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samuel

Due entrate alla sua maniera, due cartellini, un perentorio 4-0 con cui il Basilea è stato asfaltato dal Porto. Si è probabilmente chiusa così, l’esperienza in Champions League (e forse anche nelle competizioni europee) di Walter Samuel, trentaseienne difensore ex Roma e Inter, da questa stagione emigrato in Svizzera dopo la fine del suo contratto con il club nerazzurro.

Non esattamente la degna conclusione di una lunga storia, costellata di vittorie e successi, in questi tanti anni trascorsi in Europa, dall’esordio in maglia giallorossa, all’illusione di poter vincere la “decima” con la camiseta blanca del Real Madrid, fino allo storico Triplete nerazzurro con Mourinho in panchina, di cui Walter Samuel è stato assoluto protagonista. Una competizione da sempre agrodolce per “The Wall“, il muro, storico soprannome che l’ha accompagnato in tutti questi anni; solo nella stagione 2009/2010, è riuscito a dimostrare le sue qualità di difensore rude, ma tremendamente efficace, a tratti insuperabile, un muro vero e proprio per gli avversari. I tifosi interisti, ricorderanno ancora con la lacrime agli occhi, alcune delle sue proverbiali chiusure in quella splendida cavalcata, culminata con il successo di Madrid sul Bayern Monaco. Al termine della scorsa stagione, l’Inter ha deciso di non rinnovargli il contratto, anche per via dei guai fisici e degli infortuni sempre più frequenti che lo avevano limitato negli ultimi campionati in Italia; sembrava arrivato il momento di tornare in Argentina, per chiudere, magari con la maglia del Boca Juniors, una brillante carriera, e invece è arrivata la proposta del Basilea, club in forte ascesa.

Da sempre punto di partenza per tanti giovani in rampa di lancio, il club svizzero aveva scelto Samuel, proprio perchè potesse accompagnare e fare da chioccia ai talenti del vivaio, garantendogli comunque la possibilità di disputare la Champions League. C’è da dire che la parentesi svizzera, ha regalato ben poche soddisfazioni al vecchio “muro“, che tra infortuni e prestazioni non all’altezza della sua fama, non ha mai totalmente convinto. Già nel mirino di critica e tifosi, la pessima prestazione di ieri, non avrà di certo aiutato ad aumentare il suo scarso credito agli occhi dei detrattori; il Porto ha travolto il Basilea in ogni zona del campo, strameritando la qualificazione ai quarti di finale. Samuel aveva capito subito che sarebbe stata una serata difficile, cercando di mandare chiari messaggi agli avversari che imperversavano dalle sue parti; prima l’entrata killer sui piedi del povero Alex Sandro, poi la “vecchietta” che gli è costata l’inevitabile cartellino rosso, a partita chiusa. In Italia, sono tanti gli attaccanti che hanno assaggiato l’irruenza di Samuel, che spesso sin dai primi minuti di partita, era solito far intendere a modo suo che sarebbe stato meglio girare al largo dalla sua zona di competenza. Figlio della scuola argentina, è stato uno degli ultimi interpreti di un certo tipo di calcio, tutto “garra” e personalità, che non fa più parte delle caratteristiche dei difensori moderni.

Ai nostalgici, uno come Walter Samuel, mancherà parecchio, c’è da giurarci; agli attaccanti molto meno. Per anni un muro invalicabile, ieri ha palesato tutti i limiti che l’età avanzata gli impone; una battaglia persa amaramente, sarà stata davvero l’ultima?