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La squadra di Benitez gioca partite di altissimo livello, ma puntualmente non riesce a gestire il vantaggio acquisito. Al San Paolo è successo già tre volte: contro Palermo, Cagliari e ieri contro l’Inter.

PERSONALITA’ LIMITATA – La partita contro l’Inter ha palesato l’eterno problema che affligge gli azzurri. Per 70 minuti il Napoli ha giocato su ritmi altissimi andando a segno due volte con Hamsik e Higuain e sciupando, inoltre, tre palle gol limpide. Dopodiché è calato il buio: i giocatori di Benitez sono usciti mentalmente dal campo e l’Inter ne ha approfittato subito pareggiando i conti.  La gestione della partita dopo il doppio vantaggio, a quindici minuti dalla fine, è stata pessima. Alcuni giocatori sono apparsi in affanno e dovevano essere sostituiti, Mancini ha cambiato le carte in tavole passando al 4-2-3-1 e i padroni di casa non sono riusciti a frenare la riscossa neroazzurra. Tanti gli errori racchiusi in quel quarto d’ora fatale. Ad esempio Henrique, autore del fallo che ha causato il calcio di rigore decisivo per il pareggio finale, era in debito di ossigeno ed era chiaro a tutti che su quella fascia Santon era riuscito a trovare terreno fertile davanti ad un calciatore stanco anche per il poco impiego stagionale. Anche questa volta la squadra partenopea non è riuscita a gestire la partita con personalità, un errore che nel corso della stagione si è presentato più volte. Se la Roma rallenta a vista d’occhio, il Napoli continua a sprecare occasioni. Finora nessun giocatore è riuscito a prendersi le responsabilità necessarie per prendere palla, abbassare i ritmi e uscire dal pressing agguerrito delle squadre avversarie (quello che Pirlo o un Pizarro fanno con grande stile). E’ evidente che manca un giocatore del genere e che finora l’allenatore non sia riuscito a dare la giusta tranquillità ad una squadra che in vantaggio per 2-0 non riesce ad essere padrona del suo destino.

STANCHEZZA – Il Napoli ha giocato finora ben 40 partite e sicuramente un po’ di stanchezza subentra nei vari uomini. L’allenatore spagnolo cerca, di settimana in settimana, di gestire al meglio tutta la rosa facendo una scelta selettiva dei giocatori che devono scendere in campo tenendo sempre conto delle partite successive. Si è spesso detto che Benitez adoperi quasi in maniera scientifica ogni tipo di turnover durante la stagione e ogni tipo di sostituzione nel corso del match. La prima sostituzione arriva sempre al 60′, giusto per sottolineare come lo spagnolo abbia un approccio al calcio chiaro, preciso, schematico. Nonostante ciò i partenopei si trovano ancora a quattro punti dal secondo posto occupato da una Roma irriconoscibile, una lenta marcia che ha permesso a Lazio e Fiorentina di poter puntare al bottino pieno (decisivo in tal senso lo scontro diretto di questa sera). Ad un passo dalla finale di Coppa Italia e agli ottavi di Europa League, per la squadra partenopea tutto è ancora possibile. Gli obiettivi prefissati dalla società di De Laurentiis sono attualmente raggiungibili, ma sembra che a questa squadra manchi sempre “quella moneta di 10 cent per formare un euro”. Dopo due anni di Benitez, l’aspetto mentale dei giocatori risulta essere la grande lacuna di una squadra che aspira a diventare grande ma che fatica a compiere l’ultimo passo. Ci vuole tempo, capacità tecnico-tattica e dare la consapevolezza di essere abbastanza forte per raggiungere un livello superiore a quello precedente. Il processo di crescita è sempre in fase di evoluzione. Benitez ci sta provando.

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