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ranocchia

Siamo un po’ naif come difesa. Ci stiamo lavorando, commettiamo ancora troppi errori e a volte è il centrocampo a non coprire abbastanza“. Roberto Mancini, fotografa così l’attuale momento della retroguardia nerazzurra, sempre al centro di critiche e costantemente sotto pressione, che però a Napoli, nonostante le solite amnesie e alcuni svarioni, si è comunque ben comportata davanti a uno degli attacchi più forti dell’intera serie A.

Detto che gli errori sono ancora tanti e la strada da percorrere è ancora molto lunga, a colpire in positivo stavolta è stata la prestazione di Andrea Ranocchia, il capitano, per addetti ai lavori e tifosi il capro espiatorio dei mali dell’Inter. Lento, impacciato, molle e con poca personalità, addirittura indegno capitano del nuovo corso interista dopo gli addii di Zanetti e Cambiasso. Questi solo alcuni dei lusinghieri giudizi che il ragazzo ha dovuto subire in questi mesi, reagendo sempre da grande professionista, senza mollare e conquistandosi la fiducia di Mancini partita dopo partita. Per lui la gara di Napoli, rappresentava una sorta di prova del nove; proprio al San Paolo, poco più di un mese fa, il suo ultimo errore da matita blu che aveva consegnato alla squadra di Benitez il pass per le semifinali di Coppa Italia. Higuain aveva gentilmente ringraziato del regalo e spento i sogni di gloria di un’Inter che quella sera era riuscita a giocarsi la qualificazione fino alla fine al cospetto di un Napoli certamente più forte e rodato. Una macchia che rischiava di compromettere il suo rapporto con la tifoseria e anche con lo stesso allenatore, dalla quale però Ranocchia ha saputo ancora una volta ripartire con l’umiltà che lo contraddistingue.

Pochi riconoscono l’attaccamento alla maglia del difensore umbro, un’abnegazione che lo ha portato a stringere i denti in più di un’occasione, nonostante alcuni malanni fisici che lo limitavano. Non è un caso che, proprio dopo quella partita, Mancini abbia iniziato ad alternarlo con Vidic, che però non ha mai convinto. Inutile girare attorno, Ranocchia resta il difensore migliore a disposizione, è pur sempre il capitano, è un ragazzo dai sani principi, tornato su ottimi livelli proprio domenica sera al cospetto di fuoriclasse come Higuain e Hamsik. Promosso anche da Mancini (“per Ranocchia ha fatto una grande partita”), è sembrato nel complesso concentrato e reattivo, anche quando impazzava la tempesta napoletana. Il Mertens del primo tempo, quello che per capirci ha fatto ammattire Santon, si è visto sbarrare la strada verso la porta di Handanovic per due volte dallo stesso capitano interista. Evidentemente i problemi fisici che lo limitavano sono alle spalle, lo si è visto anche in tutte le occasioni in cui il Napoli ha cercato di innescare i propri attaccanti in profondità, approfittando del fatto che l’Inter si fosse gettata in avanti alla ricerca disperata del pari.

L’involuzione nel reparto arretrato nerazzurro sembra adesso riguardare tuttavia Juan Jesus, l’altro difensore centrale a fianco di Ranocchia nello schieramento a quattro. Il brasiliano, uccellato da Higuain, è apparso più nervoso e impreciso del solito, aprendo pericolosi buchi, che soltanto un grande Handanovic è riuscito a coprire. Il futuro dell’Inter, tutt’altro che definito, non può prescindere dalla conferma di Ranocchia in difesa; spesso ci si dimentica di come l’incertezza che regna sovrana ad Appiano Gentile, possa influenzare le prestazioni e il rendimento dei giocatori. Andrea Ranocchia è uno di quelli che in questi anni ha sofferto più di tutti i tanti avvicendamenti (in panchina e in campo), uscendo indenne da quella che assomiglia da sempre più a una centrifuga che a una club di prestigio. Rialzando le testa e riprendendosi la sua Inter proprio a Napoli, dove tutto sembrava finito.

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