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Il giureconsulto della panchina. Linguaggio forbito, carattere spigoloso e quarant’anni di calcio alle spalle, sventolati sempre con orgoglio. Il dottore in legge, Francesco Paolo Specchia, comincia dalla serie D, con la Sessana, e finisce con la beretti del Portogruaro. Nel mezzo tanta gavetta in terza serie con fortune alterne. Il primo campionato vinto risale alla stagione 85-86, alla guida della Centese. I fantastici anni ottanta, regalano gloria al trainer di Trani: tre esoneri, tra Vicenza, Sassari e Barletta e un campionato iniziato e concluso con la Spal, condotta sapientemente verso un memorabile diciassettesimo posto. Prosegue sulla stessa scia nel corso del successivo decennio, fino al 96-97 quando, alla guida del Livorno, in seguito ad un pareggio casalingo col Pisa, viene messo alla porta, nonostante il primo posto in classifica.

Nel duemilauno si accasa a Castel di Sangro. E anche in Abruzzo, non mancarono le soddisfazioni e i colpi di genio. Uno su tutti, risalente a una domenica ormai lontana. Pare che la sua squadra, in quell’ocassione, alloggiasse in un ritiro pre-partita molto più “in quota” rispetto al campo dove la gara si sarebbe giocata. L’autista, andando al campo, viaggiava col piede sull’acceleratore, al che il Professore scattò in piedi e gli intimò di “rallentare”, per consentire ai calciatori di “acclimatarsi” gradualmente alla nuova altitudine. Il licenziamento nel sangue, una caratteristica endemica dell’allenatore che però non si dà per vinto: continua a lavorare ma solo per pochi mesi, per motivi oramai ovvi. Stagioni che consegnano alla storia la nascita della celeberrima media Specchia: pareggio in casa e puntuale sconfitta in trasferta. I prodromi a Benevento e le conferme a Nocera.  Il passo del gambero non aiuta e dunque, dopo una sfilza di “fallimenti tecnici”, arrivano sette lunghissimi anni di inattività.

Il risorgimento nel 2012-2013 quando, il polivalente Francesco Paolo, assume tre ruoli per la medesima società : responsabile del settore giovanile, direttore tecnico e allenatore della beretti. Il “tre per uno”, si conclude con le dimissioni. Merita un approfondimento la parentesi maremmana, alla guida del Grosseto: con i toscani vince il suo terzo campionato di C2 ma, anche stavolta, gli tocca lasciare. Viene richiamato la stagione seguente: tre partite e poi il nuovo esonero, decretato dal vulcanico Presidente Camilli.  La vendetta di Specchia, matura nel duemilasei, nel giorno dell’epifania: Il Napoli gioca in quel di Grosseto e tra gli spettatori illustri presenti in Tribuna, figura l’ottimo Francesco Paolo. Inevitabile l’incrocio con il vecchio Presidente, reo di averlo mandato via: volano parole grosse, l’ex dipendente reclama gli stipendi arretrati e solo l’intervento di alcuni presenti evita il contatto fisico. Oggi, l’indefesso Specchia, continua a dire la sua nei salottini tv delle emittenti campane. Ha messo nel mirino Benitez “incapace di dare un’organizzazione alla squadra”, “indifendibile, “presuntuoso”, “non adatto al calcio italiano”. E sull’ultima, non gli si può dar torto. E’ lo stesso calcio che fa di Specchia un genio incompreso.

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