Qualcuno salvi Balotelli, anonimo italiano d’oltremanica

Qualcuno salvi Balotelli, anonimo italiano d’oltremanica

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Alla carriera di Mario Balotelli, mancava soltanto il presunto ammutinamento. Il Liverpool ha perso malamente il match di sabato scorso in Premier League con l’Arsenal di Arsène Wenger, ma a fare rumore è stato l’assenza dalla lista dei convocati di SuperMario. A quanti si chiedevano dove fosse finito e il perché non avesse preso parte alla partita, Brendan Rodgers ha risposto in maniera sibillina nel dopo gara, lasciando intendere in maniera neanche troppo velata, che fosse accaduto qualcosa di poco chiaro. La versione del manager dei Reds, ed evidentemente del club, è che a fermare Balotelli sia stato “un colpetto al ginocchio”; una botta dunque, ma quanto grave?

Pare non molto, almeno per lo staff medico del club inglese. Parecchio dolorosa per Balotelli che si è immediatamente tirato fuori dalla contesa, nonostante il parere contrario di chi lo aveva visitato. Una situazione ai limiti del paradossale, come spesso accade quando di mezzo c’è l’ex giocatore di Inter, City e Milan, che ha fatto pensare a un vero e proprio ammutinamento nei riguardi della sorti del Liverpool. Non bastavano i mille problemi derivanti da una stagione deludente e anonima, in cui quello che era considerato il miglior talento del calcio italiano ha palesato tutti i problemi caratteriali e di personalità che gli appartengono, andando a segno soltanto in quattro occasioni e scivolando ben presto tra le riserve. Lontano da un paese, come il nostro, che non l’ho mai capito e l’ha sempre responsabilizzato oltremodo, credeva di ritrovare un po’ di serenità e voglia di giocare a calcio, ma in lui sembra essersi spenta la luce, la voglia di migliorare, di maturare definitivamente e diventare ciò che tutti, fin da giovanissimo, gli hanno sempre prospettato. Liverpool sembrava il posto giusto, e invece si sta rivelando il punto più basso di una carriera ancora giovane ma profondamente segnata dai suoi continui fallimenti, alti e bassi che non ne faranno mai un top player. Scatenato fuori dal campo, dove è ormai da anni un’icona del gossip e della moda, pare aver perso di vista l’aspetto agonistico e sportivo, perdendo anche la Nazionale e la considerazione di addetti ai lavori e tifosi.

Non bastano prestazioni e giocate estemporanee, nemmeno gesti di solidarietà nei confronti dei meno fortunati; un calciatore deve essere giudicato per ciò che riesce a esprimere sul terreno di gioco e in questo particolare fondamentale, uno come Balotelli, sta mancando da anni. Dotato di un talento sopra la media che in tanti hanno provato a valorizzare e mantenere a certi livelli, con scarsi risultati; questione di testa, ambizioni, motivazioni. Non è l’ambiente, né l’avversione di certi giornalisti, ad aver condizionato l’ascesa di un ragazzo come tanti, a cui madre Natura ha concesso doti superiori che andrebbero sfruttate a dovere e non disperse per strada. Pretendere da Balotelli il massimo, è un dovere per quanti amano questo sport e hanno a cuore i grandi talenti, potenziali fuoriclasse, simboli di interi movimenti calcistici. Come il nostro, profondamente in crisi, che per qualche tempo avevamo creduto potesse affidarsi al ragazzo dalla faccia pulita, ma dal carattere bizzoso, che tanto piace alle nuove generazioni.

Un mix letale, croce e delizia, un eterno dilemma. Balotelli l’enigmista, che anche a Liverpool hanno presto imparato a conoscere e criticare: malato immaginario nel giorno che precedeva la Pasqua, di nuovo in campo per l’allenamento, il giorno dopo la disfatta dell’Emirates. Rogders, che mercoledì si gioca la stagione nel replay di FA Cup sul campo del Blackburn, ha smesso di cercare di capirci qualcosa, o forse aveva già capito tutto. Nemmeno la Regina salverà Balotelli, purtroppo.