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arda turan

 La Champions League è spettacolo, è grandi campioni, è giocate pazzesche, è reti memorabili…ma la Champions League è anche, e soprattutto, Atletico Madrid-Bayer Leverkusen.

La battaglia del Vicente Calderon, già ribattezzata come la più bella delle partite brutte, è stata per molti versi il contrario di quello che si attendano i milioni di tifosi di questa fantastica competizione. Un match disputato sul filo dell’equilibrio per i lunghi, estenuanti e drammatici 120 minuti, in cui i 22 in campo si sono sfidati uomo contro uomo in ogni cm del campo. La rete che ha impattato il match dell’andata è stata di Mario Suarez, un gol che non resterà sicuramente nella storia per la sua bellezza. Uno straccetto bagnato del centrocampista spagnolo, diventato imprendibile per Leno a causa della deviazione di Toprak. Ovviamente in un match “al contrario” come questo, l’autore del gol non ha assolutamente brillato, anzi, è stato in assoluto uno dei peggiori in campo. E quando tutti si aspettavano i colpi dei vari Griezmann, Turan, Son o Çalhanoğlu, la ribalta se l’è presa l’unico italiano in campo, che di mestiere però fa l’arbitro. La direzione di Nicola Rizzoli è stata assolutamente perfetta, e se il numero dei cartellini gialli supera quello dei tiri in porta non è certo per causa sua, anzi.

I rigori? Ancora più tesi e brutti dell’intera partita. Dei 10 calciati ben 5 sono stati falliti, 3 dei quali addirittura sparati in curva, fino a quello decisivo di Kiessling, arrivato quasi alla Fontana di Nettuno. Ma è a questo punto che la partita ha dato quel plus che l’ha resa migliore di altre, e per certi versi da esempio. Dopo esserle date di santa ragione, con gomitate, calci e punti di sutura, al termine dei calci di rigore, i giocatori e le loro rispettive panchine si sono sciolti in un lungo e profondo abbraccio. Niente soliti e isterici festeggiamenti post qualificazione da penalty, bensì grande scena di rispetto e fairplay, con i giocatori del Cholo Simeone che consolavano i ragazzi di Schmidt, ad un passo dalla grande impresa.

Il calcio dovrebbe prendere esempio dallo spettacolo “al contrario” offerto da Atletico-Leverkusen e farne un’icona sicuramente più onesta dei tanti spot creati ad arte, girati tra calciatori lautamente ricompensati, che poi una volta in campo faticano anche a stringersi la mano.

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