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Dopo i grandi cicli del Saint Etienne (anni ’60-’70) e del Marsiglia (inizi anni ’90) nessuno credeva possibile che un altro club francese avesse potuto dominare la scena nella Ligue 1 con una tale frequenza, e invece una società senza tradizioni calcistiche e spesso relegata nelle serie minori riuscì nell’ardua impresa di vincere il titolo nazionale per ben sette volte consecutive: parliamo dell’Olympique Lione.

EFFETTO AULAS – L’OL deve le sue fortune al cambio di proprietà avvenuto nel 1987, quando Jean-Michel Aulas, imprenditore francese, fondatore e Chief Executive Officer della società CEGID, decise di entrare nel mondo del calcio. Questo vulcanico personaggio, nell’incredulità generale, propose di portare la sua nuova creatura ai vertici dello sport più amato del globo. Dopo un anno la squadra ritornò in Ligue 1, grazie al tecnico Raymond Domenech (proprio lui, il controverso ex selezionatore della nazionale francese) e poi raggiunse per più volte la qualificazione alla vecchia Coppa Uefa. Il primo successo arrivò nel 2002 e da quel momento l’Olympique Lione da piacevole e simpatica sorpresa del campionato francese divenne la squadra da battere. In questo lasso di tempo si susseguirono tecnici di primo livello come Jacques Santini, allenatore del primo titolo (anche lui diventerà in seguito ct della nazionale francese), Paul Le Guen e Gérard Houllier (ex Liverpool) che ha avuto il merito di dare un’impronta internazionale al club.

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CHE SQUADRA – Il Lione ha potuto contare su giocatori di valore assoluto, alcuni dei quali sono diventate autentiche bandiere della società del Rhône-Alpes. Gregory Coupet è stato il portiere inamovibile dei sette titoli poi sostituto degnamente da un certo Hugo Lloris, la difesa in origine era affidata ai brasiliani Edmilson e Cacapa ai quali poi si aggiunsero Abidal, Cris e Revelleire. La stella della squadra era Juninho Pernabucano: il carioca ha rivoluzionato il modo di tirare i calci piazzati, tanto che le generazioni successive non hanno fatto altro che imitare e migliorare il suo stile di calciare. Le sue punizioni erano delle sentenze, il pallone sfidava tutte le leggi riguardanti la forza di gravità beffando spesso i portieri che rimanevano inermi. La sapiente ed oculata dirigenza del club riuscì a portare soprattutto sulla mediana giocatori semi-sconosciuti e renderli dei top players: Diarra, Essien, Tiago. In attacco il bomber era Sonny Anderson affiancato da Sideny Govou, poi arrivarono i vari Elber, Malouda, Fred, Carew, Nilmar e Baros (tutti nel loro periodo migliore o quasi) mentre il settore giovanile sfornava talenti come Benzema, Remy e Ben Arfa.

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FINO ALL’ULTIMO CENTESIMO – La politica societaria era semplice: garantirsi l’accesso e gli introiti della Champions League e puntare su giovani promettenti che, sfruttando la vetrina internazionale, potevano essere rivenduti a cifre astronomiche con l’etichetta di grandi campioni. Basti pensare a Benzema, prodotto del vivaio venduto per 35mln, oppure le due cessioni al Chelsea di Essien per 38 mln e di Malouda per 19, o ancora Tiago alla Juventus ed Abidal al Barcellona entrambi ceduti per 15mln. La capacità di Aulas di riuscire a scucire fino all’ultimo centesimo per i propri gioielli ai grandi club d’Europa permise all’OL di fare plusvalenze milionarie, i casi più eclatanti furono quelli di Essien e Diarra: il centrocampista ghanese era andato addirittura a fare le visite mediche a Stamford Bridge, ma il presidente del club transalpino decise di interrompere la trattativa dopo aver raggiunto un accordo con il club inglese fissato a 28 milioni. Lo stesso numero uno transalpino dichiarò che non avrebbe mai ceduto il giocatore al Chelsea, per poi smentirsi pochi giorni dopo al fine di ottenere altri 10 milioni da Abramovich per il cartellino del giocatore. Diarra divenne un galactico nell’estate del 2006, ma il maliano a Madrid fu la controfigura di quel grande mediano ammirato dalle parti della Gerland. L’unico a uscirne felicemente vittorioso fu l’OL che si assicurò quasi 30 mln.

