Normalmen: Birkir Bjarnason, il faro islandese del Pescara

Normalmen: Birkir Bjarnason, il faro islandese del Pescara

Bjarnason

Normalmen, la nuova rubrica esclusiva di Mai Dire Calcio che vi porta alla scoperta di quei giocatori sotto traccia ma fondamentali per l’economia delle squadre di appartenenza. Perché l’impresa eccezionale è essere normali.

 

Nelle scorse settimane avevamo tessuto le lodi di giocatori un po’ sottovalutati dalla critica pallonara nostrana, come ad esempio Emil Hallfredsson o i centrocampisti “italiani” della Svezia. Oggi il nostro focus si concentra su un altro islandese, il primo della storia del Pescara: Birkir Bjarnason.

Dopo tanta gavetta nei club islandesi, il biondo centrocampista riesce finalmente a proporsi nel calcio che conta. Approdato all’ombra dell’Adriatico nel 2012, anno della storica promozione in Serie A dei Delfini, Bjarnason arriva in prestito dal club belga dello Standard Liegi. La squadra abruzzese risulterà veramente impreparata, nonostante alcuni giovani interessanti (come Perin, Capuano e Caprari) e retrocederà mestamente in Serie B. Bjarnason, però, se possibile differisce dagli altri per quanto concerne il rendimento sul campo da gioco. Fin dal primo momento, difatti, l’islandese mostra una spiccata propensione al sacrificio e al combattimento: schierato centrocampista centrale da Stroppa (e dai successivi tecnici passati sulla panchina del Pescara), Bjarnason riuscì a garantire un ottimo filtro nella zona mediana al quale univa, in alcune gare, un buon tempismo negli inserimenti d’attacco. Non a caso, il ragazzo segnerà due reti in Serie A nel suo primo anno italiano: una di testa, molto bella, al Napoli (peraltro al San Paolo), un’altra contro il Palermo al Barbera che varrà un punto ai suoi. Bjarnason è uno dei pochi giocatori a salvarsi durante quell’annata disastrosa: proprio per questo, la società decide di riscattarlo dallo Standard.

Mentalizzato sul Pescara, l’islandese gioca subito la prima di campionato in B. Poi, arriva a sorpresa l’offerta della Sampdoria: Bjarnason accetta e si ritrova a giocare per il secondo anno di fila in Serie A. Il nuovo club ha, ovviamente, un blasone differente. Ma la Samp fa molta fatica e lui vede raramente il campo sia nel periodo buio con Delio Rossi che nella rinascita firmata Sinisa Mihajlovic. In totale saranno 16 le presenze totali (di cui una da titolare nel Derby d’andata), condite da una rete in Coppa Italia. La situazione però sembra non volgere al meglio per la carriera di Bjarnason: la Sampdoria alle buste non fa un’offerta abbastanza alta e così il giocatore torna a Pescara. La Serie B potrebbe stargli stretta, ma Bjarnason reagisce alla grande e diventa il trascinatore della squadra.

In un team composto da diverse buone individualità e guidato da un allenatore ambizioso e coraggioso, Bjarnason risulta essere il faro che illumina la squadra biancazzurra: alle sue già appurate doti di interdizione, forza fisica e resistenza, il Nazionale islandese (che offre ottime prestazioni e gol anche con la maglia del suo Paese, basti pensare alla doppietta di pochi giorni fa al Kazakistan in un match di qualificazione ad Euro 2016) ha abbinato anche un’ottima crescita delle sue qualità tecniche che gli consentono di proporre imperiose doti di elevazione nel gioco aereo (qualità d’altronde già mostrate in zona offensiva) e una buonissima abilità di impostazione. La vera svolta è stata però la scelta del ruolo: Baroni lo propone come mezz’ala di un centrocampo a tre, di conseguenza a Bjarnason risulta molto più facile dare una mano in entrambe le fasi ed essere sempre e costantemente nel vivo del gioco. Non a caso, in questa stagione, le reti siglate sono aumentate in maniera esponenziale: in questo momento sono 6 e, tra resto del campionato e playoff, potrebbero aumentare fino alla doppia cifra.

La conclusione ricavata è più o meno scontata: Birkir Bjarnason rappresenta un lusso assoluto per la nostra Serie B. Che sia con il Pescara o con un altro club, il giocatore merita assolutamente una terza chance in Serie A. La sua raggiunta maturazione calcistica potrebbe seriamente imporlo tra i migliori centrocampisti di un campionato in cui i tuttofare ormai dominano e la tecnica, da sola, non ha più senso d’esistere. Un altro islandese che, in punta di piedi e senza far troppo rumore, sta riuscendo a conquistare l’Italia.