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La doppietta con cui Mohamed Salah ha schiantato la Juventus ha messo a nudo un difetto che nelle squadre di Allegri sembra una costante: l’evidente calo di concentrazione nella fase cruciale della stagione.

Proprio come accaduto nella sua precedente esperienza in rossonero, il tecnico livornese si trova a fronteggiare un periodo di forma non certo brillante della sua squadra a cavallo fra febbraio e marzo, momento chiave dell’annata. La Juventus non entusiasma dunque da un po’ e  se la Roma non si fosse “suicidata” regalando pareggi un po’ a tutti, in casa bianconera scatterebbe l’allarme anche in ottica campionato. Se i nove punti di vantaggio sembrano comunque sufficienti per garantire il quarto scudetto di fila a Madama (e, sia chiaro, non è impresa da poco per acciuga), i continui alti e bassi dell’ultimo periodo preoccupano in vista del ritorno di Champions a Dortmund, dove presumibilmente i gialloneri terranno alti i ritmi e la pressione in cerca dell’impresa. In Vestfalia, dunque, non saranno ammessi i black-out che hanno contraddistinto le ultime prestazioni di Vidal & co a partire da Cesena.

LEGGEREZZE- Proprio il pari del Manuzzi, etichettato troppo velocemente come un incidente di percorso, ha messo in luce le prime incertezze in casa bianconera. Subire il primo gol in contropiede sullo 0-0 (Djuric) e il secondo a difesa schierata in vantaggio di una rete (Brienza) non è da Juve, come non è da Juve farsi raggiungere sul pari in superiorità numerica e in vantaggio di un gol (si legga alla voce Roma-Juventus). Non è da Juve nemmeno incassare due gol come quelli presi ieri sera da Salah, frutto sì dell’abilità del 22enne egiziano ma anche di cali di concentrazione troppo evidenti per passare inosservati. Difetti che, come anticipato, caratterizzavano anche il primo Milan di Allegri, quello di Ibra e Thiago Silva per intenderci.

FILM GIA’ VISTO- Nella stagione 2010/11, quella d’esordio del tecnico toscano sulla panchina rossonera (conclusasi con lo scudetto), i rossoneri accusarono un calo proprio tra febbraio e marzo che costò al diavolo l’eliminazione dalla Champions per mano del tutt’altro che irresistibile Tottenham, oltre che qualche palpitazione in più in campionato (pari interno col fanalino di coda Bari e sconfitta a Palermo). Anche nell’annata successiva il Milan perse punti (risultati poi decisivi visto che il campionato se lo aggiudicò proprio la Juve) in questo periodo, subendo un 2-0 all’Olimpico contro la Lazio e impattando in casa contro Napoli e Juve nello scontro diretto. In Champions, poi, sfiorò la clamorosa eliminazione con l’Arsenal dopo aver dominato la gara d’andata (all’Emirates finì 3-0 per i Gunners dopo il 4-0 di San Siro).

Tornando ai giorni nostri, le difficoltà emerse in questa fase della stagione, come detto, sembrano più di natura mentale che atletica. Certo, non manca qualche perplessità tattica, visto che l’imprescindibile trequartista (con Vidal in precarie condizioni fisiche) non sembra essere presente in rosa, così come mancano esterni veri in grado di esaltare l’assetto del 4-3-3.  Da qui al 18 marzo, giorno del match verità a Dortmund, Allegri dovrà dunque essere bravo a toccare le corde giuste onde evitare di rivedere i fantasmi del passato. Buttare al vento la qualificazione ai quarti di Champions, vista la netta superiorità mostrata nella gara d’andata, sarebbe un peccato davvero imperdonabile.

 

 

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