Maldini a Gazzetta tv: “Maradona grande avversario, rimpiango i Mondiali non vinti”

Maldini a Gazzetta tv: “Maradona grande avversario, rimpiango i Mondiali non vinti”

paolo maldini

Ospite di Condò Confidential, programma di Gazzetta tv, l’ex bandiera del Milan Paolo Maldini ha parlato della sua carriera e di quanto fatto sui campi da gioco nel corso degli anni vissuti in rossonero e in Nazionale.

 

Paolo Maldini è rimasto, inevitabilmente, nel cuore dei tifosi del Milan. Molti per lui invocano un ruolo in società, tanti altri rimpiangono le sue prestazioni in campo come leader difensivo in questi tempi di magra. Maldini, intanto, si gode la pensione e parla di sé stesso a Condò Confidential. Ecco tutte le parole dell’ex capitano del Milan: “Quando sono arrivato in prima squadra al Milan, ho preso ad esempio le persone silenziose che si notavano in campo, come Franco Baresi. Ora sono cambiati i tempi: una volta non c’erano le tv in camera, era più facile cementare un gruppo, si stava di più insieme. Ultimamente si punta poco sulla tradizione e sul vero valore del Milan. Sui campetti della periferia sentivo le voci dei papà della squadra avversaria, non mi piaceva e per me era uno stimolo. Poi ho trovato mio padre più volte nel corso della mia carriera. Sono stato molto fortunato nella tempistica degli allenatori che ho avuto. Liedholm mi ha fatto aspettare un po’ prima di farmi esordire: mi ha dato tranquillità, diceva che il calcio era un gioco. Poi ho avuto Capello in Primavera ed era perfetto perché insegnava cose da professionisti. Sacchi mi ha insegnato tantissimo e, nel momento migliore della mia carriera, ho riavuto Capello che mi ha detto semplicemente di giocare da grande giocatore. Zaccheroni mi ha dato un input a livello fisico, ha fatto sì che cambiassimo rispetto al passato e infine Ancelotti, il meglio per me a quell’età. Il 2002-03 era la stagione post mondiale. Tutti mi davano per finito e ho fatto la mia stagione migliore in assoluto. A livello di forza. Quell’edizione di Champions è partita con dei preliminari e io ho giocato tutte le partite. L’abbiamo vinta ed è stato un segnale importante. La gara Scudetto del 1988? Maradona disse che non voleva vedere neppure una bandiera rossonera. Era logico, si giocava lo scudetto. Era un avversario simpatico, arrivava sempre con dei dolori, si lamentava, poi cominciava la partita ed era un mostro. A Italia ’90 abbiamo giocato sempre a Roma: il fatto di cambiare città ci ha un po’ destabilizzato, anche perché giocammo a Napoli contro l’Argentina di Maradona. La finale giusta sarebbe stata Italia-Germania, purtroppo non è andata così. Nel ’94 ci sono andato ancora più vicino: si giocava in condizioni assurde, c’erano tanti grandi giocatori, ma non potevamo fare il nostro gioco, a ritmi alti. Aspettare una finale mondiale è una sensazione stupenda, ma se non riesci a controllare la tensione è dura. Baggio? Non si presentò all’allenamento delle 8 prima della gara col Brasile che era alle 12.30: nessuno di noi sapeva se avrebbe giocato o no. Nel 2002 fu un Mondiale gestito malissimo: un giornalista, dopo la partita con la Croazia, mi chiese se giocavo perché ero raccomandato. Non mi sono più presentato in una conferenza stampa. Poi ho smesso con la Nazionale. In carriera ho litigato con Berti, Mutu, Materazzi. Lui mi fece espellere. Il sangue va, e quando si chiude la vena… Sono uomo anch’io, il sangue ribolle. Serena era uno spigoloso: sono entrato duro, ma lui si è spostato e ho beccato Baresi in faccia. Gli avversari più duri? Maradona, Ronaldo nei due anni di Inter era fenomenale, e Zidane”.