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Disperso, in un mare di critiche e in’evoluzione tecnico-tattica che sembra non avere fine. Miralem Pjanic ha fatto perdere le sue tracce già da qualche tempo, e a pagarne le conseguenze è stata un pò tutta la Roma; i motivi che hanno portato il fuoriclasse bosniaco addirittura alle recenti esclusioni del suo allenatore, restano un vero mistero e non trovano una spiegazione plausibile. Nella primavera del 2010, aveva stregato il Santiago Bernabeu, realizzando a neanche vent’anni, la rete del pareggio con cui il Lione pose fine ai propositi di rimonta del Real Madrid; gli occhi di mezza Europa erano tutti per lui, talento precoce, già pronto per il grande salto.

Classe sopraffine, eleganza sublime, tecnica da campione, Pjanic sposò l’ambizioso progetto della Roma americana, scegliendo il campionato italiano per continuare a migliorare. Inamovibile nei piani di Luis Enrique, suo primo allenatore in Italia, riserva di lusso per Zdenek Zeman che spesso lo relegò in panchina; famosa ancora oggi, l’esultanza polemica del bosniaco all’indirizzo del boemo, dopo aver realizzato un gol (inutile) nel derby con la Lazio. Con l’avvento di Rudi Garcia è arrivato la definitiva investitura: il faro nel gioco che il tecnico tecnico francese aveva in mente di imporre, doveva essere lui. Nell’estate del 2013 era stato più volte vicino alla cessione, che avrebbe garantito non pochi milioni di euro alle casse del club giallorosso, ma il veto di Garcia fu determinante e ad essere ceduto fu Lamela, passato al Tottenham. Quella passata è stata senza dubbio la sua miglior stagione italiana, sempre da titolare e con 6 reti messe a segno; sembrava fosse finalmente giunto il momento di alzare l’asticella e provare a lottare per traguardi ambiziosi, ma i risultati raccontano di una squadra che si è smarrita sul più bello, coinvolgendo anche il suo giocatore di maggior classe. Difficile dire se sia stato Pjanic a soffrire il calo della Roma o viceversa, fatto sta che il pianista non ha più trovato modo di esibirsi con la classe a cui aveva abituato i tifosi giallorossi, deludendo senza attenuanti il pubblico che ne attendeva la consacrazione.

Un calo di forma repentino e inequivocabile il suo: involuto tecnicamente, svuotato fisicamente, quasi spaesato in più di una circostanza. Errori in serie, appoggi elementari sbagliati, un costante senso di insicurezza che mai aveva palesato in carriera; abituato a dare del tu alla palla, Pjanic ha via via smarrito brillantezza e lucidità, braccato dal pressing avversario, senza più ritrovare la luce. L’insistenza di Garcia, che resta comunque tra i suoi più strenui sostenitori, non è bastata a lasciarsi alle spalle il periodo complicato; anzi, se possibile, ha gravato la squadra già in difficoltà, di un ulteriore peso. Anche ieri sera nella gara di Firenze, subentrato all’infortunato De Rossi, Pjanic si è limitato a svolgere il compitino, spesso fuori dalle trame di gioco più interessanti offerte da una Roma di nuovo viva, nascondendosi invece di prendere per mano la squadra. Un atteggiamento non da lui, sempre più nel mirino di critica e tifosi, che lo indicano (a ragione) come una delle più grosse delusioni di una stagione partita con ben altre ambizioni.

Ritrovare il Pjanic perduto è la missione di Rudi Garcia, per blindare il secondo posto e cercare di arrivare in fondo in Europa, riscattando parzialmente quanto lasciato per strada da gennaio ad ora. Per il bosniaco è arrivato il momento di reagire e dimostrare chi è veramente; non basta sentirsi arrivati solo per aver conquistato il Bernabeu. Dov’è finito il talento del pianista Miralem? 

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