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pizza

E’ un po’ la sagra dei luoghi comuni. Ogniqualvolta finiscono per incontrarsi tedeschi e italiani, va in scena il solito repertorio fatto di spaghetti, pizza, patate e austerità che in fondo può passare, se si parla di calcio. Allora è bene provare a immedesimarsi nei  napoletani che con le etichette, volente o nolente, ci convivono. E le appiccicano anche agli altri, con quella fantasia appartenente al medesimo mondo fittizio, o forse parallelo. La trasferta teutonica, non può non incutere timore perché li immaginano così: alti almeno due metri, biondi e con un passato nella Wehrmacht . Già fanno paura, poi si portano dietro quei cognomi impronunciabili che mettono a dura la prova la fluidità della lingua. E poi sono compatti, lavorano l’uno per l’altro, parti di un meccanismo perfetto, lavoratori instancabili e dediti unicamente alla professione.

Dall’altra parte, invece, le giornate trascorrono tra una pizzicata al mandolino e una canzuncella doce doce. No, così è troppo, non c’è partita, il Napoli parte battuto in partenza, non vale nemmeno la pena attraversare l’alto Adige, per dirla alla Totò. I contributi del Principe, in questo senso, si sprecano. Come dimenticare la pernacchia all’inflessibile tenente Kesserl ne  “I due colonnelli”. E, spesso, la macchina da presa ha tratto spunto da fatti realmente accaduti come nel caso de “le quattro giornate di Napoli”, ispirato a fatti realmente accaduti tra il 27 e il 30 settembre del 1943. E tra le storie da raccontare, c’è quella di un piccolo eroe divenuto il simbolo dell’insurrezione partenopea: Gennarino Capuozzo.

Questo il nome del giovane scugnizzo napoletano, appena dodicenne, che si unì all’improvvisato ma gagliardo esercito napoletano. Il suo coraggio, si arrestò dinanzi ad una granata lanciata dai nemici, non prima di averli “minacciati” con un ormai celebre motto: “Adesso vi facciamo vedere noi chi sono i napoletani”. E il popolo, in quella circostanza, riuscì per davvero a dimostrare tutto il suo valore. Leggende, episodi realmente accaduti e fantomatiche vicende, costituiscono il mai banale asse italo-tedesco, con un particolare occhio di riguardo per la dea Partenope che stasera, nell’inferno della Volkswagen Arena, dovrà provare a far suo l’urlo di Gennarino. Solo per novanta minuti, poi (per fortuna) torneranno ad avere la precedenza i luoghi comuni.

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