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CALCIATORE

Il calcio non dura solo novanta minuti.

Per i tifosi la partita della domenica è una festa, ma ci sono tantissimi episodi che si susseguono nella vita di un calciatore. Così in Inghilterra un calciatore che ama definirsi “misterioso” ha iniziato a scrivere racconti sul “Guardian” dove ha rivelato retroscena importanti sulla vita dei calciatori, degli allenatori, sui rapporti tra calciatori, giornalisti e tifosi, sull’importanza dei manager e sul giro di soldi che ruota intorno a questo mondo. Dopo il suo successo sul giornale il calciatore misterioso ha pubblicato nel 2012 un libro “I Am The Secret Footballer”.  Addirittura esiste un sito internet specializzato per trovare la vera identità del calciatore: whoisthesecretfootballer.co.uk.

L’edizione italiana è integrata da una breve prefazione di Gianluca Vialli che critica la scelta di raccontare ciò che accade nel mondo del calcio:

“Questo è il genere di libro che non scriverò mai. Ho sempre pensato che ciò che accadeva tra le quattro mura di uno spogliatoio, sul prato verde di uno stadio o di un campo di allenamento, dovesse rimanere proprietà esclusiva di coloro che ne erano stati i protagonisti. E neppure oggi vedo la necessità di divulgare cose del mio passato di calciatore, private e protette dal segreto professionale che è un caposaldo del codice etico (non scritto) degli appartenenti alla mia categoria. Niente di losco. È solo che i fatti nostri ci piace tenerli per noi. Per questo ho letto pochissime autobiografie scritte da ex calciatori. Troppo spesso professionisti piccoli o grandi sono caduti nella tentazione di raccontarsi, e raccontare agli altri le proprie esperienze, finendo intrappolati in discutibili operazioni editoriali che avevano come unico scopo quello di fare soldi sputtanando gli altri. Il calciatore misterioso è un caso a parte. Lo conosco da quando scriveva la sua rubrica settimanale sul Guardian. Confesso che ho seguito come tanti lettori le sue analisi. E ho cercato di incrociare nomi e fatti nel vano tentativo di dare un’identità al loro autore. Confesso anche di aver sospettato a un certo punto che dietro al calciatore misterioso si celasse un bravo giornalista o uno scrittore, molto ben informato su come vanno le cose in quello che per tanti anni è stato il mio mondo. Forse perché non ho abbastanza fiducia nelle capacità letterarie mie e dei miei colleghi. Spero di sbagliare!”

Ecco uno dei passi del libro che racconta di come Josè Mourinho seppe guadagnarsi la stima dei suoi calciatori:

“D’altra parte, dall’operato di un manager con tali caratteristiche può dipendere il trionfo o l’insuccesso di un club. Un amico che giocava per Mourinho nel Chelsea, mi raccontò che durante un tour precampionato in America la squadra era stata ingaggiata per un servizio fotografico dallo sponsor, Samsung. Appena saputo che Samsung non aveva fatto preparare degli omaggi per i giocatori, Mourinho ordinò alla squadra di rimontare sul pullman. Dopo qualche momento di panico, presumibilmente da parte dell’ufficio comunicazione di Samsung, si arrivò all’accordo che ogni giocatore, al suo ritorno in Inghilterra, avrebbe trovato una cassa piena di elettrodomestici. Non ho idea se la storia sia vera o meno, ma così me l’ha raccontata questo calciatore e non aveva motivo di mentire. Mi piace pensare che sia vera perché ammiro parecchio lo stile di Mourinho e, se un manager facesse lo stesso per me, tralasciando per un momento i regali, avrei subito l’impressione che sia uno di noi e che mi tuteli. Giocherei volentieri per un uomo così e darei il massimo per lui. Questo non significa che i giocatori non abbiano delle responsabilità nei confronti dei loro club. Aziende come Samsung sborsano una piccola fortuna per i diritti di sfruttamento della Premier League e hanno contratti molto rigidi che gli assicurano l’accesso ai calciatori. A volte, tuttavia, non è chiaro, almeno per i giocatori, cosa stia succedendo attorno a loro”.

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