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Brescia
Il chiarissimo pensiero dei tifosi del Brescia, stremati dalle continue incertezze legate al futuro della gloriosa società lombarda.

Arresti, perquisizioni, sfratti, mancati pagamenti, penalizzazioni in classifica. Il mondo del calcio è sempre più alla frutta e, dopo i fallimenti delle blasonate Siena e Padova (tanto per citarne due) degli scorsi mesi, si appresta a vivere un’altra estate calda. Oltre all’arcinoto caso-Parma, dai contorni sempre più stucchevoli, sono moltissime le società a forte rischio per la prossima stagione, anch’esse dai nomi altisonanti.

SERIE B- Due di esse militano in Serie B. La prima è il Brescia, poco più di dieci anni fa club di Roberto Baggio, Andrea Pirlo e Joseph Guardiola e ora in una situazione economica sempre più deficitaria. Proprio stasera le rondinelle conosceranno la decisone del Tribunale Federale Nazionale in merito al mancato deposito di una fidejussione da 800 mila euro nei termini stabiliti, con relativo pagamento degli emolumenti fino ad aprile 2014 per i propri tesserati. Il Tribunale si pronuncerà anche sul mancato pagamento delle ritenute Irpef e dei contributi Inps, infliggendo con ogni probabilità 3 punti di penalizzazione ai lombardi. La squadra di Calori dovrebbe quindi retrocedere a quota 30 punti in classifica, scendendo al penultimo posto della classifica cadetta con lo spettro del fallimento societario. Già nel luglio scorso, a causa dei molti dei molti debiti accumulati negli anni, la banca bergamasca UBI (principale sponsor e creditore del club) ha costretto lo storico presidente Gino Corioni a lasciare la presidenza della società. Da quel momento, però, nessuno ha suonato alla porta della Leonessa per saldare i debiti, ancora relativamente piccoli (secondo Andrea Sorrentino de La Repubblica, si aggirerebbero attorno ai 12 milioni di euro). Grazie anche all’impegno di alcuni famosi ex giocatori della squadra, come Andrea Pirlo e Daniele Bonera, sono stati raccolti i sopracitati 800mila euro necessari per l’iscrizione, ma a tutt’oggi manca una vera proprietà.

Non se la passa meglio il Varese, che da anni convive con penalizzazioni legate alle irregolarità finanziarie e ai ritardi nei pagamenti. Dopo fantasiosi voci che davano tale mister Shik, imprenditore pakistano della grande distribuzione a basso costo, vicino all’acquisizione della società, nei giorni scorsi l’intervento del nuovo presidente Pierpaolo Cassarà ha consentito il pagamento dell’Irpef e di evitare ulteriori penalizzazioni dopo il -3  di inizio stagione. La conferenza stampa del pittoresco numero uno del club lombardo (a cui va dato atto di aver temporaneamente tranquillizzato le acque) ha già fatto il giro del web e non lascia certo presagire un futuro roseo per una squadra già ultima in classifica e immaginiamo riluttante a credere a promesse così strampalate e confusionarie come quelle del nuovo timoniere della società lombarda.

LEGA PRO- Dalla B alla Lega Pro il passo è breve, soprattutto a livello di difficoltà economico-finanziarie. Anche nella terza serie nazionale sono tantissime le squadre a rischio bancarotta: si va dal Lecce (in massima serie appena tre anni fa), in cui il presidente Tesoro ha già dichiarato la sua volontà di cedere a costo zero una società stracolma di debiti, al Monza, dove le scellerate gestioni finanziarie degli ultimi anni hanno reso la situazione insostenibile. La nuova cordata capeggiata dal tristemente noto Paolo Di Stanislao non ha lesinato in promesse (“ci finanzia un iraniano di ricchissima famiglia”), ma il fallimento sembra inevitabile. Pessima la situazione anche di Barletta e Savoia, deferite dal procuratore federale e in attesa di una pesante penalizzazione, oltre che di una società seria. Se in Puglia le speranze sono legate al miraggio di un intervento esterno (nelle ultime ore prende quota l’ipotesi di una cordata capeggiata da Adelmo Berardo, ex consigliere regionale del Molise che già annovera nel curriculum il fallimento del Campobasso Calcio nel 2002), in Campania i tifosi hanno deciso di prendere di petto la situazione dando vita ad un ambizioso progetto di azionariato popolare partito sul web al nome di “Antica Passione”. Ispirandosi a quanto già accaduto in altre città (Arezzo, Taranto e Campobasso, tanto per citarne alcune), i tifosi mirano ad acquisire almeno il due per cento del capitale sociale in modo da eleggere un rappresentante dell’associazione in seno alla società, che vigili sulla sana e corretta gestione del Savoia. L’unica strada percorribile, ad avviso di chi scrive, per salvaguardare le società calcistiche dai beceri fini di faccendieri senza scrupoli che pullulano nelle categoria inferiori e contribuiscono a falsare interi tornei, come accade in Serie D dove le società in difficoltà economica sono forse più di quelle con i conti a posto.

Lorenzo Palmieri

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