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gianluca_atzori_sampdoria

Allievo prediletto di Silvio Baldini. Un bigliettino da visita che spiega l’ascesa (?) e la caduta di Gianluca Atzori. Sì proprio lui, un tempo roccioso difensore di categoria (la B) e oggi allenatore d’insuccesso. In fondo è ancora giovane, avrà tempo e modo per rifarsi, prima o poi qualche Presidente gli affiderà una squadra, con l’intento di farla retrocedere, come insegna Borlotti, Presidente della Longobarda. Lui, però, non è Canà, almeno sotto il profilo caratteriale.  E’ un mite, uno che non si agita in panchina perché preferisce far parlare il campo. Quello stesso terreno di gioco che fino ad oggi non gli ha certo riservato pensieri dolci anzi, lo ha spesso preso in giro. Ha iniziato la sua brillante carriera sotto l’ala del succitato Silvio (prossimamente su questi schermi). Prima a Palermo, nei suoi ultimi trascorsi da calciatore poi a Parma, Lecce e Catania. Da vice, per imparare i trucchi del mestiere. L’esempio lampante di quanto possano incidere i “cattivi maestri”. E così, dopo essersi fatto le ossa alle spalle del burbero toscano ( e vien da chiedersi come abbiano fatto a lavorare insieme) decise di lanciarsi nell’avventura solitaria a Ravenna, laddove riuscì nell’impresa di portare i suoi ragazzi al terzo posto, prima di perdere la semifinale play off con il Padova. Un inizio incoraggiante, non c’è che dire, tanto da attirare il Catania, dunque il grande palcoscenico della serie A. Un doppio salto mortale con avvitamento. Chissà cosa sarà passato per la testa di Pulvirenti, forse deluso dall’addio di quel gran genio di Zenga (che nel frattempo attende ancora quella chiamata dall’Inter che non tarderà ad arrivare). La marcia, alla guida degli etnei, è trionfale: quindici partite e nove punti, chapeau. Azzerare e ripartire, ricominciando da Reggio e dunque dal campionato cadetto. Un buon sesto posto, la qualificazione ai play off e l’eliminazione per mano del Novara. Abbastanza per ritrovare una buona fetta di credibilità e per suscitare l’interesse di Pasquale Sensibile, direttore sportivo del momento, praticamente una meteora. I blucerchiati, freschi di retrocessione, individuarono il possibile “Salvatore” in Gianluca di Collepardo: ventidue punti in quindici partite, una tranquilla metà classifica in antitesi con gli obiettivi stagionali. Non è finita. La stagione seguente subentra a La Spezia, per prendere il posto di Michele Serena. Resiste per un mese e mezzo: cinque partite e quattro punti. Fatale la sconfitta per sei a zero con il Novara. Spesso, per ritrovarsi, occorre tornare alle origini, riassaporare sensazioni ormai cancellate dal tempo. Con l’entusiasmo di un ragazzino, accoglie la proposta della “sua” Reggina: prima viene sollevato dall’incarico, poi ritorna in sella al posto di Castori e infine viene nuovamente esonerato. Bene, bravo, bis!

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