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Juventus-Borussia Dortmund, StadiumWestfalenstadion andata e ritorno. Chissà cosa deve aver pensato Gianluigi Buffon al 68′, sguardo concentrato con quel ciuffo scapigliato quasi a rivendicare i bei tempi andati, intento com’è a rimettere in gioco il pallone dalla linea di fondo “Avanti così, qualificazione comunque vada” Chissà cosa deve aver pensato Allegri al 25′, Pogba recupera, spalla a spalla, cade, si contorce, infine la mano sulla coscia, sostituzione richiesta “Si passa a 3” Chissà allora cosa sia passato per la mente a Tevez rispettivamente al 3′ minuto e al 79′. Sensazioni inevitabilmente differenti, eppure reali, tangibili, quasi il filo abbia bisogno di tirarsi avanti di centimetro in centimetro, un conto a terminare portato avanti con diligenza.

I SOGNI In Italia non si sogna più da tempo, come se la nazione stessa non fosse capace di rigenerarsi alla luce dell’avvenire, i dati non fanno sorridere, Agoravox ci da “bassi” in tal senso, nel modo di pensare, sostanzialmente gli ultimi anni ci hanno resi tutti più apprensivi, a ragion veduta, eppure rendendo il quadro ancora più grigio. Il calcio non si esentato da tale disfatta, la crisi economica si è “mangiata” la mal gestione di alcuni club, gli stadi cadono a pezzi e il livore tattico è fomentato tanto da rallentare intere partite. La Juventus è il paradigma dell’Italia, miglior squadra del paese incapace, fino a ieri, di opporsi degnamente all’assedio delle straniere, come se fossimo già declassati, il ranking profondo rosso e via dicendo. Eppure proprio la Juventus regala ai suoi tifosi e all’Italia tutta un motivo nuovo per riprendersi e ridere ai primi soli di questo marzo primaverile, bastano tre acuti potenti, forti di quella freddezza che solo i bianconeri di un tempo erano soliti infliggere. Tre gol, ne più ne meno, anche se, forse, ne sarebbero bastati due, se non uno per piegare le residue forze di un Dortmund lontano parente del “Luna Park” ammirato in lungo e in largo in Europa. Un Tevez che fa addirittura scomodare Baggio (firmato Arrigo Sacchi) e che finisce per far diventare balbuziente un Corradi in piena analisi tattica.

ADESSO AVANTI Bisogna continuare così, pensando che questo fosse solo un match da cui uscire vittoriosi, in un modo o nell’altro, meglio con lo scarto di ieri sera, del resto vincere aiuta a vincere, vincere bene poi non ne parliamo. La Juventus si sta pian piano realizzando, assumendo quella caratura internazionale tanto voluta dalla dirigenza bianconera, ambita dai giocatori, bramata dai tifosi. Ah si, i tifosi, soprattutto loro, amanti devoti eppure critici della prima ora, ieri sera la gioia è stata tutta loro, pronti a seminare il panico, e le lacrime, prima dell’inizio del match, avvolti in una tensione perenne per la prima ora, stravolti, consumati nel finale. Ecco, delle due l’una, se è vero che la Juventus ha dimostrato di poter giocarsela in Champions League adesso anche i loro supporters devono metterselo in testa, non ripiegando sempre e solo sulla mera visione dell’orticello italiano, facendola finita con la storia della “maledizione delle coppe”, “chi è causa del suo male pianga se stesso” diceva il saggio, chi non fa niente per sottrarsi al proprio destino pianga tutto il resto. Come se non si dovesse, badare bene non “potesse”, andare oltre una scelte che non è chiara, incontro ad un sogno, alle volte. Ecco questo è il limite d’Italia e della Juventus, quello di non credere abbastanza ai sogni che fa.

Stefano Mastini

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