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E’ iniziata la nuova avventura americana di Sebastian Giovinco: il fantasista di Beinasco ha lasciato la Juventus nella finestra di mercato invernale accasandosi a Toronto per militare nella MLS. L’ex numero 12 bianconero, cresciuto nella Primavera del club stesso, è tornato a casa dopo aver girovagato fra Empoli e Parma: nonostante uno Scudetto vinto da titolare e uno da comprimario il rapporto con la società non è mai sbocciato completamente, fino ad arrivare alla separazione dopo le tante panchine con Allegri, che gli ha preferito a più riprese il classe ’96 Kingsley Coman. Dopo l’esordio con gol, assist e rigore fallito Toronto già lo ama, e lui si è concesso al Corriere dello Sport per raccontare la sua esperienza: “Sono contento, qui è tutto molto bello: Toronto è fantastica, una New York più piccola. Avevo già maturato dentro di me l’idea di lasciare l’Italia e l’America affascina tutti: inutile comunque negare che l’aspetto economico sia stato decisivo“.

La Formica Atomica non ha però parole al miele per il suo ex club: “Tifare Juventus? No, non la tiferò, tifare è un’altra cosa. Ma sarò contento per i miei vecchi compagni e per i tifosi se vincono: penso che ormai abbiano vinto lo Scudetto. C’è stato un momento in cui la società mi ha fatto capire che se fossi rimasto sarei stato un peso: io non voglio essere un peso per nessuno, abbiamo trovato una sistemazione e sono andato via. Avrei preferito fare tutto a luglio a contratto scaduto, secondo le regole e alla luce del sole“.

Molti l’hanno accusato di esser stato pagato troppo e di non aver fornito prestazioni all’altezza, ma il numero 10 del Toronto è di tutt’altro avviso: “Un calciatore non può scendere in campo pensando a quanto è costato: non mi sono venduto io al Parma per ricomprarmi alla Juve, ha deciso tutto la società. Ho vinto due Scudetti e una Supercoppa e non sono stato certo a guardare: sentivo dire che giocavo male, ma a me non sembra proprio. Conte? L’ho sentito in questi giorni, se sono tornato alla Juventus lo devo solo a lui. Non mi ha fatto un favore: a lui interessa solo vincere e io giocavo solo se lui era convinto che io potessi farlo vincere. Non smetto di sperare nella chiamata azzurra, ma ho detto al mister che se dovesse trovarsi a fare delle scelte diverse avrei capito. E finalmente ho la numero 10, come il mio idolo Roberto Baggio“.

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