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Oliveira

Nuovo appuntamento con Stelle Cadenti: stavolta parliamo del brasiliano Ricardo Oliveira, acquistato dal Milan per ovviare alla cessione di Shevchenko e cacciato via nell’anonimato più totale.

Estate 2006: il Milan e il calcio italiano devono rassegnarsi all’addio (che poi sarebbe diventato arrivederci) di Andriy Shevchenko. I capricci della moglie del calciatore ucraino (e forse anche i suoi) lo portano lontano da San Siro, precisamente a Stamford Bridge, casa del Chelsea di Roman Abramovich. Galliani deve così sfruttare l’ingegno e spendere almeno parte dei soldi ricavati dalla cessione dell’ex Pallone d’Oro per trovarne il sostituto. Nella parte terminale del mercato, il Condor piazza quello che appare come l’ennesimo colpo: porta a Milanello un ragazzo brasiliano, forse non eccessivamente prolifico ma con la stoffa del campione. Ancora oggi qualcuno si ricorderà, a Milano, di Ricardo Oliveira. Di certo, però, non per quanto fatto in campo.

Ricardo Oliveira, classe 1980 da San Paolo, inizia a farsi un nome sin dalle giovanili della Portuguesa. Esordirà nel 1999 tra i professionisti proprio nel club paulista, con il quale segnerà 23 gol in 46 partite. Oliveira non sembra avere grandissime doti tecniche, ma possiede comunque una discreta abilità nel colpo di testa e degli scatti in velocità di gran livello. Finisce inevitabilmente nel mirino dei top team brasiliani: ad aggiudicarselo sarà il Santos, che lo acquista nel 2002. Il rendimento di Oliveira si alza ancora: nel 2003 è capocannoniere della Copa Libertadores con 9 reti (ex aequo con Marcelo Delgado), anche se in campionato segnerà solo 4 reti. La stagione al Peixe, però, è un primo assaggio di consacrazione. Il Vecchio Continente è sempre stato avido di talenti carioca e neanche Oliveira saprà resistere alle lusinghe europee. Così, l’attaccante si trasferisce in Spagna, al Valencia: la Liga sembra il campionato ideale per riuscire ad aumentare la sua fame di gol e di vittorie. I primi arrivano comunque con moderazione (saranno 8), mentre i secondi abbondano: alla prima stagione in Europa, infatti, Oliveira vince Liga e Coppa Uefa con i Taronges. Nonostante i trionfi, Oliveira non si merita la riconferma al Mestalla. Viene ceduto al Betis Siviglia, ed è proprio qui che il suo talento finalmente darà segni tangibili di vera vita: nella prima stagione il brasiliano segna la bellezza di 22 gol in 37 partite, risultando il miglior marcatore della squadra (3° nella classifica Pichichi dietro Forlan ed Eto’o), portandola al 4° posto in campionato e vincendo la Copa del Rey. L’annata magica si chiude con la vittoria della Copa America con il Brasile (in Nazionale vincerà anche la Confederations Cup del 2005). Insomma, sembra che niente e nessuno possa fermare Ricardo Oliveira, ormai lanciato verso le stelle. I sorrisi però si trasformano in dramma nella stagione successiva, dove si materializzano il “qualcosa” e il “qualcuno”: in un contrasto con il difensore Blues Ricardo Carvalho durante una gara di Champions League, Oliveira subisce un gravissimo infortunio al ginocchio che lo tiene fuori dal campo praticamente per la quasi totalità della stagione, facendogli perdere il Mondiale del 2006. Nel mezzo, ci scappa anche un fugace prestito al San Paolo: l’attaccante contribuisce alla conquista della Finale di Copa Libertadores, ma non potrà giocarla per via di termini prestabiliti con gli spagnoli.

