SHARE

mou

Con l’eliminazione dell’Everton per mano della Dinamo Kiev negli ottavi di Europa League, il 5-2 a favore degli ucraini ieri ha ribaltato la vittoria degli inglesi nella gara d’andata per 2-1, nessuna rappresentativa di Sua Maestà si presenterà ai quarti di finale di una competizione continentale, prima volta dalla stagione 1992/93. Prima dei Toffees erano infatti cadute in Europa League ai sedicesimi di finale il Tottenham, eliminato dalla Fiorentina, ed il Liverpool, fatto fuori ai rigori dal Besiktas, mentre l’Hull City, qualificatosi in Europa League per essere stato finalista nella scorsa edizione di FA Cup, era stato addirittura eliminato ad agosto dai belgi del Lokeren, non certo una corazzata. In Champions destino comune agli ottavi per Chelsea, eliminato dal Psg, Manchester City, spazzato via dal Barcellona, ed Arsenal, incredibilmente fatto fuori dal Monaco, mentre il Liverpool non era neanche riuscito a passare i gironi, terzo dietro a Real Madrid e Basilea.

ATTENUANTI DA POCO I motivi di una debacle tanto fragorosa quanto in buona parte annunciata sono plurimi e cambia poco il fatto che la sorte in qualche misura ci abbia messo lo zampino, consegnando partite non facilissime a Chelsea, City e Tottenham.
E’ un’attenuante da poco anche il fatto che tre tra le più quotate squadre inglesi si trovassero quest’anno all’inizio di un ciclo; il Chelsea, dopo aver riportato a Stamford Bridge Mourinho la scorsa stagione, ha solo quest’anno riniziato a giocare un calcio interessante e, probabilmente, allo Special One ci vorrà ancora un’altra stagione per rendere la rosa matura e collaudata per arrivare alla fine di una competizione europea; il Liverpool quest’anno è sostanzialmente partito dall’anno zero e, solo recentemente, Rodgers è riuscito a far guarire i suoi da una crisi di identità provocata tanto dallo shock della passata stagione quanto dall’arrivo in estate di giocatori che hanno trovato difficoltà ad integrarsi tra loro; infine il Tottenham ha affidato solo all’inizio di questa stagione la squadra a Pochettino. Il manager argentino ha iniziato a plasmare la sua creatura anche con risultati interessanti ma, tuttavia, ci vorrà ancora del tempo prima che quella stupenda accozzaglia di figurine diventi una vera e propria squadra.

UN PROBLEMA GENERALE Per comprendere però cosa abbia contribuito al fallimento inglese in Europa bisogna allargare lo sguardo al sistema-calcio d’oltremanica, in questi ultimi anni in netta flessione. La prima considerazione da fare è che nonostante l’ingente mole di investimenti stranieri continui a portare in Premier un fior fiore di giocatori ciò tuttavia finisce per rappresentare un tallone d’achille se non gestito scientemente. Il caso del Manchester City è sicuramente esemplificativo a riguardo. Gli sceicchi hanno certamente il merito di aver costruito quasi dalle ceneri una squadra vincente in Premier ma, per arrivare ai medesimi risultati in Europa, c’è bisogno di ben altro. Il City del post-Mancini, affidato alle dubbie cure di Pellegrini, ha poche volte mostrato una vera e propria identità, quasi mai riuscendo ad affrontare le difficoltà da squadra. Nel momento del bisogno i Citizens si sono spesso e volentieri affidati ai propri assi, il Kun Aguero su tutti, e se ciò è risultato vincente in Premier certamente non è bastato in Europa. Il problema di questo calcio “d’importazione” si riversa, del resto, anche sulla nazionale dei Tre Leoni.  Destino simile a quello italiano in Inghilterra dunque: anche oltremanica alle giovani generazioni di calciatori inglesi non viene dato il tempo di sbagliare, preferendo spesso spendere sul mercato e accaparrarsi le gesta di un più navigato straniero.

SHARE