e là.

PROBLEMA PSICOLOGICO Il problema è nella testa della Fiorentina, il rigore tirato da Babacar il più chiaro degli esempi, non che con questo si voglia tirare la croce addosso al giovane senegalese, non sia mai, “i penalty li sbagliano solo chi li tira” e può capitare anche ai migliori, quello che si deve deplorare semmai è l’animo con cui ci si approccia ad esso, braccia basse, poca convinzione, la sensazione che “andrà dentro da solo”, come se i gol, e la vittoria in un certo senso, non siano altro che una naturale evenienza che soggiungerà di propria sponte. Sbagliato, anzi sbagliatissimo. Nel calcio nulla è certo, soprattutto se il risultato rimane in bilico fino al 90′, e la voglia di lottare su ogni pallone, combattendo con il “coltello tra i denti” rappresenta la quinta essenza del gioco stesso, trattare il tutto in maniera scontata è il più grave degli errori, degno dei più superbi, di chi sa di essere grande e forte senza magari aver già dimostrato, in tutto e per tutto, di esserlo. Alla Fiorentina per completare il proprio percorso di maturazione ed arrivare ad essere considerata una “grande” del nostro calcio manca proprio questo, quella cattiveria spicciola che si può leggere a caratteri cubitali negli occhi dei vari Pirlo, Pogba, Vidal e Tevez. Una rabbia agonistica che è propria dei campioni pronti ad uscire dal campo con gli “occhi fuori dalle orbite”, mentre sul perimetro di gioco si è giocato 90 minuti con la “bava alla bocca”. Ecco questa è la lezione che Montella deve impartire ai suoi e anche a se stesso, al fine di crescere forti evitando magari che qualche risultato menagramo finisca per annientare i tanti sforzi fatti fino a qui, arrivati a questo punto sarebbe infatti fin troppo triste gettare quanto di buono fatto al vento.

 

Stefano Mastini

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