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timbuktu

Calcio e guerra. Un binomio controverso che sembra apparentemente un’antitesi. Esiste un calcio con la guerra? L’Isis minaccia l’Occidente e mette in pericolo chi è in Occidente, ma ad essere minate sono anche le culture occidentali nel Medio Oriente e in Africa. Una di queste è il calcio. Dare calci ad un pallone, ritengono alcuni, non va tanto contro i principi islamici, quanto contro quelli del cosiddetto Islam estremo, anti-occidentale e radicale. Ma perché il calcio stride con questi? E’ un gioco che rappresenta troppo la cultura dell’altro mondo, quello dell’alcol e del gioco d’azzardo sfrenati, della monogamia e del libertinage sessuale.

Gli estremisti islamici sono contrari al calcio perché è il simbolo di quello che loro combattono. Qualche mese fa 13 ragazzi di Mosul, città nel Nord dell’Iraq, sono stati giustiziati dalle milizie jihadiste. Per cosa? Avevano guardato una partita di calcio in tv. Era Iraq-Giordania di Coppa d’Asia, la principale manifestazione calcistica del continente asiatico. E dove li hanno giustiziati? In uno stadio di calcio, sfregiandoli così del loro “peccato”. Sugli spalti non c’erano uomini e donne a tifare la propria squadra, ma una folla di spettatori pronti a vedere una fucilazione in onore del califfo al Baghdadi.  Un messaggio per chi disattende le leggi dello Stato islamico. Il gioco del calcio  è un’usanza che arriva dall’Occidentea detta degli stessi esecutori. Di certo non sarà la strage più turpe e nemmeno l’ultima.

Da qualche altra parte il calcio invece è stato “islamizzato”. Si può giocare a calcio, recita una fatwa dello sceicco Abdallah Al Najdi, ma non come fanno i cristiani e gli ebrei:  niente linee bianche in campo, niente squadre di 11 giocatori, porte senza traverse, chi grida gol va espulso e niente arbitro perchè superfluo. Religione che vai, calcio che trovi: ecco che così il calcio perde la sua laicità originaria e si assoggetta ad un dio (non quello del denaro).

Gli estremisti però non odiano solo il calcio, ma anche gli altri sport. Si può ad esempio arrestare una ragazza perchè è andata a vedere una partita di pallavolo. Come è successo qualche mese fa ad alcune donne, tra cui Ghoncheh Ghavami, anglo-iraniana di 25 anni, che avevano assistito ad un match di volley maschile allo stadio di Teheran. Le donne iraniane non possono entrare in uno stadio, la legge islamico-sciita del Paese parla chiaro. Ghavami ha trascorso parecchi mesi in carcere prima di essere rilasciata su cauzione, creando un grande caso internazionale.

Il film del regista africano Sissako, Timbuktu, esprime perfettamente questo regime di proibizionismo totalitario vigente negli stati musulmani estremisti. Musica, risate, sigarette, calcio: tutto è vietato nel paese cullato dalle dune sahariane della famiglia di Kidane, il protagonista della pellicola. I jihadisti hanno proibito qualsiasi attività contraria alle loro norme fondamentaliste, sequestrando tutto quello necessario per impedire trasgressioni, compreso il pallone da calcio. Questo è il ritratto dell’oppressione che c’è in molti stati sottomessi alle regole della Jihad: dal Medio Oriente al cuore dell’Africa, passando per le terre settentrionali del Maghreb. Un’oppressione però contraddittoria, come i guerriglieri jihadisti del film, insicuri e fragili, che fraintendono le leggi coraniche che tanto tengono ad osservare. In una delle scene più belle di quest’opera, un gruppo di ragazzi decide di contravvenire alle regole e gioca a calcio su un campo vicino al villaggio. L’unico particolare è che giocano senza avere un pallone, ma poco importa se sei intenzionato a cambiare le cose.

Dedico il film a tutti coloro che si battono per una società più umana e più giusta” ha detto l’autore Abderrahmane Sissako. Parole che non vanno contro l’Islam in sè. ma contro quel pensiero che si assume il dovere di opprimerne un altro. L’oppressione però spinge contro il muro l’oppresso, gli succhia via le forze, lo inginocchia, ma poi provoca una reazione che, anche se non immediata, supera quella dell’oppressore. E così magari gli oppressi vanno ad un campetto e si mettono a giocare a calcio. Stavolta con il pallone però.

Qui sotto il video di una delle scene più belle di Timbuktu: 

Il trailer italiano del film: