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Spalletti

Davanti a tutti gli altri, in una corsa appassionante, con in palio un trofeo che vale un pezzo di carriera: la panchina del Napoli. In pole position Luciano Spalletti, pronto a tornare in sella dopo la felice esperienza russa, accompagnata da una coppa nazionale, una supercoppa e due campionati. Il matrimonio potrebbe celebrarsi a stretto giro di posta: Benitez è vicino all’addio e l’allenatore toscano non aspetta altro che tornare in Italia, per riprendere quel discorso lasciato a metà con la Roma, con quello scudetto solamente sfiorato. Uomo di carattere, spigoloso e permaloso, tatticamente preparato come pochi:  4-2-3-1, squadra corta e raccolta, possesso palla bello da vedere ma soprattutto efficace. Questo l’ultimo Spalletti italiano che seppe si incantare, prima di farsi travolgere dalla crisi societaria che da li a qualche tempo avrebbe costretto la famiglia Sensi a cedere la proprietà agli americani. Il lato tecnico, in ogni caso, non è in discussione, così come il profilo, sicuramente all’altezza. I punti a favore sono diversi: l’entusiasmo, la voglia di cimentarsi in un’esperienza stimolante e avvincente, il desiderio di tornare “nel giro”, dopo oltre un anno d’inattività. E il lavoro già svolto da Benitez, comunque vicino al suo stile di gioco, potrebbe certamente agevolarlo. Il resto spetterà alla società che dovrà andare a costruire una squadra su misura per l’allenatore, dogmatico e poco camaleontico. Si potrebbero quindi palesare (paradossalmente) gli stessi problemi già incontrati con il trainer spagnolo che non ha mai avuto la possibilità, durante il biennio napoletano, di esprimere il suo calcio, proprio a causa delle lacune enormi presenti dalla cintola in giù. E con una Champions sempre più lontana, sarà difficile presentarsi sul mercato con argomenti validi. Questione di soldi, certo, ma anche di appeal, altrettanto decisivo per convincere un determinato target di calciatori. Il Napoli, se le cose dovessero andar male, sarà costretto a rivisitare il progetto, a sondare nuovi terreni e ad abbandonare le carissime botteghe spagnole. E chi si farebbe carico di un compito così gravoso? Benitez, dalla sua, aveva (ed ha) una consolidata esperienza da manager che gli ha consentito di lavorare a stretto contatto con Bigon e di intervenire personalmente nelle trattative per convincere i suoi “eletti” a raggiungerlo a Napoli. L’ottimo Spalletti, invero, è stato sempre accompagnato da direttori sportivi e generali di un certo spessore, dunque assolutamente “autonomi” sul mercato. Affidare tutto nelle mani del mite Bigon, sarebbe quantomeno rischioso, non certo per una questione di professionalità o competenza. Sarebbe opportuno, in assenza di un allenatore manager, affiancargli un direttore generale “importante”, per conferire maggiore spessore alla società. E lo stesso Spalletti, lavorerebbe con una bella dose di tranquillità in più, potendosi dedicare unicamente al campo. La rivoluzione tecnica, dunque, dovrebbe viaggiare di pari passo con quella societaria. Ecco perché De Laurentiis farà ancora di tutto per riconfermare il “parafulmine” Benitez.

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