SHARE

allegri

Una rivincita silenziosa, fatta di tanto lavoro e poche parole, come sempre nel suo stile. Da ieri sera Massimiliano Allegri è entrato ufficialmente nel cuore dei tifosi juventini, al pari di Antonio Conte, suo predecessore sulla panchina dei campioni d’Italia. Il dibattito è più che mai aperto: qual’è la Juventus migliore? Quella vincente in Italia e timida in Europa dell’attuale ct azzurro, o quella sfrontata e dominante di Allegri?

Detto che i meriti di Conte nella rinascita bianconera degli ultimi anni sono evidenti e indiscutibili, bisogna ammettere che una Juventus come quella ammirata nella notte di Dortmund, i tifosi non la vedevano dai tempi di Marcello Lippi. Dopo il rumoroso divorzio da Conte, Allegri era stato accolto al suo arrivo a Vinovo da calci, sputi e insulti; la pesante eredità, da limite, si è trasformata nel suo punto di forza, per intraprendere un certo tipo di lavoro e gettare le basi della Juventus attuale. Qualcuno oggi dovrebbe chiedere scusa ad Allegri ma, si sa, nel calcio non c’è spazio per sentimenti e ripensamenti; lui, del resto, non ha mai accampato scuse, continuando nel solco tracciato dal suo predecessore e conquistando in poco tempo la fiducia del gruppo. Una condotta impeccabile, dentro e fuori del rettangolo di gioco, fino alla tanto attesa svolta europea. Vero, il Borussia Dortmund si è dimostrato avversario inferiore, palesando tutte le difficoltà emerse in una stagione complicata, ma il modo in cui la Juventus ha gestito e stravinto la partita, lascia poco spazio alle interpretazioni. Solida, matura e spietata, ha maltratto i gialloneri di Klopp, spaccando sin da subito il match e uccidendolo nel secondo tempo.

Il ghigno, quasi beffardo, del tecnico juventino sul pullman accanto a John Elkann e Andrea Agnelli, diceva tutto della soddisfazione (si spera non l’unica) di una stagione che potrebbe regalare gradite sorprese. I complimenti di Marotta nel dopo gara, non hanno modificato l’apparente low profile di Allegri, pronto a guardare avanti verso nuovi traguardi da conquistare, ora che il tabù europeo è stato sfatato. Un sorteggio clemente e benevolo potrebbe aprire la strada verso la semifinale, ma da ieri nell’ambiente juventino, c’è la consapevolezza di aver superato l’esame di maturità a pieni voti e potersela giocare con tutti, top club compresi. Questione di mentalità, quella che Antonio Conte non era evidentemente riuscito ad inculcare nei suoi uomini, la stessa che Allegri ha tirato fuori toccando le corde giuste e ottenendo il massimo da ogni elemento. Il Tevez abulico della scorsa stagione, ha lasciato spazio all’Apache che tutti conosciamo, tornando finalmente a fare la differenza in Europa dopo aver segnato valanghe di reti in campionato; un Tevez così, Conte non l’hai mai avuto e chissà che le responsabilità non siano anche un pò sue.

La lezione di praticità offerta da Allegri nel suo primo anno a Torino è sotto gli occhi di tutti, non contano le frasi a effetto in conferenza stampa, ma i risultati sul campo. Un tecnico anti divo, per questo sottovalutato, che ha stupito tutti senza montarsi la testa; alzi la mano chi pensava potesse fare meglio del suo predecessore, quando a luglio la dirigenza bianconera aveva deciso di puntare su di lui. Sognare adesso è possibile, magari scacciando il fantasma del Barcelona, immancabile bestia nera.

SHARE