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Guillerme Siqueira, obiettivo del Milan per il mercato di gennaio e terzino in forza all’Atletico Madrid, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano spagnolo “El Pais”, dove si racconta. Il giocatore, ha parlato della sua esperienza in Italia, dove indossò le maglie di Lazio, Udinese, Inter ed Ancona. Queste le sue parole: “All’inizio fu dura, facevo avanti e indietro ogni tre mesi. Non avevo il passaporto italiano e l’Inter mi aveva dato comunque l’ok, ma solo per quando avrei avuto ogni documento in regola. Ero un po’scoraggiato, ma alla fine il passaporto arrivò e il club, nonostante mi infortunai alla caviglia, mi mise sotto contratto. Risiedevo in un posto che sembrava un convento: avevo una camera con letto e senza televisore. Nei fine settimana rimanevo solo, perchè la maggior parte dei ragazzi erano italiani e uscivano con le loro famiglie: non avevo il telefono, e dovevo attraversare un parco enorme per arrivare ad una cabina telefonica dalla quale poter chiamare a casa. Ai miei dicevo che li chiamavo da casa perchè non si preoccupassero. Avevo una grande opportunità: arrivai con altri 4 ragazzi, e rimasi solo io”.

INTER E ADRIANO- Sono d’accordo con la voglia della FIFA di condannare trasferimenti di minorenni in cui dirigenti e club ingannano i giocatori, dipingendo una realtà falsa. Nel mio caso, fortunatamente, non fu così. L’Inter con me si comportò bene. All’epoca era allenata da Mancini e vedevo allenarsi gente come Veron, Adriano e Recoba, che mi “usava” come uomo da mettere in barriera mentre si allenava sulle punizioni. Non avevo mai paura: sapevo sempre che le sue traiettorie non mi avrebbero mai colpito. Adriano, invece, è stata una delle migliori persone che abbia mai conosciuto nel mondo del calcio si avvicinò molto a me quando mi conobbe, dicendomi che potevo contare su di lui per qualsiasi cosa. E vissi a casa sua per due mesi. La morte di suo padre lo distrusse, non riuscì mai a superarla ed iniziò a comportarsi non da professionista”.

APPRODO AL GRANADA-  : “Ero un esterno alto, rapido. Mi cedettero all’Ancona, poi alla Lazio e all’Udinese, dove trovai un progetto che mi sembrava più solido. In realtà, avrei voluto giocare in Spagna: il calcio italiano è più tattico. Quando arrivò l’offerta del Granada, non ci pensai un attimo, nonostante giocasse in Segunda Division e non sapessi dell’esistenza di quella città. Lì iniziai a giocare terzino, grazie agli accorgimenti di Fabri, il mio allenatore: nonostante non mi vedessi inizialmente in quel ruolo, ebbe ragione lui”.

BENFICA E MADRID  “Fui vicino al Real, ma alla fine scelsi il Benfica. E non me ne pento: ho vinto tutto in Portogallo in quella stagione. Poi sono passato da un allenatore esigente come Jorge Jesus a Simeone, uno che vive molto le partite. Arrivai per sostituire Filipe Luis, con il quale giocai nel Figueirense: ho 28 anni e devo ancora imparare, ma sto migliorando. Mi sono sentito in debito con l’Atléti per quanto abbia speso per acquistarmi”.

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