Oliveira
Oliveira ai tempi del Milan, con Clarence Seedorf di fianco

Da questo nascerà, probabilmente, un astio con il club biancoverde: Oliveira viene infatti multato per aver partecipato in ritardo al ritiro precampionato, proprio poiché avrebbe voluto giocare la partita. Il rapporto con il Betis si incrina irrimediabilmente ed il giocatore cerca la cessione. L’anno successivo, in suo aiuto arriva il Milan, come detto: Galliani, memore della stagione da sogno disputata anni prima, se ne innamora e lo individua come l’erede ideale di Sheva. La trattativa non è semplice e si risolverà soltanto a fine agosto: al Betis andranno 17 milioni di euro e il cartellino di un’altra straordinaria meteora rossonera, Johann Vogel (uno dei tanti colpiti dalla maledizione de “il nuovo Pirlo”). Inoltre, proprio il giocatore sarà nuovamente multato dagli spagnoli prima del trasferimento per aver fatto le visite mediche con il Milan senza autorizzazione. In Italia il calciatore è relativamente sconosciuto: d’altronde, però, lo era anche Shevchenko. Le premesse per far bene sembrano esserci e, difatti, Oliveira parte col botto: alla prima partita di campionato, contro la Lazio, segna il gol decisivo svettando di testa su calcio d’angolo. Galliani gongola in tribuna e i tifosi rossoneri appaiono più speranzosi: questo brasiliano un po’ atipico potrebbe davvero far breccia nei loro cuori. O forse no? In effetti, le sensazioni iniziali si rivelano errate: pur giocando abbastanza spesso nella prima parte di stagione, Oliveira non sembra essere in grado di garantire le necessità precedentemente promesse e pronosticate. Ancelotti gli dà una chance (anche per via della cifra spesa), ma pian piano lo accantona in luogo del modulo ad albero di Natale (e a fine stagione avrà ragione lui, dato che vincerà la Champions League). In totale, saranno 30 le presenze con soli 5 gol segnati, di cui 2 in Coppa Italia sempre contro la Lazio (gli altri 2 in campionato arrivarono contro Udinese e Siena). Così come era iniziata, l’avventura italiana di Ricardo Oliveira termina dopo appena un annetto: il Milan non ha più bisogno di lui. Da erede di Shevchenko a pacco da piazzare. Non il massimo.

A questo punto della storia, però, si verifica una strana situazione: a differenza di molte altre Stelle Cadenti osservate nella nostra rubrica, Ricardo Oliveira compie un inaspettato colpo di reni e migliora di botto il suo rendimento. Dopo il Milan per lui c’è di nuovo la Liga, precisamente il Real Saragoza: Oliveira, arrivato per appena 2 milioni di euro in prestito con il riscatto fissato ad 11 milioni, segna addirittura 18 gol. Purtroppo per lui, stavolta la prestazione personale non fa il paio con i trionfi di squadra e arriva la retrocessione in Liga Adelante. Non tutti i mali vengono per nuocere, però: il Saragoza esercita l’opzione di riscatto e il Milan si libera del suo pesante cartellino, quasi una brutta figura in anni di campioni e gloria. In seguito, Oliveira diventa un giramondo: ritorno al Betis Siviglia, poi esperienza in Asia all’Al Jazira e all’Al Wasl (con i quali vincerà svariati trofei). Attualmente, il 34enne Oliveira è in trattative per tornare a giocare con il Santos, club che lo impose ormai 13 anni or sono. Un nuovo inizio non è improbabile. Di sicuro, però, non sotto gli occhi dei riflettori.

Nonostante una carriera condita da moltissime vittorie, Ricardo Oliveira è sempre rimasto nell’anonimato: paradossalmente ha vissuto i momenti migliori della carriera dopo il suo allontanamento da Milano, che però ne ha di fatto inibito l’esplosione a livello mondiale. Una grandissima occasione persa per un calciatore che, a coppe e trionfi, non è mai stato in grado di abbinare un rendimento costante e di altissima scala.

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