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Sono le 22:54 di giovedì 12 marzo, la Fiorentina esce dal Franchi di Firenze con un pari dall’andata di Europa League e qualche rammarico “nel sacco”. I Media e non si sono lanciati sulla possibilità che entrambe le squadre hanno avuto di vincere, il che è vero guardando alle tante occasioni maturate anche dalla Roma, è però indubbio come la squadra di Montella abbia dominato per un’oretta buona il match salvo poi farsi sorprendere, guarda un po’, proprio quando sembrava avere la partita in pugno, dopo il rigore parato da Neto, sulla decretazione del quale ci riserbiamo, come minimo, il beneficio del dubbio. Adesso ritorna la Serie A, con il Diavolo nel mirino, quel Milan di Inzaghi da sempre sul banco degli imputati eppure avversario da non denigrare e/o prendere alla leggera.

IL DIAVOLO E LA VIOLA Che il match non sia scritto oltre ad essere una realtà è proprio un riferimento da cui partire, il Milan non è di certo la formazione più in forma del momento del nostro calcio, stoppato nelle ultime uscite dalle veronesi, Chievo prima ed Hellas poi; eppure guai a pensare ad un incontro/scontro in discesa. I ricorsi storici, del resto, parlano chiaro, all’andata al Meazza fu pareggio, ma l’umore della truppa Inzaghi era un altro, soprattutto era un’altra Fiorentina, lo scorso anno poi proprio a Firenze i rossoneri riuscirono ad imporsi grazie a due piazzati di Balotelli, il primo risolto dal tocco vincente di Mexes, il secondo dalla maestria balistica dell’attuale Liverpool. Ora tutto sembra cambiato ma non è tanto vero, la Fiorentina rimane una “creatura” che vive di luce propria, attanagliata dalla sua stessa tecnica, croce e delizia di chi punta sempre all’offensività, mentre il Diavolo è sempre claudicante ma mai morto del tutto, il che rilancia in ottica big match il primo posticipo del lunedì di Serie A delle 19:00. Quello che manca alla viola al momento è la giusta lucidità nelle gambe e sottoporta e se per la seconda il rientro di Babacar, o la primavera di Ilicic, appare come la giusta panacea, per la prima toccherà invece aspettare la sosta o, perlomeno, che rientrino i pezzi grossi dall’infermeria (Gomez su tutti). Proprio la mancanza di ritmo potrebbe essere il “tallone d’Achille” della Fiorentina contro i rossoneri, dimostratisi in crisi durante l’attuale stagione quando pressati nel tentativo di costruire, mentre gli uomini di Inzaghi si sono affermati come buoni contropiedisti.

FIORENTINA ANTI MILAN Si riparte dalle certezze: Neto è semplicemente monumentale in questo momento, impossibile pensare ad una sua assenza. Difesa confermata a 4 con Richards e Pasqual sugli esterni, Savic e Gonzalo Rodriguez (ottimo match in EL per lui) al centro. Sulla linea mediana del campo si rivede Aquilani, al posto del claudicante Pizarro, con Borja Valero e Badelj a sostegno e pronti a dettare i tempi delle giocate, in avanti Diamanti e Salah sicuri del posto con Babacar che dovrebbe alternarsi con Ilicic (eventualmente Diamanti con lo sloveno arretrato). La Fiorentina dovrà mantenere il bandolo del gioco a metà campo, le assenze combinate di De Jong, Poli e Montolivo hanno impoverito la mediana dei rossoneri che saranno più inclini a spezzare il gioco per poi ripartire con i vari Menez, Honda e Destro. Giocheranno un ruolo fondamentale gli esterni bassi, Pasqual e Micah Richards saranno i veri “inneschi” gigliati con le loro sgroppate ma dovranno stare attenti ai relativi dirimpettai, Antonelli e Abate, due ottimi “corridori”. In attesa che Diamanti ritrovi se stesso, la Fiorentina dovrà giocarsela con calma e tranquillità, sulla falsa riga del match di Milano contro l’Inter, mantenendo alta la concentrazione soprattutto sulle palle inattive, situazioni ben studiate a Milanello.

 

Stefano Mastini

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