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seedorf inzaghi

L’avreste mai detto? Il Milan di Clarence Seedorf viaggiava a velocità molto più elevata della sgangherata squadra di oggi guidata da un Filippo Inzaghi in stato confusionale e bersagliato da più parti. Non ce ne voglia il buon Pippo ma i numeri sono impietosi e pochissimi sono i punti a difesa dell’ex tecnico della Primavera rossonera (ed in classifica). Conti alla mano se ci fosse ancora la media punti che ha contraddistinto il periodo il cui il pur contestato Seedorf ha presieduto la panchina del Milan in 19 partite di campionato (1,84 a gara) la squadra si troverebbe oggi a quota 49 punti, in piena zona Champions League al terzo posto in coabitazione con la Lazio.

NUMERI IMPIETOSI – Seedorf venne chiamato a gennaio a rilevare Massimiliano Allegri, un altro che si trovò sotto i bombardamenti della critica e di parte dei tifosi (con una media punti di 1,15 a match). Con Clarence il resoconto finale del Milan parla di 35 punti ottenuti, bottino che non fu sufficiente a guadagnare l’accesso alle coppe europee. Da qui il benservito all’olandese e la decisione di puntare ad occhi chiusi in maniera decisamente incauta e con troppo, troppo ottimismo da parte della dirigenza del Milan su Inzaghi, che di esperienza come allenatore rasentava (e probabilmente ancora oggi sfiora) lo zero. L’ex bomber piacentino 35 punti li ha raggranellati in 27 partite, ben otto in più rispetto a Seedorf, trovandosi inchiodato al decimo posto con uno score di 38 gol fatti (pochini) e 34 subiti (decisamente tanti).

OCCASIONE PERSA – Pesa in negativo poi il livellamento verso il basso dell’intero campionato, con la quota punti di seconda e terza in classifica che si è abbassata di molto: la Roma l’anno scorso a questo punto del campionato era in seconda posizione a 61 punti, il Napoli era terzo a 55 e delineava la zona Champions League: oggi i giallorossi sono sempre secondi ma a 50 punti e terza è la Lazio a 49. Mai come adesso la Champions sarebbe stata a portata di mano per un Milan in crisi di identità, di gioco e di tutto da diversi anni ormai.

PAGA UNO SOLTANTO – Analizzare i fattori di crisi della compagine rossonera porterebbe via un giorno intero, quel che è certo è che Inzaghi l’anno prossimo non sarà più l’allenatore e c’è la possibilità concreta che non possa nemmeno finire il campionato in corso nonostante fossimo praticamente ad aprile. La colpa però non è sua, o almeno non soltanto: è chi ha esposto Pippo ad un terribile rischio e ad una responsabilità troppo grande da sostenere ad aver sbagliato più di tutti, ed Inzaghi è destinato a fare la fine del caprio espiatorio per mascherare le evidenti colpe della società, proprio come accaduto al suo predecessore Seedorf.

 

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