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Bojan Krkic – L’impatto che nel mondo del calcio ha avuto, sta avendo e continua ad avere la Masia, la straordinaria cantera del Barcellona, è di certo scintillante e decisivo, sia per le sorti del club in sé che per quelle del calcio spagnolo ed europeo. Sono svariati e fulgidi gli esempi di calciatori che, cresciuti in questo paradisiaco giardino dell’Eden, hanno consentito al Barcellona e a loro stessi di conquistare glorie personali e successi di squadra: Iniesta, Xavi, Fabregas, Puyol, Piqué e Messi sono solo alcuni dei nomi da scegliere in una vastissima rosa di piccoli ragazzini divenuti fuoriclasse. Purtroppo, anche nella più bella delle favole, non sempre è possibile avere un lieto fine. L’eccezione alla regola di questo contesto ultra vincente ha un nome ben preciso: Bojan Krkic.

Infanzia da predestinato

Bojan Krkic nasce nel comune catalano-spagnolo di Linyola, nel 1990. Sin da piccolissimo il Barcellona ne nota le qualità e non si fa scappare quello che potrebbe essere un futuro talentino. La forza del Barça è proprio quella di avere una grande organizzazione: i giocatori non si acquistano, ma vengono plasmati e cresciuti in casa, accompagnati nello sviluppo sia dal punto di vista sportivo che formativo. Bojan è figlio di Krkic Sr., giocatore serbo che darà i suoi servigi al Barcellona in virtù del suo ruolo di osservatore. Le qualità sembrano principesche: tiro, dribbling, controllo, cambio di passo. Bojan Krkic ha tutto e sin dalle giovanili inizia a spaccare il mondo. Numeri altissimi, i suoi, che lo hanno incoronato come miglior realizzatore della storia della Masia blaugrana e che lo proiettano quasi immediatamente in prima squadra. Così, nel 2007, Bojan ha la possibilità di giocare con i Grandi. La pressione, c’è da dirlo, è altissima: Krkic viene subito etichettato come nuovo Messi e al Barcellona credono di stare a posto per generazioni. Il programma, infatti, è molto semplice: come Messi ha sostituto Ronaldinho, Bojan sostituirà Messi. Impossibile che uno come lui non faccia la storia. Difatti, ad inizio stagione, Bojan scrive il suo nome negli annali divenendo (per molto tempo) il più giovane giocatore ad aver esordito in Champions League, oltre che il più giovane esordiente in Liga. Inoltre, batte il record di segnature di un esordiente in Liga (10), che precedentemente apparteneva ad un giocatorino non da poco chiamato Raul. Bojan sembra bruciare tutte le tappe e Rijkaard dimostra di avere fiducia estrema nelle sue qualità: Krkic è un patrimonio da preservare e coccolare, un ragazzo timido fuori dal campo ma che deve scatenare la bestia nel rettangolo di gioco. Complici anche i problemi fisici di Ronaldinho, Bojan trova molto spazio in squadra, spesso dal primo minuto. Arrivano i primi gol e le prime soddisfazioni: Bojan sembra essere l’ennesima stella nel firmamento del Camp Nou, un altro clamoroso talento da presentare al mondo intero. Ovviamente, Bojan non viene ignorato dalle Nazionali. Usiamo il plurale perché fa prima il suo esordio nella Catalogna e poi, dopo una lunga trafila di Nazionali giovanili, è la Spagna ad aggiudicarselo dopo una forsennata lotta contro la Serbia. La nazione è in festa: Bojan può essere il fuoriclasse che tutta la Spagna attendeva, colui che farà vincere Europeo e Mondiale alla Roja. E’ proprio in questo momento, però, che iniziano i primi guai.

