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tessera del tifoso

postazione telecronaca

Minuto 83 di Fiorentina-Milan: Gonzalo Rodriguez insacca di testa un preciso traversone di Joaquin e porta il match sull’1-1. Adriano Galliani appare spaesato, quasi non sembra dare attenzione al gol appena subito. Questo perché l’Amministratore Delegato del Milan nota una scena alquanto grottesca: una “rissa” in piena regola tra colleghi Rai.

Procediamo con ordine: come detto, l’ex Villarreal mette dentro e il Franchi si esalta. Ad esaltarsi, a quanto pare, è anche Fabrizio Failla, storico giornalista e inviato Rai Sport che, forse non rendendosi conto di essere in cuffia, esordisce esultando sguaiatamente nel mezzo della telecronaca di Giuseppe Bisantis, giornalista di Radio Rai intervenuto per raccontare la rete. Da quel momento, il caos: Bisantis, infatti, inveisce pesantemente contro il collega, come d’altronde potete ascoltare nel video seguente:

A quanto si dice, i due giornalisti sarebbero addirittura venuti alle mani e solo l’intervento della Digos li avrebbe salvati da una figura ancora peggiore. I due colleghi, poi, si sarebbero riappacificati.

Tale episodio, che farebbe invidia ad un feud di wrestling e potrebbe entrare tranquillamente a far parte di un nostro Raw report, può e dev’essere preso sul serio. Mamma Rai colleziona l’ennesima brutta figura e i due giornalisti, a quanto pare, potrebbero essere puniti. Tralasciando le eventuali perplessità sulla professionalità di Failla e Bisantis (che non sta assolutamente a noi giudicare), l’avvenimento consente di aprire una parentesi abbastanza corposa riguardo il mondo della telecronaca e della radiocronaca. Un excursus forse necessario per cercare di comprendere quando l’acqua arriva alle ginocchia.

Il lavoro del telecronista è forse uno dei più belli nel mondo dello sport, dal punto di vista “passivo”: colui che racconta la gara è infatti strumento di fruizione per chi ascolta o guarda, soggetto ma al tempo stesso complemento oggetto, una sorta di “paladino” che, con preparazione e attenzione, ha il compito di immergere lo spettatore nello show del match. Ovvio che si parli sempre di essere umani: sentimenti ed emozioni sono alla base di questo splendido mestiere, qualità che ti consentono di inventare, svariare, plasmare. La vera bontà sta nel saper utilizzare queste sensazioni non per un tornaconto personale, ma come agnello sacrificale per la gara da seguire, bisognosa (specie nei momenti morti) di esser trascinata e resa meno noiosa. Ed è qui che entriamo a contatto con la sottile linea rossa: quando si può superare il limite? Si può realmente farlo? E, soprattutto, per quali motivi?

In tal senso, molto spesso la trovata dei telecronisti tifosi che vengono presentati dalle Pay Tv si è rivelata anche controproducente: una telecronaca eccessivamente di parte sovente annulla meriti degli avversari, abbonda di alibi e pecca di coerenza e uniformità. In tante altre occasioni, invece, molti telecronisti “generalisti” vengono ugualmente accusati (giustamente o meno) di parteggiare per una squadra o per un’altra, basandosi sostanzialmente sull’enfasi donata ad una specifica azione o ad un particolare episodio. Problema pericoloso, sui cui non si può e non si deve speculare: il lavoro del telecronista, in fondo, sta proprio nell’enfatizzare le situazioni di gioco, almeno secondo la new school. I tempi dei più pacati ma ugualmente ficcanti Ciotti, Ameri e Pizzul sembrano trascorsi: i ritmi sempre più trascinanti ed un calcio maggiormente rapido e veloce impongono anche maggiore coinvolgimento e con tono in aumento. E’ altrettanto possibile, ovviamente, che un telecronista si ritrovi, per lavoro, a dover commentare una gara della sua squadra del cuore. In tal caso, solo il buon senso può consentire una buona riuscita del compito. Ma la malafede risulta anacronistica ed eccessivamente dannosa. In ogni caso, allo spettatore la decisione di uno stile preferenziale. Il telecronista, però, ha il diritto e il dovere di non fossilizzarsi e di restare sempre creativo con l’unica arma a sua disposizione: la voce.

Il ragionamento genera un enorme punto di domanda: la telecronaca e la radiocronaca sono realmente necessarie? O, almeno per come vengono gestite e percepite in questo periodo storico, rappresentano solo l’ennesima inutile “bravata” commerciale? La sentenza arriverà dal tribunale degli appassionati: d’altronde, “vox populi, vox dei”. Evitando la rissa, s’intende!