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La vittoria sul Tottenham in finale di Capital One Cup permette a Mourinho di spezzare il digiuno di trofei più lungo della sua carriera. Al di là dell’ennesima conquista, la numero 21 del suo palmares, la sfida di Wembley ha assunto contorni ben più interessanti per la stagione del Chelsea e dell’intera carriera del portoghese

Non voglio esser chiamato una leggenda, però ho una storia difficile da comparare a quella di un altro. Mi considero un grande tecnico. Quando arrivai al Chelsea dissi di essere speciale perché avevo già vinto una Champions col Porto. Per essere un vincente, devi avere un talento speciale. Non sei speciale se non vinci, ma io vinco.”

THE RETURN – Ovviamente le parole sono le sue, di quello unico, di quello speciale. Era il giugno del 2013 e Josè Mourinho si ripresentava così al suo grande vecchio amore e a tutta la Premier League. Dopo quello che per sua stessa definizione era stato il periodo più devastante della sua carriera, il triennio al Real Madrid, il ritorno in casa Blues era stata una scelta di cuore più che di testa, dove l’aspetto tecnico (per una volta) diventava secondario.

Ma occorreva veramente a uno come Mourinho una Coppa di Lega Inglese per sentirsi di nuovo speciali? Beh, occorreva eccome.

NEW DEAL –  Dopo 30 mesi di digiuno totale la vittoria sul Tottenham entra di diritto tra le più importanti del tecnico portoghese, la prima della sua nuova era londinese, quella che segna definitivamente il passaggio tra il suo passato in Blues e il nuovo corso. Il match di Londra è stata la sintesi perfetta di questo passaggio di consegne, dalla rete di John Terry (l’unico legame con il passato insieme a Drogba) a quella di Diego Costa arrivata non a caso su assist di Fabregas, i due prescelti durante l’estate per rendere questa squadra la “sua squadra”.

ONE MAN SHOW –  Nella splendida cornice di Wembley il vate di Setubal ha raccolto solo gli applausi finali di uno show cominciato ad inizio settimana con il duro attacco all’arbitraggio del match con il Burnley. In pieno stile Mou, il portoghese ha attirato su di sé il focus di media e avversari, ponendo la sua squadra contro tuttie mascherando come sempre il suo vero lavoro, quello sul campo e nella testa dei propri giocatori. L’utilizzo di Zouma sulla linea di centrocampo per annullare l’estro di Eriksen, cervello e fulcro nevralgico della squadra di Pochettino, è un piccolo capolavoro tattico che aveva permesso ai suoi giocatore di annusare il sapore dello champagne già alla sola vista delle formazioni.

Ora che l’Happy è tornato Special, e con una Premier già lì prenotata, l’annata dei Blues potrebbe prendere la piega di una stagione memorabile, una stagione da Champions.

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