La mancata consacrazione

Come rivelato poi tempo addietro, nonostante la volontà del C.T. Luis Aragones di portarlo ad Euro 2008, Bojan deciderà di non partecipare alla competizione per via di attacchi d’ansia e di una chinetosi. D’altronde, il tempo sarà galantuomo. Un giocatore come lui non passerà di certo inosservato. Sarà lui la Stella Polare. Gli schiaffi della realtà riporteranno tutti sulla terra e, a conti fatti, Bojan per la Spagna non giocherà mai. Un treno perso, forse, decisivo per la sua carriera. Avvisaglie di crisi si palesano già nel Barcellona: Rijkaard va via e al suo posto arriva Guardiola. Le idee tecnico-tattiche di quello che diventerà uno dei migliori allenatori del mondo prevedono una fase di riposo senza possesso e una gestione della sfera veloce ed esasperata. Concetti che, a quanto pare, Bojan sembra non assimilare in maniera impeccabile. Il Barcellona metterà a segno il Triplete ma Bojan in Liga e Champions League sarà poco utilizzato e poco decisivo. Si consola però con le ottime prestazioni in Copa del Rey, dove il suo impatto è decisivo anche nella finale contro il Bilbao. Un anno assolutamente non da buttare, ma non esaltante dal punto di vista personale. “Poco male”, avrà pensato Bojan, “mi rifarò l’anno prossimo”. D’altronde Henry non è eterno e il ticchettio dello scorrere del tempo inizia ad avvertirsi. E invece Krkic resta nell’ombra per due motivi (o meglio, per via di due calciatori): l’acquisto di Zlatan Ibrahimovic dall’Inter e l’esplosione fragorosa e inaspettata di Pedro, ala che guadagnerà a sorpresa la titolarità nella formazione blaugrana. La media reti ovviamente si abbassa e il ragazzo inizia ad avanzare i primi dubbi: vale la pena restare? Forse si. L’anno successivo è, dunque, ancora al Camp Nou: Bojan eredita la 9 di Ibra (andato via in fretta e furia per gli attriti con Guardiola) ed è pronto a sfruttare anche le cessione di Henry. Purtroppo per lui, Guardiola raramente si concede esperimenti e gli altri giocatori d’attacco sembrano garantire maggiore applicazione. Anche la stampa comincia a porsi le prime domande sul ragazzo: se è così bravo, perché non gioca titolare? Non facile farlo in un Barcellona del genere, forse il più forte della storia, ma se Bojan è il nuovo Messi allora perché non ha il suo stesso rendimento? A 21 anni, quindi, arriva il momento di traslocare: dopo 163 presenze e 41 reti con la maglia del Barcellona, Bojan decide di cambiare aria. Ad accoglierlo, un po’ a sorpresa, la Roma.