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ARRIVANO GLI SCEICCHI – Nonostante una grande Champions League nel 2009-2010 dove il club raggiunse una storica semifinale eliminando il Real Madrid e il Bordeaux per poi uscire contro il Bayern di Van Gaal e Robben, il Lione andò incontro ad una crisi societaria e di risultati. Evidenti errori di programmazione e investimenti sbagliati allontanarono la società transalpina dai fasti dei primi anni del nuovo millennio:  si puntò infatti su Yoann Gourcuff per una cifra vicina ai 22 milioni di euro ma il giocatore nonostante il talento immenso fu vittima di alcuni infortuni e non è mai stato in grado di imporsi a Lione salvo che in tempi recentissimi. Il vivaio del club, di solito fucina di talenti, per un periodo non riuscì ad offrire validi elementi alla prima squadra, escluse alcune eccezioni, mentre altri come l’algerino Belfodil vennero ceduti troppo frettolosamente per pochi spiccioli. Inoltre la concorrenza in Ligue 1 nel corso degli ultimi anni è aumentata con l’ingresso dei nuovi ricchi (PSG e Monaco), diminuendo le possibilità di accedere direttamente in Champions League. Ma da questa stagione le cose sembrano cambiare, visto che il campionato francese pare non avere un padrone: il Paris Saint-Germain dei top players sta dando l’impressione di non essere più quella infallibile macchina da gol degli scorsi anni: i parigini, sfiduciati dalla guida tecnica di Blanc e soprattutto lacerati da diatribe interne allo spogliatoio, hanno perso quella fame di vittoria almeno tra i confini nazionali, complici anche i titoli di fila conquistati nelle ultime stagioni ed una voglia sempre più crescente di imporsi in Europa, mentre il Marsiglia dopo un inizio sfolgorante, non riesce ad esprimere più con continuità quel gioco armonioso che caratterizza le squadre di Bielsa. In questa lotta a due si è intromesso inaspettatamente proprio il Lione: la squadra di Fournier sta sfruttando i passi falsi delle due big di Francia valorizzando i nuovi prospetti provenienti dalle giovanili del club, tant’è che da diverse settimane guida la Ligue 1 davanti a tutti.

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LA FORMAZIONE – Tra i pali Anthony Lopes è diventato una garanzia. Il portoghese in questa stagione ha dimostrato di non essere inferiore a Sirigu e Mandanda. Il lusitano riesce a sopperire al suo 1.80 grazie alla reattività e ai riflessi, che lo rendono fortissimo nelle uscite. Nel big match contro il Psg, Lopes è stato monumentale superandosi su Cavani e Ibrahimovic, parando anche un rigore al gigante svedese (poi  ripetuto e sappiamo che Zlatan in questo non concede bis). La coppia di centrali è formata da Konè e da Umtiti: il primo nonostante non sia un grande interprete del ruolo sta sostituendo degnamente l’infortunato Bisevac sfruttando appieno le sue qualità fisiche mentre il secondo, classe 93, sta dimostrando tutto il suo valore. Viene infatti considerato il migliore prospetto francese in difesa insieme a Zouma (Chelsea). A destra si sta togliendo qualche sassolino dalle scarpe Jallet: l’ex Psg sta giocando davvero bene diventando un titolare inamovibile dello scacchiere di Fournier e la sua cessione ha suscitato non pochi rimpianti tra i tifosi parigini. A sinistra due giocatori si contendono il posto: il camerunense Bedimo, una vita in Ligue 1, e Mamadou Dabo, l’ex Saint Etienne e Siviglia alla ricerca del riscatto dopo alcune stagioni di basso livello.

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QUALITA’ ED ENERGIA – Il centrocampo dell’OL è affidato a Gonalons, il capitano che i tifosi napoletani ricorderanno per aver rifiutato ben due volte il trasferimento alle pendici del Vesuvio. E’ l’idolo della Gerland e un chiodo fisso di Benitez:  il tecnico spagnolo si è innamorato di lui durante una sfida di Champions League contro il suo Liverpool, dove Maxime impressionò con una grande prestazione firmando una delle reti che permise al club francese di riuscire ad espugnare il mitico Anfield. Visti gli inaspettati risultati del Lione e il legame con la città e con i supporters, la scelta di Gonalons di rifiutare un ingaggio più elevato e di prolungare il suo contratto con il club transalpino non sembra poi così azzardata…al suo fianco nel centrocampo a tre di Fournier ci sono Tolisso e Ferri, entrambi giovanissimi: il primo appena ventenne, si sta imponendo come uno dei migliori centrocampisti di Francia, duttile tatticamente (può essere schierato come terzino sinistro e destro oltre che da mezzala in mediana), veramente completo, bravo sia in fase di ripiego che nell’impostare l’azione, trova con facilità la via del gol tanto di testa quanto con conclusioni dalla media distanza. Il secondo invece è un classe 92: Ferri è il motore del Lione, garantisce maggiore copertura rispetto a Tolisso ed in campo si fa sentire grazie al suo dinamismo. L’anno scorso con un suo gran tiro ha permesso al Lione di battere il Psg.

