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benassi

Peccati di gioventù, errori veniali che a un ragazzo giovane possono essere concessi, perchè solo dagli errori si impara e si cresce, diventando grandi. Un tecnico abituato a lavorare con ragazzi vogliosi di costruirsi un grande avvenire, ai quali concede sempre fiducia e una seconda possibilità, un maestro di calcio che conosce alla perfezione le dinamiche dalle quali la maturazione di un calciatore non può prescindere. Marco Benassi e Gianpiero Ventura sono gli attori principali di questa storia, una bella favola, il cui lieto fine (almeno in Europa) non c’è stato, ma da cui ci sarà modo di trarre gli insegnamenti per migliorare e crescere, insieme.

Il Torino delle meraviglie allenato con maestria dall’allenatore genovese ha perso soltanto due delle ultime sedici gare disputate tra campionato e Europa League, e in entrambe le sconfitte il protagonista in negativo, è stato suo malgrado proprio il ventenne Marco Benassi, centrocampista modenese scuola Inter. Il 30 novembre 2014, a un passo dal termine del derby con la Juventus, un suo errore aveva regalato l’ultima possibilità ai bianconeri, con Pirlo a punire oltremodo l’ottima prestazione granata. Ieri a San Pietroburgo, due ammonizioni a distanza di pochi minuti, che hanno costretto il Toro a giocare in inferiorità numerica per il resto della gara, al cospetto di una delle squadre favorite per la vittoria finale. Due gravi ingenuità, alle quali alla lunga non è stato possibile sopperire; troppa la differenza in campo, la pressione dei russi si è fatta via via sempre più asfissiante, fiaccando la dignitosa resistenza dei ragazzi di Ventura. Un vero peccato per Benassi, che resta comunque tra le note più liete della stagione del Torino; partito un pò in sordina e certamente indietro nelle gerarchie stabilite, è stato capace di ritagliarsi un ruolo importante, fino a diventare uno dei titolari inamovibili della squadra.

Corsa, personalità, inserimenti, ma soprattutto la capacità di dare il necessario equilibrio in campo. Benassi ha conquistato tutti in poco tempo, superando la concorrenza di gente esperta come Nocerino e talentuosa come l’argentino Sanchez Mino, entrambi relegati al ruolo di comprimari e andati via nel mercato di gennaio. Tante presenze e due reti (contro Cesena e Udinese), a dimostrare una volta di più, la bontà dell’investimento operato in estate dalla società del presidente Cairo che ne detiene il cartellino a metà con l’Inter, dove difficilmente tornerà a fine stagione. A Torino ha trovato il giusto ambiente, la continuità che a un giovane ventenne non può e non deve mancare, la possibilità di sbagliare senza avvertire le pressioni dell’ambiente, perchè oggi in Italia è solo in questo modo che si diventa calciatori fatti e finiti, scegliendo realtà virtuose, dove l’unica cosa che veramente conta è crescere senza guardare necessariamente il risultato. Non ce ne vogliano i tifosi del Torino, società dalla grande storia e prestigioso passato, ma l’insegnamento fornito in questi anni da un tecnico come Gianpiero Ventura è qualcosa difficilmente riscontrabile altrove: credere nella valorizzazione e crescita di giovani talenti, investire risorse ed energie, dimostrare loro fiducia al di là di ogni situazione, è quanto di più sano e genuino questo sport possa offrire in un periodo simile.

Ecco perchè, le ingenuità di cui Benassi si è reso protagonista, non peseranno sul prosieguo della sua carriera ma rappresentano soltanto le tappe forzate all’interno del processo di crescita di un giovane calciatore di talento. A Torino, per fortuna, l’hanno capito; il solco è stato tracciato, ma la strada è ancora lunga.

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