Bojan

Bojan in Serie A

Ovviamente, la cessione di Bojan è a titolo temporaneo: Zubizarreta ritiene sia meglio farlo giocare un po’ all’estero per evitare di farlo marcire in panchina. L’obiettivo del catalano è, ovviamente, quello di tornare al Barcellona più forte di prima e guadagnarsi, finalmente, un posto da titolare in pianta stabile. La Roma sembra la squadra giusta per rimettere il piede sull’acceleratore: il neo allenatore è Luis Enrique, gigante blaugrana che ha fatto grandi cose con la squadra B. Lo spagnolo è il centro del progetto della nuova Roma americana e Bojan risulta essere il fiore all’occhiello di una campagna acquisti apparentemente positiva. Le cose sembrano partire con la giusta marcia: Bojan è subito decisivo con 3 reti nelle prime giornate. Poi però, anche qui, i suoi limiti vengono fuori: oltre alla folta concorrenza composta da gente come Totti, Lamela, Osvaldo e Borini, Bojan è vittima anche di qualche acciacco fisico che non gli permette mai di allenarsi al meglio. La Roma, nonostante l’immenso potenziale in attacco, finisce addirittura 7a e a Bojan non viene rinnovato il prestito, nonostante i 7 gol segnati (da ricordare quello contro l’Inter all’Olimpico). Il vero problema, però, è un altro: il Barcellona non lo vuole più. Bojan vive in un limbo fino al 29 agosto del 2012. Poi, finalmente, arriva un’altra squadra desiderosa del suo talento fino a quel momento non totalmente espressa. Krkic non abbandonerà l’Italia: per lui c’è il Milan. I rossoneri gli danno la seconda chance in Serie A e, come segno di fiducia, fanno inserire una clausola nel contratto che prevede un riscatto del calciatore. Anche a San Siro, però, c’è aria di rinnovamento: il Milan non è di certo la corazzata di un tempo, soprattutto dopo le sofferte cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic. Bojan è chiamato a risollevare sé stesso e i rossoneri ma, ancora una volta, la sfortuna si abbatterà su di lui tramite exploit inatteso di un altro collega: prima Pedro, adesso Stephan El Shaarawy che, dopo poche partite, si guadagna il posto da titolare. Pazzini fa il suo, segnando 15 reti in stagione e, a gennaio, arriva pure Mario Balotelli che disputa i 6 mesi più belli della sua carriera da calciatore. Inoltre, il giocatore dimostra ancora una fragilità fisica notevole stando fuori per acciacchi vari, non riuscendo mai a trovare una condizione fisica ottimale. Ancora una volta, per Krkic non c’è scampo. E neanche riscatto. In tutti i sensi, perché il Milan fa ciao con la manina e lo rispedisce in Purgatorio. E’ il punto più basso della carriera? Forse. Forse no.

Bojan il giramondo

L’anno successivo Bojan, ormai considerato uno scarto dal Barcellona, viene ceduto ad un club dalla grande tradizione: l’Ajax. Pur essendo l’Eredivisie un campionato estremamente offensivo, il ragazzo delude ancora una volta: l’Ajax vince il campionato e lancia i bomber Sigthorsson e Klaassen, ma di lui si nota a stento l’ombra. 5 le reti e a fine anno addio scontato. Bojan non sa più cosa fare e dopo aver giocato in Spagna, Italia e Olanda prova il tutto per tutto nel campionato inglese: in Premier League lo accoglie lo Stoke City, il cui tecnico Mark Hughes lo aveva fortemente richiesto. Hughes è assolutamente convinto di poter rilanciare Bojan, facendone il perno della squadra. E le cose, a dir la verità, sembrano iniziare ad andare meglio: Bojan segna alcuni gol determinanti e appare sicuramente più in fiducia rispetto agli anni precedenti. Poi, la mazzata decisiva: in una gara di FA Cup si fa malissimo. La diagnosi è una condanna: rottura del legamento crociato sinistro. Quella che doveva essere la stagione della rinascita è già finita. Eccolo, il punto più basso della carriera. Poi una stagione discreta da 7 reti in 31 presenze e un buon inizio di 2016/2017, in cui segna tre reti in 9 presenze in Premier League. A gennaio un’altra avventura, l’ennesima per il giramondo catalano, il prestito al Mainz. La squadra che gli permette di stabilire almeno un record, lui che sembrava nato per distruggerli tutti: con la rete segnata al Bayern Monaco infatti, Bojan diventa il primo spagnolo a segnare nei principali 4 campionati europei.

3 Liga, 1 Copa del Rey, 2 Supercopa de Espana, 1 Eredivisie, 1 Johan Cruijff Schaal (Supercoppa d’Olanda), 2 Champions League, 1 Supercoppa Uefa, 1 Mondiale per Club, 1 Europeo Under 17 e 1 Europeo Under 21. Questo il ricchissimo palmares di Bojan Krkic. Che nessuno, però, ricorderà. Talento incompiuto quanto fragile e incompreso, Bojan sognava un ruolo da protagonista ma l’Oscar non è mai arrivato. E non arriverà. Complice un mix di infortuni ed eventi avversi, I Dolori Del Giovane Bojan continueranno a persistere. D’altronde è una regola non scritta del mondo del calcio: in fondo, il talento da solo non basta. E non è mai bastato. Neanche all’erede di Messi.

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