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Gentili ascoltatori buongiorno, eccoci puntuali all’appuntamento con tutto il calcio minuto per minuto. Oggi ci collegheremo con Torino per il racconto di Juventus-Genoa. E le altre? Hanno già dato, oppure giocheranno stasera, o magari domani, con comodo, perché devono smaltire le tossine accumulate in Europea, laddove le italiane continuano a trionfare. Poche ore possono fare la differenza, meglio posticipare per salvaguardare la salute dei giocatori, per preservare lo spettacolo. La pantomima, messa in atto dalla Lega, evidentemente presa per il collo dalle televisioni, ha raggiunto il suo più infimo livello la scorsa domenica quando, tra le gare in scaletta alle ore 15, figurava solamente il match tra bianconeri e grifoni. Successivamente, si sarebbero disputate sei gare in notturna mentre altri due incontri erano già stati organizzati per il sabato. Ufficialmente, come già accennato, lo stravolgimento sarebbe stato dettato dagli impegni in Europa League di Napoli, Roma, Fiorentina, Inter e Torino. Non si spiegherebbe, in ogni caso, la decisione di posticipare anche Lazio-Verona. E lo stesso anticipo (o posticipo?) tra Empoli e Sassuolo, fissato per le 12 e 30, avrebbe potuto ottenere una collocazione diversa, magari per arricchire un pacchetto già scarno. Evidentemente, però, la questione non interessa più di tanto, da tempo il pallone è stato svenduto a Sky e Mediaset che dettano la linea, organizzano la kermesse, dando la precedenza a fasce orarie e ad ascolti, con buona pace degli appassionati, di coloro che, tra qualche anno, dovranno industriarsi per trovare un nuovo passatempo domenicale.

Il calcio, oramai, segue direzioni diverse, si allontana dagli stadi e dal pubblico “reale” per abbracciare la sfera “virtuale”. Una scelta che inizialmente ha pagato in termini economici e sportivi ma che adesso comincia a dare preoccupanti segnali di cedimento: abbonati alle pay tv in leggero calo, oltre la metà delle squadre del massimo campionato indebitate fino al collo e prospettive di crescita molto ridotte, per questione che vanno decisamente oltre l’aspetto calcistico. Si va avanti, si naviga a vista, settimana dopo settimana, con  gli occhi bendati e il naso turato. E, nella falsa quiete di una tempesta già in atto, rischia di scomparire la domenica di cuoio.

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