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Lazio-Fiorentina, big-match della 26/a giornata di Serie A, è terminata 4-0, un risultato che va paradossalmente stretto alla banda di Pioli. Non c’è stata traccia di partita, la Lazio ha dominato dall’inizio alla fine, attaccando sin dalle prime battute e finendo in crescendo. È stata impressionate, inarrestabile e continua per tutta la gara, mettendo in mostra una condizione atletica invidiabile. Non un contrasto perso, non un errore di distrazione, mai in inferiorità numerica in quelle rare volte in cui la squadra di Montella è riuscita ad uscire dalla tana. Un dominio totale, costruito a centrocampo, dove Biglia e Cataldi hanno giganteggiato per tecnica e corsa, e nel reparto offensivo, incontenibile per ritmo, con Candreva e Felipe Anderson che hanno “spaccato” la partita con accelerazioni devastanti.

GOL A RAFFICA- La Lazio dell’ultimo periodo è una macchina pressoché perfetta, in grado di esaltare l’Olimpico come non succedeva da anni e di infilare quattro vittorie consecutive come nulla fosse, superando avversarie che sulla carta apparivano davvero toste. Prima della Fiorentina, sotto i colpi dei laziali erano cadute l’Udinese, battuta di misura in trasferta, il Palermo (sconfitto in rimonta) e il Sassuolo, travolto 3-0 a Reggio Emilia. Successi frutto del gran lavoro di Pioli, uno che alle parole preferisce i fatti, capace di mettere in piedi la squadra che attualmente gioca il miglior calcio d’Italia e segna a raffica: 47 centri sin qui, solo la Juve ha fatto meglio. Una media di quasi due gol a partita, la più alta dal 2001 ad oggi. Alla “festa” hanno partecipato sin qui in molti, con il capitano Mauri (imprescindibile) e bomber Klose a quota 8, l’infortunato Djordjevic a 7, il sorprendente Felipe Anderson a 6 con Parolo e l’uomo simbolo Candreva a 5. Una macchina da gol che le reti le costruisce da lontano (e ne prende poche, solo Juve e Roma ne hanno subite meno), impostando l’azione dalle retrovie e alzando i ritmi agevolmente grazie alla grande tecnica di cui dispongono i suoi uomini dalla cintola in su.

CILIEGINA CATALDI- Uno di questi è Daniele Cataldi, vent’anni e alla prima stagione in A. Prodotto del vivaio biancoceleste, grazie alla scorsa e brillante esperienza in prestito al Crotone il ragazzo è tornato alla casa madre ritagliandosi immediatamente un ruolo da protagonista. Un giocatore che la Lazio ce l’ha tatuata addosso: appena maggiorenne rifiutò di trasferirsi al Manchester City che gli proponeva un contratto a diversi zeri, rinnovando ai minimi federali con la sua squadra del cuore. Il rinnovo della scorsa estate fino al 2018 lascia pochi dubbi: Cataldi è destinato a diventare il capitan-futuro della Lazio. Un emozione che il centrocampista ha già provato ieri, a suggello di una serata da incorniciare. Con Mauri sostituito, la fascia sarebbe dovuta andare a Radu ma il romeno l’ha data al romano. “La fascia? Radu ha insistito, se non l’avessi accettata mi avrebbe menato”.

MARZIANI- La squadra plasmata dal tecnico ex Bologna, silenzioso e per questo spesso poco considerato, ha dunque ripreso il terzo posto agganciando il Napoli e ora è a -4 dalla Roma con il derby di ritorno ancora da giocare. I tifosi biancocelesti possono aprire gli occhi e accorgersi che non è un sogno: a giudicare dalle ultime giornate, rispetto alle sue avversarie in corsa per l’Europa, la squadra di Pioli sembra venuta da Marte.

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