Perché è più bello fare il tifoso in Germania che in Italia

Perché è più bello fare il tifoso in Germania che in Italia

striscioni di merda

Gli ultimi dati relativi alla media presenza dei tifosi italiani allo stadio parlano di un calo sempre più desolante. La Serie A sta conoscendo un declino sempre più vistoso ed inarrestabile da attribuire a tanti fattori. Mettiamoci nei panni di un supporter tipico di casa nostra e poniamoci delle domande: andremmo mai allo stadio per vedere un big match? Si, se ne vale la pena, e saremmo pronti a sobbarcarci nella maggior parte dei casi un bel pò di sacrifici in serie pur di essere sugli spalti: per esempio partire con molte ore di anticipo, anche se abitiamo nelle vicinanze dell’impianto, o avere la consapevolezza di fruire di servizi poco all’altezza e di avere non molte comodità a disposizione.

MEGLIO STARSENE A CASA – Di contro le televisioni offrono ormai copertura totale verso qualsiasi avvenimento calcistico ed i comfort offerti dal proprio ambiente domestico non li ritrovi certo andando a vedere una partita dal vivo. Il tifoso fa giustamente anche una comparazione tra i prezzi delle eventuali opzioni, in un momento di recessione ancora molto forte come quello attuale, in più a demotivarlo ci si mettono gli scandali continui che scuotono il movimento calcistico con una regolarità disarmante, generando nei più disaffezione e sentimenti anche più contrastanti. All’estero ovviamente non è così: prendiamo come punto di riferimento la Bundesliga: in Germania il calcio ha conosciuto una impennata fantastica negli ultimi dieci anni. Da quelle parti hanno saputo coniugare la crescita tecnica e quella “civile” offrendo stadi confortevoli ed una politica di prezzi inerente abbonamenti e tagliandi atta a riempire gli impianti.

CRESCERE E FARLO BENE – Complice il Mondiale del 2006 il modello tedesco può trarre vantaggio da stadi moderni e da altre infrastrutture nuove, facendo da traino alla nascita continua di questo fenomeno: in Bundesliga non c’è società che non disponga di uno stadio di primo livello e soprattutto di sua proprietà, cosa che genera introiti slegati da terzi soggetti come ad esempio le televisioni, le quali invece in Italia governano il pallone e possono sindacare su ogni cosa che non vada loro a genio, visto che rappresentano la principale fonte di guadagno per i club di Serie A. In Germania insomma si è creato l’ambiente ideale per accogliere le famiglie, con le partite di campionato che hanno come contorno intrattenimenti vari e sicurezza. In più con chi “sgarra” si usa il pugno duro: non mancano infatti anche lì episodi controversi ma i responsabili vengono puniti con la radiazione a vita dagli impianti ed altri provvedimenti molto severi. Guardando alla convenienza economica poi risulta decisamente più vantaggioso essere un tifoso in Germania che in Italia: un abbonamento lì costa in media 225 euro, mentre un singolo biglietto si assesta sui 12,5 euro e tutto questo fa da cassa di risonanza anche per il supporto ben gradito di sponsor e pubblicità varie: tutti gli stadi portano infatti la denominazione di un importante partner commerciale, ed è così da anni, mentre il valore della Bundesliga in termini di diritti tv cresce di stagione in stagione.

GIOCARE A PORTE CHIUSE – Gli stadi della Bundesliga sono anche più piccoli in genere, con una capienza media di circa 43mila spettatori: in Serie A invece siamo a 21.850, con un ulteriore calo del 7% fatto registrare negli ultimi tre mesi: se le cose andassero come dovrebbero in Italia ci dovrebbero essere almeno 60.000 tifosi a gremire gli spalti, ma così non è. Abbiamo stadi vecchi, con amministratori sia dei club che locali incapaci di innovare e soprattutto ci ritroviamo sempre impantanati in una giungla burocratica. Fare le cose come si deve è impossibile, ma anche i tifosi ci mettono molto del loro: la differenza è in cultura e mentalità. In Germania puoi giungere allo stadio anche 5 minuti prima dell’inizio della gara, da noi è necessario spostarsi ore prima. E poi c’è un campanilismo esasperato al massimo: tante, troppe rivalità accentuate da aspetti molto spesso estranei al calcio, si dà troppo potere agli ultras e non si fa niente per impedire che gli stessi arrivino allo stadio o nascondano nei pressi dello stesso spranghe e pistole. Solo da noi ci sono cori razzisti e discriminatori, solo da noi si chiudono le curve o si gioca a porte chiuse. Non si ragiona da sportivi, non si va allo stadio per fare il tifoso e pesano anche gli aspetti legati al tenore di vita. Morale della favola: chi glielo fa fare ad una persona perbene di andare allo stadio?