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Alla fine, ce l’ha fatta. Proprio dopo aver tagliato il traguardo dei fatidici 100 giorni dal suo ritorno sulla panchina dell’Inter, Roberto Mancini è riuscito finalmente a eguagliare la media punti di Walter Mazzarri, suo predecessore fino agli inizi di novembre. Il tanto atteso filotto di tre vittorie consecutive (roba che dalle parti della Pinetina non si vedeva da due anni e mezzo), ha permesso di alzare l’asticella e toccare quota 1,45 punti di media a partita, esattamente quelli conquistati dal tecnico toscano prima del suo esonero. Se è vero che a Mancini ci sono volute due partite in più, 13 contro 11, bisogna ammettere che dopo tre mesi di duro lavoro, i risultati iniziano a sorridere e dare ragione sul fatto che fosse necessaria una svolta per cambiare volto ad una stagione partita con ben altri obiettivi.

Mancini e Mazzarri, due allenatori agli antipodi; amante del bel gioco il primo, estremamente concreto il secondo. Ecco perchè la rivoluzione è stata pressochè totale e ha impiegato così tanto tempo a compiersi; l’Inter di oggi sembra un’altra squadra rispetto all’ultima di Mazzarri, e a guardare gli elementi, lo è per davvero. Sin dal suo arrivo, Mancini ha cercato di tradurre le sue idee in campo, infondendo nuova fiducia in un gruppo il cui umore era ridotto ai minimi termini. Il passaggio non è stato affatto semplice, come si poteva prevedere, e non sono mancate alcune pericolose crisi di rigetto; nel derby, gara d’esordio del Mancini 2.0, il modulo adottato fu il 4-3-3, successivamente accantonato per far posto al marchio di fabbrica del Mancio negli anni di Manchester, il 4-2-3-1. Gli interpreti però, hanno faticato non poco a entrare nella parte che il tecnico aveva costruito per loro, ecco spiegata (dopo la disfatta di Sassuolo) la decisa virata sul modulo tattico che ha dato la scossa definitiva: il 4-3-1-2, con il classico rombo a centrocampo. A fornire un grosso aiuto alla causa sono stati alcuni nuovi acquisti, che a Mazzarri non erano stati concessi, che hanno radicalmente cambiato volto alla squadra; Santon, Brozovic e Shaqiri sono i giocatori che hanno permesso il salto di qualità invocato da società e tifosi.

Curioso notare come alcuni dei titolari della precedente gestione, siano finiti tra le riserve; gente come Vidic ed Hernanes, senza dimenticare lo stesso Kovavic tenuto in naftalina per quattro gare di fila, prima di ritrovare posto e gol a Cagliari. La duttilità di Santon ha permesso di blindare entrambe le fasce, il recupero di Campagnaro si è rivelato assai prezioso, la valorizzazione di Guarin, la conferma di Medel in mezzo al campo non più chiamato a impostare l’azione, il movimento e la corsa di Shaqiri, i gol di Icardi. Intuizioni che hanno ridato speranze europee ad un gruppo che sembrava aver perso irrimediabilmente entusiasmo e autostima; vincere aiuta a vincere, non esiste medicina migliore, Mancini lo sa bene e adesso si gode il periodo magico. Per continuare a scalare la classifica, sarà indispensabile limitare le troppe distrazioni in difesa e lavorare sulle difficoltà palesate nella gestione di alcune fasi della partita; non si possono concedere così tante palle gol agli avversari, così come è impensabile staccare sistematicamente la spina dopo essere andati in vantaggio. Il match con il Celtic di stasera sarà indicativo per capire a che punto è il processo di crescita e maturazione della squadra, la sfida di domenica alla Fiorentina dirà se l’Inter è ancora in corsa per un posto al sole in Europa. Il sogno terzo posto resterà verosimilmente tale, vincere l’Europa League è un’idea ambiziosa che stuzzica non poco le fantasie di tecnico e tifosi. La costante ricerca del gioco, non può prescindere da una buona fase difensiva; con le dovute proporzioni, possiamo dire che l’Inter assomiglia al Borussia Dortmund, avversario della Juventus in Champions League.

Vietato distrarsi dunque, presto sapremo se la strada imboccata è quella giusta o se sarà necessario l’ennesimo ribaltone tattico. 100 giorni sono ancora pochi per cambiare l’Inter, ma intanto Mancini ha eguagliato Mazzarri, finalmente.

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