Italia-Croazia del 2006 e l’abbuffata di volti nuovi: da possibile rinascita a inizio della fine

Italia-Croazia del 2006 e l’abbuffata di volti nuovi: da possibile rinascita a inizio della fine

Italia-Croazia

Dopo il trionfo del 2006, l’Italia non è mai stata in grado di rialzarsi ad alti livelli. Causa ed effetto? Basta tornare indietro, precisamente ad una calda serata d’agosto…

 

Estate 2006. Per le strade, nelle case, persino sugli spalti vuoti degli stadi: la sbornia per la conquista del Mondiale 2006 in faccia ai poco rispettosi tedeschi e ai cugini francesi è ancora presente, anche se parzialmente ridotta. Nonostante il trionfo, però, il calcio italiano vive un momento di grosso rinnovamento, più o meno forzato: Calciopoli ha praticamente modificato tutte le gerarchie degli anni avvenire, mandando la Juventus in B e ponendo le basi per i trionfi successivi dell’Inter di Mancini prima e di Mourinho. Anche la Nazionale sente odore di novità: al posto del dimissionario C.T. Marcello Lippi, che lascia giustamente da vincitore (salvo poi incautamente tornare nel 2010 e per andarsene nuovamente, stavolta da perdente) arriva l’ex tecnico di Livorno e Genoa Roberto Donadoni. La scelta fa storcere il naso un po’ a tutti: due volte esonerato, forse non possiede la necessaria esperienza per allenare una squadra Campione del Mondo in carica. Il progetto, però, deve partire da un giovane e dunque gli va data una chance. Il primo test ufficiale della nuova Italia si svolge a Ferragosto: a Livorno sfidiamo la Croazia, che in Germania era stata eliminata nella fase a gironi. Un test che, a conti fatti, finirà per segnare un’epoca.

La Croazia è una squadra composta da un mix di veterani e giovani. In particolare, si inizia a parlare un gran bene di questo Luka Modric, giovane centrocampista dal piedino abbastanza caldo. Si dice possa diventare un campione. Per quanto concerne gli Azzurri, invece, è vera e propria rivoluzione: Donadoni, anche per esigenze di calendario, è costretto a chiamare calciatori (quasi) mai utilizzati in Nazionale, moltissimi all’esordio assoluto. Qualora non ricordaste la nostra formazione di partenza, provvediamo a rinfrescarvi la memoria: in porta Amelia, vincitore del Mondiale da terzo portiere e promessa mai del tutto mantenuta. Linea difensiva a 4 con Zenoni, Terlizzi, Falcone e un inedito Chiellini terzino sinistro di inizio carriera. Centrocampo a 3 con Gennaro Delvecchio e Ambrosini mezz’ali difensive, impreziosito dal regista Fabio Liverani. Rocchi-Lucarelli-Esposito era invece il terzetto offensivo. Subentranti e panchinari: Roma, Gamberini, Gobbi, Palombo, Semioli, Pasqual, Morrone, Zauri, Di Natale, Di Michele, Caracciolo. La tempistica del giorno attuale potrebbe scatenare speculazioni, ma ve lo assicuriamo: non è un pesce d’aprile.

I risultati di quell’amichevole furono disastrosi, soprattutto in prospettiva futura: l’Italia perse 0-2 (Eduardo Da Silva, Modric) subendo per tutto il primo tempo e prendendo due reti al limite del ridicolo. In cornice, uno stadio che si preoccupava più della politica che del calcio (livornesi e croati hanno sempre posseduto ideali differenti in tal senso). Il tutto a pochi giorni dai primi due impegni di qualificazione ad Euro 2008, nei quali l’Italia raccolse 1 punto in 2 partite contro la Lituania al San Paolo (1-1) e in Francia (3-1 per i transalpini). Quello che poteva essere l’abbozzo di una nuova era, si trasformò nell’inizio della fine: l’Italia manifestò la sua incapacità di rinnovamento e di rielaborazione. Donadoni, già inesperto di suo, non poté contare sull’appoggio della Federazione e su garanzie tecniche di un movimento che, in effetti, aveva toccato l’apice proprio un mese prima e che risultava indiscutibilmente in declino. Di quell’Italia, che agli Europei fu eliminata ai rigori dalla Spagna nei Quarti di Finale, fu privato poi proprio il tecnico. Tutto ciò si ripercuote ancora adesso: dal trionfo del 2006, infatti, la nostra Nazionale ha collezionato solo figuracce in competizioni ufficiali, senza più vincere un trofeo. Dei giocatori convocati in quella particolare gara, pochissimi poi manterranno la Nazionale in maniera stabile (Chiellini, Di Natale, Ambrosini, Roma e Pasqual le eccezioni, anche se con tempistiche diverse). Quel ko non fu solo un’amichevole persa, ma una sconfitta per tutto il movimento calcistico italiano. Il vero problema è come, ancora oggi, si faccia tanta fatica a capirlo. Ma questa, forse, è un’altra storia.