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Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il Milan. Filippo Inzaghi ha rivisitato la celebre massima di Archimede, ripartendo dalle poche certezze d’inizio stagione, mettendo da parte le utopie, prendendo coscienza dei limiti e dei pregi della squadra. Ha impiegato un bel po’ di tempo, ha patito le pene dell’inferno ed è stato a un passo dall’esonero. Nel momento di maggiore difficoltà, ha rispolverato quella grinta che sembrava essersi sopita dopo il grande entusiasmo estivo, immediatamente frenato dai risultati scadenti maturati nella prima parte della stagione. Adesso, Pippo, sembra aver trovato la quadratura del cerchio, affidando le fortune del suo undici a Menez, improbabile e imprevedibile capocannoniere del torneo. Lui la guida, il leader tecnico di una formazione con poche stelle ma con tanta volontà. Sembrava essersi scollato tutto e invece, i rossoneri, hanno saputo ricompattarsi, fino ad arrivare alle soglie dell’Europa, con tanti saluti ai cugini nerazzurri, indietro di tre lunghezze, nonostante il roboante mercato di gennaio.

Da una parte le pretese di Mancini, subito assecondate e dall’altra le scarse risorse del diavolo che a gennaio ha dovuto industriarsi non poco per correggere gli innumerevoli difetti di una rosa costruita male. E, eccezion fatta per Antonelli, il mercato non ha regalato all’allenatore gli uomini giusti per il salto di qualità: l’oggetto misterioso Bocchetti, il corrucciato Destro, centravanti con le polveri bagnate e l’attempato Paletta che fa quel che può (ma spesso non basta). Danni sopra danni, con il baratro sempre più vicino. Tutto scritto, anzi no.

Le buone nuove, sono arrivate nel corso del girone di ritorno. Tre sole sconfitte: a Roma con La Lazio e a Torino con la Juve e a Firenze. E le ultime due settimane, hanno regalato un bottino pienissimo, con risvolti decisamente interessanti sulla classifica. Ha trovato il primo gol Cerci, si è confermato Menez, ha retto il centrocampo mentre la difesa ha denunciato i soliti limiti endemici. Quanto basta, però, per avvicinare una corazzata come quella guidata da Benitez, ferma al sesto posto, con appena sei punti di vantaggio. Ultima opzione (in attesa di conoscere le due squadre che si contenderanno la coppa Italia) per raggiungere l’Europa. E questo Milan ha il dovere di provarci. Saranno fondamentali i prossimi due impegni: prima la Samp a San Siro e poi il derby. In centottanta minuti, il diavolo si giocherà il suo futuro. Quello di Inzaghi, in fondo, è già segnato ma forse questa è un’altra storia.

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