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ancelotti

 

Carlo Ancelotti ha rilasciato un’intervista molto interessante ai microfoni di Gazzetta Tv durante il programma condotto da Paolo Condò. Molte le parole dell’attuale tecnico del Real Madrid che ha parlato di numerosi temi, dalla prima Champions ad un eventuale incarico alla guida della nazionale, passando per la finale di Istanbul del 2005.

La prima grande vittoria è stata la finale di Manchester del 2003. Prima avevo vinto il campionato a Reggio in B, un secondo a posto col Parma e i due con la Juve. Ma quel successo contro la Juventus è stato il viatico per quello che ho vinto dopo.  A livello personale, era pesante l’etichetta di eterno secondo. Sono ancora molto legato al Milan. Che ci fosse la Juve, in quella finale, è un dettaglio”.

Milan-Liverpool del 2005: A Istanbul avrei rifatto le stesse cose. La cosa più importante è che ho detto ai ragazzi che gli dovevamo dare il colpo di grazia, che erano inglesi. Che i primi 15 minuti sarebbero stati di fuoco e che loro ci credevano ancora. Penso di aver detto le cose giuste”.

Atene 2007: “Speravo fortemente che ci ricapitasse il Liverpool. Li volevamo, a tutti i costi. Avevamo visto la partita in ritiro e vedevo che tutti volevano questa rivincita. Perché, alla fine, credo che ci sia un destino. Non si può perdere una finale come l’abbiamo persa, e quella volta dovevamo vincerla. Un po’ come col Boca Juniors”.

Gerrard: “Ho avuto Alonso in squadra e ci abbiamo scherzato. Nutro un’ammirazione infinita per Gerrard, abbiamo provato a prenderlo al Milan, ma è stato impossibile”.

Albero di Natale: “Il Milan mi mise a disposizione una marea di trequartisti. Dovevamo giocare un calcio offensivo, come è nel DNA del Milan. Il primo alberello è quello di La Coruna, con Pirlo e Seedorf in mezzo e Rui Costa e Rivaldo dietro a Inzaghi. Ci fu un grande sacrificio di Seedorf in quel modulo. Il Deportivo giocava con due mediani e pensai di mandare i due trequartisti. Nella finale di Manchester, però, abbiamo giocato col rombo”.

Test atletici al Milan: “Sacchi non mi diceva a quanto andavo, ma lo avevo capito che Gullit e Van Basten andavano al doppio”.

Primo Milan di Sacchi: “Si giocava 4-3-3 con Gullit e Virdis larghi e Van Basten punta. In mezzo c’eravamo io, Bortolazzi e Evani. Quando nell’88 vinciamo lo scudetto a Napoli, Gullit parte dalla nostra difesa e parte. L’idea della sovrapposizione ce l’avevo, ma Ruud andava troppo forte e mi dissi: “Carlo, ma dove vai?””.

Mondiale del 1994: “E’ stata una grande esperienza, e vidi Sacchi che si faceva capire al volo da tutti. E’ stato bello essere il suo assistente”.

 Berlusconi: “La relazione più importante, per me, è quella con la squadra. Se non va bene con i giocatori, sei un uomo morto. Quello che io dico, e parlo in generale, un allenatore deve sentirsi tutelato dalla società”.

Nazionale italiana: “Un giorno mi piacerebbe. Ma sarà quando perderò la voglia di allenare tutti i giorni. Per ora mi piace allenare tutti i giorni. Chissà se nel 2018…“.

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