Okc: il futuro non è più così roseo

Okc: il futuro non è più così roseo

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In Nba, come in poche altre leghe, una chance viene data a tutti. La possibilità di arrivare in alto, non viene mai negata a nessuna franchigia, a patto che dietro questa franchigia ci sia gente che sappia davvero costruire qualcosa di speciale, qualcosa che possa arrivare ai vertici del campionato di basket migliore del mondo. Puoi toccare il fondo, essere la peggior squadra della lega e l’anno dopo essere la migliore (e talvolta anche viceversa), senza che si parli di miracolo o di storie incredibili. Questo è ciò che è quasi accaduto agli Oklahoma City Thunder.

Pochi anni fa, nel 2007, quando erano ancora a Seattle e tutti li conoscevano come SuperSonics, gli odierni Thunder erano nel punto in cui si punta sul draft per ripartire, sul giocatore che diventerà uomo-franchigia: al draft viene pescato Kevin Durant, giocatore dal talento cristallino, e con lui un altro ottimo prospetto come Jeff Green. Nonostante questi due giocatori, la storia dei Sonics finisce con il record di sconfitte in una stagione. Intanto arriva il passaggio ad Oklahoma City e dal draft un altro talento, Russell Westbrook. La squadra ora è giovane e piena di futuri dominatori della lega, ma è anche inesperta e poco pronta, quindi la stagione si chiude con solo 23 vittorie. I ragazzi però crescono, soprattutto Durant e Westbrook ( e il rookie James Harden), e il 2009-2010 è l’anno della consacrazione. 52 vittorie, Durant miglior marcatore, Scott Brooks allenatore dell’anno, e nonostante la sconfitta al primo turno con i futuri campioni dei Lakers, qualcosa di importante ormai si vede, è chiaro agli occhi di tutti.

La crescita della franchigia è esponenziale, se si considera che dopo un 2010-2011 chiuso in finale di Conference (ancora contro i futuri campioni, stavolta i Mavericks), nel 2012 arriva la prima volta alle Finals nella breve storia della squadra. I Thunder sono un gruppo incredibile e temuto, sconfiggono gli Spurs nelle finali di Conference e vanno addirittura in vantaggio 1-0 nelle Finals. Ma Lebron è troppo anche per loro e la serie si chiude sul 4-1 per i Miami Heat. Siamo quindi al momento cruciale della franchigia dell’Oklahoma: i vari Durant, Harden, Westbrook, Ibaka, giustamente battono cassa e la società deve fare un sacrificio. Forse perchè aveva già due esterni, forse perchè era “solo” il sesto uomo, ma dopo aver rifiutato 55 milioni in 4 anni, Harden viene ceduto e i Thunder puntano sulla crescita del lungo Spagnolo Serge Ibaka. Forse è questo il momento in cui il futuro dei Thunder si inclina: certo è facile esprimerci oggi, quando Harden è quasi l’Mvp della lega, oltre che capocannoniere, e con Houston punta a vincere il titolo, ma la scelta di cedere “il Barba” è stata negativa anche perchè nel tempo forse i dirigenti Thunder hanno capito l’errore e cercato di rimediare in tutti i modi, perdendo un po’ la testa. Oggi Okc è ottava anche e soprattutto a causa dell’assenza di Durant per quasi tutta la stagione, ma i  numerosi cambi di roster visti negli anni, e quest’anno particolarmente, non hanno portato buoni frutti, e per di più, sono state cedute numerose scelte. Poco male, se si pensa che l’anno prossimo Durant sarà in forma e Okc punterà ancora al titolo, ma il problema si porrà in estate 2016. Scade il contratto del numero 35, che dichiarazioni di facciata a parte, ha voglia di vincere un titolo e potrebbe guardarsi attorno per ascoltare un po’ le numerose offerte che certamente arriveranno. Forse la politica del non superare mai il Salary Cap è da mettere da parte. Durant va confermato, perchè senza di lui verranno meno vittorie, probabilmente playoff, e senza scelte ci sarebbe davvero poco da fare, con i Thunder che andrebbero a sprecare un gruppo di talenti che raramente si è visto nella stessa franchigia.