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CLASSE DA VENDERE – Il trequartista della squadra dovrebbe essere Clement Grenier, anche lui prodotto del vivaio, dotato di un finissimo piede destro, abile sui calci piazzati e già nel giro della nazionale maggior. Purtroppo una serie di infortuni ha rallentato la sua crescita e quest’anno Grenier non ha ancora esordito in campionato a causa un intervento all’inguine che lo terrà fuori forse per tutta la stagione. Un altro interprete del ruolo è Gourcuff: il giocatore sembrava recuperato grazie alla cura Blanc che con il Bordeaux riuscì a vincere la Ligue 1 ed a giungere anche ai quarti di finale di Champions League potendo contare anche sulle giocate dell’ex Milan. Purtroppo la sua esperienza a Lione fino adesso è stata caratterizzata dalla discontinuità e dalla costanza degli infortuni e solo dallo scorso autunno Gourcuff sta mostrando appieno la sua vera classe, peccato per un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per circa due mesi.

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A PESO D’ORO – In attacco Alexandre Lacazette è il giocatore di punta del club. Finalmente il ragazzo ha raggiunto il definitivo salto di qualità, passando dall’etichetta dell’eterna promessa a quella di top player, scrollandosi di dosso il paragone con Benzema. Lacazette ha sin qui realizzato 21 reti impreziosite da 7 assist, ed al suo fianco si sta mettendo in mostra Fekir, che spesso viene utilizzato anche sulla trequarti viste le difficoltà di Gourcuff e Grenier. Anche lui ennesimo prodotto proveniente dalle giovanili, classe ’93, numeri da campione e malizia del veterano, il trottolino mancino ama svariare su tutto il fronte d’attacco e con la sua grande tecnica riesce spesso ad essere pericoloso, saltare l’uomo con estrema facilità e mettere i propri compagni davanti alla porta. In questa stagione ha collezionato 9 reti e 8 assist, un bel bottino per un ragazzo di 21 anni. Su Fekir avrebbe messo gli occhi l’Arsenal, Arsene Wenger vorrebbe infatti aumentare la colonia francese dei Gunners ma come ben sappiamo Aulas è un osso duro e per meno di 30 milioni difficilmente farà partire questa nuova pepita.

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UN FUTURO RADIOSO – A differenza degli altri club francesi, il futuro del Lione non potrà che essere radioso visto che in rampa di lancio ci sono altri giovanissimi talenti che già in questa stagione stanno dando il loro contributo: in attacco Njie, camerunense che con la sua velocità è una spina nel fianco per le difese avversarie, può essere considerato un altro titolare viste le sue 21 presenze in questa stagione. Un suo gol contro il PSG aveva illuso i tifosi, prima del contestato pari di Ibrahimovic. Altri due jolly per il reparto offensivo sono Ghezzal (classe ’92) e Yattara (classe ’93). Soprattutto quest’ultimo ha già grandi estimatori tra i quali il ds della Roma Sabatini. Il futuro è affidato ai giovanissimi: Bahlouli (classe ’95) accostato in passato a Milan e Juventus, Benzia (classe ’94) il vero erede di Benzema e Cornet (classe ’96) preso nel gennaio scorso dal Metz per la somma 1,5 milioni di euro, un investimento che sicuramente porterà i suoi frutti visto che di lui in Francia si dice un gran bene.

SARANNO FAMOSI – Molti di questi ragazzi saranno protagonisti nel nuovo Stade de Lumières (in onore dei due fratelli inventori del cinema, nativi proprio nella città francese), progetto da 405 milioni che giungerà a compimento nel 2016 in vista degli Europei che si giocheranno proprio in Francia:  impianto da 58.000 posti costruito con l’intervento di capitali privati, questa struttura entrerà a far parte del “parco dell’OL” e comprenderà inoltre la futura sede del club, il centro d’allenamento, due hotel e uffici. Con uno stadio di proprietà e con questi giovanissimi talenti, chissà che il sogno di Aulas di vedere il Lione dominare in Europa come è successo per tanti anni in Francia, non possa diventare una splendida realtà.

 

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