Napoli, l’imprevedibile sconvolge la scientificità di Rafa. Aprile decisivo per il futuro

Claudio Cafarelli
02/04/2015

Napoli, l’imprevedibile sconvolge la scientificità di Rafa. Aprile decisivo per il futuro

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Dopo ormai sette mesi appare chiaro come il Napoli di questa stagione abbia deluso sotto il profilo della continuità e dell’intensità. Il gioco espresso nella scorsa stagione faceva ben sperare per il futuro, ma un po’ il calciomercato e un po’ la condizione fisica di alcuni giocatori hanno portato Rafa Benitez a cercare l’equilibrio tanto desiderato con soluzioni differenti rispetto a quanto visto nell’annata pre Mondiali. Sono tanti gli elementi che non hanno rispettato le attese: da Albiol a Mertens passando per Inler, Callejon e Jorginho. Il difensore spagnolo ha pagato probabilmente la disfatta delle Furie rosse in Brasile, sia sul piano fisico che mentale. Ritornato in tutta fretta per i preliminari di Champions, l’ex Real Madrid ha dovuto fare i conti con un’altra scottante eliminazione nel giro di due mesi e ha alternato prestazioni esemplari a grossi cali di concentrazione, sintomo di una condizione psico-fisica non eccelsa. Anche Mertens ed Inler sono reduci dal Mondiale e anche loro hanno pagato durante la stagione i numerosi impegni della squadra e la preparazione pre campionato complicata dalle due partite contro il Bilbao. Soprattutto il belga è apparso un po’ troppo nervoso ed è stato condannato dalla voglia di strafare, mentre lo svizzero dopo mesi di oblio pare essersi ripreso, ma entrambi hanno dimostrato di essere poco costanti nell’arco dell’intera stagione. Una situazione da analizzare per il futuro. A questi fanno si aggiungono Jorginho e Callejon, anche loro in difficoltà e divenuti veri e propri casi stagionali.

CON UNA BIG E’ DIVERSO – A gennaio 2014 con l’arrivo di Jorginho, subito impiegato e ritenuto per certi versi titolare indiscusso, il centrocampo aveva portato brio e vitalità alla squadra anche grazie al buon rendimento di Gokhan Inler impiegato quasi sempre in coppia con l’italo brasiliano. Sicuri dello stato di forma dei due, consci dei rifiuti di Kramer e Gonalons, in estate il centrocampo azzurro è stato ricostruito con l’inserimento di Gargano e David Lopez che hanno sostituito di fatto Behrami e Dzemaili, e che inizialmente erano ritenuti più valide alternative che veri e propri titolari. La coppia svizzero-brasiliana era ben collaudata e Jorginho era finalmente quel regista che da tanti anni mancava alla squadra: queste le premesse per la nuova stagione, ma purtroppo qualcosa è andato storto. Sia lo svizzero che l’ex Hellas hanno zoppicato per l’intera stagione, venendo meno nei momenti decisivi, ma se il discorso Mondiale ha influenzato le prestazioni dello svizzero, appare inspiegabile l’involuzione di Jorginho, ritenuto da tanti il vero colpo da 90 del Napoli. Il classe 91 ha mostrato una condizione fisica precaria e soprattutto grandi difficoltà ad integrarsi nel centrocampo a due, nonostante lo splendido rendimento tra gennaio e maggio 2014. Difficile capire cosa sia successo al regista, probabilmente ha pagato il passaggio in una big con sei mesi di ritardo. E’ venuto meno l’entusiasmo dei primi mesi, quella straordinaria forza mentale che ti spinge a dimostrare le proprie qualità e raddoppia i tuoi sforzi. Senza dimenticare il triplo sforzo che si richiede una volta approdato in una big. Nell’Hellas si andava alla ricerca di una tranquilla salvezza, mentre nel Napoli si lotta su tre fronti e l’imperativo è sempre e costantemente vincere.

LA MANCANZA DI INSIGNE – Discorso diverso per José Maria Callejon. Otto gol nelle prime dieci partite di campionato (l’ultimo proprio contro la Roma, prossimo avversario degli azzurri), una mancata convocazione in Nazionale da cancellare sul campo e la voglia di respingere le voci di calciomercato che lo volevano lontano da Napoli. Lo spagnolo era carico per la nuova stagione nonostante l’eliminazione ai preliminari di Champions League ma ad un tratto qualcosa si è inceppato. Il calo evidente di Callejon, sopratutto in termini di gol, è stato netto e coincide con l’infortunio di Lorenzo Insigne, l’unico in grado di premiare i suoi continui tagli in profondità. Basta osservare un’intera partita del Napoli per capire come l’ex Real Madrid continui a cercare lo spazio giusto per infilare le difese avversarie ma il più delle volte i suoi sforzi non vengono premiati. L’anno scorso ci pensava Inler in prima battuta, poi Jorginho e infine Insigne a lanciare la freccia spagnola mentre quest’anno la scarsa forma dei due e l’infortunio del napoletano hanno cancellato ogni possibilità di “dialogo”. Impossibile chiedere a Gargano e David Lopez un lavoro del genere, non è nelle loro corde. Da tempo l’ex Real Madrid è così costretto a ritagliarsi uno spazio non idoneo alle sue caratteristiche e questo senso di smarrimento incide anche sulla sua freddezza, tanto che nelle pochissime occasioni capitate ha fallito clamorosamente, in netta contrapposizione con quanto dimostrato lo scorso anno.

TURNOVER – E allora cosa fare? Questo insieme di fattori ha scombussolato la guida tecnica. Il piano di Rafa Benitez ha perso certezze nel corso della stagione, tante le delusioni e poche le correzioni effettuate. Da un tecnico metodico e scientifico è difficile aspettarsi innovazioni o alternative differenti al copione steso durante una lunga carriera di successi. Per certi versi anche la Roma con lo stesso che ha travolto Garcia, ha vissuto un problema simile. Il francese è ancorato al suo credo calcistico e si è smarrito dopo la partenza di Gervinho per la Coppa d’Africa. Inoltre la filosofia di Benitez  ha sempre dato grande considerazione al turnover e alla necessità di lottare su tre fronti, cosa che il Napoli sta facendo nonostante tutte le difficoltà ed elemento fondamentale per dare alla rosa la giusta mentalità vincente. Qualche errore c’è stato anche da parte del tecnico spagnolo, troppo legato al suo calcio e poco propenso a cambiare nonostante i tanti segnali. Lo spagnolo ha puntato su Gabbiadini sperando nel recupero dei tanti elementi persi per strada, snobbando eventuali elementi da inserire in rosa, è apparso decisivo nelle coppe e non nei match di campionato e ha insistito su alcuni giocatori che probabilmente andavano messi da parte, sconfessando il rigido turnover.

Pecche, errori di valutazioni e  dettagli di una stagione che nonostante tutto è ancora apertissima. Sabato contro la Roma, con tutti gli effettivi a disposizione, una sfida da non fallire per ritornare ad una vittoria che manca in campionato dal 23 febbraio e per iniziare al meglio un aprile di fuoco: dopo la Roma, mercoledì 8 aprile Napoli-Lazio, semifinale di ritorno di Coppa Italia poi Napoli-Fiorentina il 12 aprile, altra partita fondamentale per la rincorsa alla seconda (o terza) piazza, e l’andata dei quarti di Europa League con il Wolfsburg il 16 aprile in Germania.