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Bayern Munich vs Shakhtar Donetsk

Un calvario lunghissimo, giunto al termine, finalmente. La storia di Holger Badstuber, difensore del Bayern Monaco, è di quelle toccanti e che raccontano di come la perseveranza e la fede, il perseguire un obiettivo ostinatamente, a volte paghi. Anni difficili, fatti di diagnosi inequivocabili e sacrifici durissimi, per rivedere un giorno la luce in fondo al tunnel. Quel giorno, è arrivato ieri sera, quando il venticinquenne ex nazionale tedesco, è tornato ad essere protagonista con la maglia del club in cui era esploso, imponendosi alla ribalta, fino a diventare uno dei punti fermi della retroguardia bavarese.

Alla goleada con la quale il wunder Bayern di Pep Guardiola si è sbarazzato dei malcapitati ucraini dello Shakhtar Donetsk, ha infatti partecipato anche lui, tornato titolare dopo una serie incredibile di guai fisici che ne avevano addirittura quasi pregiudicato la carriera. Nell’estate del 2012, Badstuber aveva giocato un grande europeo con la maglia della Germania, in coppia con Mats Hummels, piegandosi soltanto davanti alla nostra nazionale; titolare inamovibile nel Bayern Monaco, squadra nella quale era cresciuto sin da ragazzino, battuto nella finale casalinga di Champions League dal Chelsea di Roberto Di Matteo. Centrale difensivo, all’occorrenza buon terzino sinistro a dispetto della struttura fisica, centrocampista centrale con compiti chiaramente di rottura in alcune occasioni; tutto questo lo aveva portato a ricoprire più ruoli all’interno della rosa a disposizione di Jupp Heynckes. Il 1 dicembre 2012 la sua vita cambiò in attimo e, per anni, non è stata più la stessa: rottura del legamento crociato del ginocchio destro, rimediata nel corso della sfida al Borussia Dortmund campione di Germania. Tutta l’Allianz Arena capì immediatamente la gravità dell’infortunio, trattenne il fiato per alcuni istanti e tributò un lungo e commovente applauso a quello che considerava uno dei suoi figli.

La stagione sembrava compromessa, ma Badstuber recuperò in tempo record, tanto da essere pronto già nel maggio 2013, alla vigilia della finale di Champions tutta tedesca contro gli eterni rivali del Borussia. Il cerchio era pronto a chiudersi, ma la sfortuna era ancora in agguato, inesorabilmente; in allenamento, la ricaduta, altri dieci di stop. Il nuovo infortunio, per qualcuno, avrebbe potuto mettere a serio rischio il prosieguo della carriera, certamente ad alti livelli. Il calvario al quale Badstuber è stato costretto, ricorda in molti aspetti, quello capitato al nostro Giuseppe Rossi; stesso guaio al ginocchio, stessa ricaduta al legamento già operato, stessa rieducazione svolta in Colorado alla ricerca della forma perduta e di una meritata rivincita. Tornato a disposizione di Guardiola in estate, durante il ritiro, le indicazioni sembravano essere confortanti, tanto che nelle prime gare stagionali aveva accumulato tre presenze consecutive. Ma il calvario non era finito, a settembre un nuovo lungo stop: stiramento del tendine della coscia destra. Ancora una volta, quando sembrava essersi finalmente lasciato alle spalle il periodo più difficile, ecco per Badstuber, l’ennesima dura prova di tenacia e sofferenza da affrontare.

Fino a ieri, quando sul cross di Rafinha, ha scaricato nella porta avversaria un colpo di testa carico di mille significati, realizzando quello che è soltanto il suo gol da professionista (il primo era datato dicembre 2009). Non la prima rete in assoluto dunque, ma certamente quella che restituisce a Holger Badstuber, la certezza di sentirsi di nuovo calciatore a tutti gli effetti dopo due anni e mezzo di infortuni senza fine. Guardiola e il Bayern sorridono, assieme a tutto il mondo del calcio, dove esistono ancora belle storie da raccontare, come questa.

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