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“Brutto pareggio, partita inquietante, non ho riconosciuto la mia squadra”. Queste le parole di Rudi Garcia alla fine di Chievo-Roma, ottavo pareggio in 10 gare per i capitolini, roba da capogiro ma al contrario per le gerarchie di una Serie A che si vanno, lentamente, anzi inesorabilmente, trasformando, perchè se da una parte alcuni hanno sempre gridato alla Scudetto già a tinte bianconere, dall’altra c’è chi crede al “ribaltone” e continuerà ancora a farlo, come se la passione e l’amore per il proprio club fossero causa e, al tempo stesso, effetto di quella cecità di chi è solito non andare oltre i propri limiti.

SCENARIO SERIE A Se la Juventus dovesse vincere o pareggiare si potrebbe davvero parlare di campionato morto e sepolto, solo in caso di sconfitta dei bianconeri potrebbe essere rilanciata la candidatura della Roma, sempre che Napoli e Fiorentina/Lazio non riescano a fare 3 punti in questa giornata, allora si finirebbe a parlare della reatà, quella sensibile, anzi prossima, di una bagarre Champions League che potrebbe regalare emozioni inattese in questa nostra noiosa Serie A. Limitiamoci però ai giallorossi, unici per adesso ad esser scesi in campo, oppure no per quanto si è visto al Bentegodi, l’ultimo risultato dei capitolini è figlio di un periodo menagramo che basa la propria tristezza su una tenuta psicologica andata pian piano sgretolandosi insieme ad una forma fisica decisamente decadente di alcuni uomini chiave della scorsa stagione. Escluso Strootman, sfortunatissimo l’olandese, l’involuzione di Pjanic è qualcosa che deve far riflettere, senza contare l’assenza di Maicon, laterale fondamentale per Garcia, sostituito a “spizzichi e bocconi” con soluzioni fantasiose quali Florenzi terzino. Dolori anche in avanti, Gervinho è tornato fuso dalla Coppa d’Africa insieme al connazionale Doumbia, stregati evidentemente dalle movenze di Boubacar Barry, Iturbe non sta rendendo a dovere per l’esborso fatto in estate e Totti è di anno in anno sempre più vetusto e, per assurdo, intoccabile.

SUPERBIA ROMA Eppure ad inizio stagione avevamo pensato tutti che poteva essere l’anno buono, la Juventus senza Conte avrebbe perso punti qua e là e la Roma magari sarebbe stata lesta nel superarla, manco per sogno. Eppure le prime avvisaglie si erano già viste nelle prime giornate di campionato, soprattutto quando la Champions League stava entrando nel proprio vivo, ma lì le varie crisi di Fiorentina e Napoli non obbligarono Garcia e i suoi a doversi guardare indietro legittimando quindi voli pindarici a non finire tra i tifosi giallorossi. Dopo la sconfitta contro la Juventus il dramma totale “Vinceremo lo scudetto” poi “Non riesco a capacitarmi di quello che è successo” e ancora “Senza errori arbitrali ora saremmo in testa”. Martellate, stoccate, raise e re-raise di un pokerista che fa del bluff il suo modus vivendi, di chi crede di averne ancora e finisce per raschiare il barile. Allora lo stesso Garcia si prendeva gioco dei giornalisti in conferenza stampa, famosa la scenetta con la macchina fotografica, “sopire, troncare” le critiche anche sull’eliminazione dalla CL, con il senno di poi si può dire che allora fu deciso di curare una Roma con la febbre “rompendo il termometro e ammazzando il medico”, piazzandoci un bel carico da 90 di critiche agli arbitri e al sistema, legittimando la demagogia popolare “Gombloddo!”. Ora tutto è cambiato, ironia della sorte, c’è da finire il campionato e l’Europa League e la sensazione è che niente sarà più facile per questa Roma, del resto chi “semina superbia raccoglie mediocrità” e forse questo l’unico frutto che Garcia sperava di non doversi ritrovare a coltivare.

 

Stefano Mastini

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