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Serie A, 28° giornata dell’annata 2014/15. Passa il tempo eppure non sembra. E’ il minuto 76 di MilanCagliari, i rossoneri si sono riportati  in vantaggio dopo aver subito il pari di Farias, la formazione di Inzaghi prova a gestire il match ma non senza qualche brivido, del resto chi non è più abituato a vincere e convincere non può di certo spiccare per doti quali personalità o caratura psicologica; ecco allora che Cerci viene atterrato al limite dell’area, l’ex granata e Atletico Madrid caracolla a terra all’interno del perimetro contrassegnato dalle linee bianche, l’arbitro Tagliavento indica il rigore, a nulla valgono le proteste dei sardi.

AFTER MATCH L’anticipo in notturna della 28° di Serie A Milan-Cagliari si chiude con un secco 3-1, ultimo fotogramma del match Menez che non sbaglia dal dischetto del rigore, dopo poco altro, anzi nulla. Anche perchè l’attenzione si è spostata tutta sull’errore arbitrale, quel fallo avvenuto almeno mezzo metro fuori l’area di rigore del Cagliari, considerato invece dalla “cinquina” arbitrale come se fosse successo al suo interno. In zona mista appare Abate, terzino in versione capitano, che cerca di parlare d’altro senza prendere in considerazione il fatto, poi però, richiamato all’ordine dai presenti nei vari studios esprime il suo pensiero, nel mentre passa Avelar dietro di lui e mostra la foto, reperita su Twitter, dell’errore arbitrale. Polemiche, chiacchiere, insomma quello che il giocatore del Cagliari voleva; del resto è giusto almeno lamentarsi per i rossoblu non fosse altro che per spostare l’attenzione su quell’evenienza là mascherando una situazione di classifica che si sta facendo davvero pesante per gli uomini di Zeman.

SINDROME ITALIANA Ci lamentiamo sempre eppure non cambiamo mai, quanta acqua è passata sotto i ponti? Quanti errori, o orrori che dir si voglia, arbitrali abbiamo visto in questi anni di Serie A e non? Tanti, troppi. Quanti di questi sono stati condannati? Praticamente tutti, studiati, smembrati, destinati ad autopsie roba da far impallidire CSI e il RIS. Poi cosa è successo? Nulla. L’eterna “gattopardata” in salsa italiana. Si parla di tecnologia, miglioramenti, e per inserire anche solo una triste bomboletta di spray si è dovuto aspettare che addirittura un Mondiale la sdoganasse; ci sorbiamo ogni santa domenica arbitri di porta che praticamente non comandano e non decidono nulla, eppure li vediamo lì, stare in piedi ai lati delle due porte, come l’alunno cattivo se ne sta in punizione dietro la lavagna, almeno un seggiolino potevano darglielo, invece no, “siamo sadici noi”. Ecco ora siamo davanti al solito interrogativo: moviola si, moviola no. Chissà allora quanto tempo dovremmo aspettare, discutendo nel merito, salvo poi vedere il nulla rimanere tale, forse sarebbe meglio dichiararlo subito, in modo da non “arrovellarci il cervello” sempre sulle medesime chiacchiere: “Gli errori ci sono punto e basta e non ci interessa evitarli”. Ecco, basterebbe dire questo per far “sbollire” la situazione.

 

Stefano Mastini