Cristiano Lucarelli a Mdc: “Mai più scelte affrettate, valuterò con calma dove andare. La situazione del Parma mi sorprende, mio fratello non è sereno”

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AS Livorno Calcio v Parma FC - Serie A

Quasi tre anni fa, Cristiano Lucarelli, chiudeva la sua splendida carriera da calciatore, per intraprendere quella da allenatore. 120 reti in serie A, con la maglie di Atalanta, Lecce, Torino, Livorno, Parma e Napoli, capocannoniere nella stagione 2004/2005, personaggio dentro e fuori dal campo, Lucarelli è stato negli ultimi anni uno dei protagonisti del calcio italiano, ancora tra i migliori in Europa, prima che la crisi economica e i tanti problemi di gestione, non lo trasformassero nel brutto anatroccolo che è oggi. Alla soglia dei quarant’anni, dopo le prime esperienze da allenatore nei professionisti, Maidirecalcio.com ha voluto tracciare con lui un bilancio della sua nuova vita calcistica, con un occhio al passato e ai tanti temi del presente. Ecco di seguito, la nostra intervista esclusiva:

Partiamo dal passato recente, dalle esperienze in panchina a Perugia e Pistoia, dove le cose non sono andate per il verso giusto. Cosa non ha funzionato secondo lei?

Diciamo che a Perugia non ho neanche iniziato (esonerato prima dell’inizio del campionato), quindi quasi non la citerei. Per quanto riguarda Pistoia, non essendo ancora finita la stagione ed essendo sotto contratto con la Pistoiese, non posso parlare per il momento.

Lei ha iniziato ad allenare gli allievi del Parma, vincendo subito il titolo di campione d’Italia nel 2013, poi sono arrivate appunto il Perugia, il Viareggio e la Pistoiese tra i professionisti. Come giudica la sua carriera da allenatore? Che voto si darebbe?

Non saprei, nel senso che a Parma ho vinto lo scudetto al primo tentativo, a Viareggio sono arrivato con la squadra ultima, chiudendo al quintultimo posto in una situazione di grandi difficoltà che hanno poi portato il club al fallimento. Quest’anno siamo stati nelle prime posizioni alla fine del girone d’andata, poi c’è stato il mercato di gennaio ed è venuta a galla un po’ di inesperienza da parte di un gruppo di calciatori molto giovane; sapevo di questo rischio e avevo manifestato ai miei dirigenti le mie perplessità in merito, purtroppo alle prime difficoltà la situazione si è complicata. Tuttavia non so darmi un giudizio, l’unica cosa che ho capito è che quando hai giocatori bravi, siamo bravi, con quelli meno bravi, facciamo più fatica tutti.

Quanto le manca la panchina?

Mi manca il giusto, perché poi questi momenti sono importanti per girare, vedere altri colleghi, per crescere, a volte c’è anche bisogno di guardarsi in giro e prendere spunto da qualche altro allenatore.

Il Livorno, squadra della sua città e quindi del suo cuore, attualmente allenato da Christian Panucci non sta vivendo un periodo particolarmente brillante (5 punti conquistati, in 5 partite); pensa possa centrare comunque i playoff?

Io da tifoso me lo auguro, però è chiaro che se tre allenatori fanno fatica, vuole dire che il problema non è la guida tecnica ma ci può essere un gruppo assemblato male.

Tutti conoscono il suo particolare rapporto con il presidente Spinelli, quanto le piacerebbe un giorno sedere sulla panchina amaranto?

A me in futuro piacerebbe sedermi su una panchina (ride); è chiaro che il mio rapporto con il Livorno è speciale, ma visto che da giocatore sono stato spesso accostato al Livorno, da allenatore mi piacerebbe girovagare un po’ di più.

Spinelli l’ha mai contattata?

Mah, questo non lo so, bisognerebbe chiedere a lui (ride).

Proprio a Livorno, oltre che a Napoli, ha avuto l’opportunità di lavorare con Walter Mazzarri, tecnico al quale è certamente molto legato. Ha avuto di modo di sentirlo in questi mesi e quando pensa possa tornare su una panchina importante?

No, non l’ho sentito spesso, anche perché credo che conoscendolo abbia avuto necessità di isolarsi un po’; ci siamo scambiati gli auguri di Pasqua e basta. Tra l’altro dopo poco tempo anche io sono esonerato e non era evidentemente un bel momento per entrambi; credo tuttavia che uno come lui non abbia problemi a trovare una squadra.

Lei che conosce bene la piazza napoletana, dove tra l’altro ha chiuso la sua carriera vincendo la Coppa Italia, che giudizio darebbe alla stagione del Napoli e alla gestione Benitez?

Il Napoli è una squadra capace di fiammate impressionanti, come di cadute rovinose. Nella singola partita ha dimostrato di poter battere chiunque, è fortissimo, deve certamente crescere in continuità di rendimento soprattutto in campionato.

Passiamo adesso al capitolo Parma, che comunque per lei rappresenta una parentesi felice visto che ha vinto uno scudetto con gli Allievi. Tutti conoscono purtroppo l’attuale situazione, qual è il suo personale ricordo del presidente Ghirardi?

Adesso è chiaro che sono tutti arrabbiati con loro, me compreso che c’ho rimesso dei soldi, però io ho sempre avuto un ottimo rapporto sia con Ghirardi,che con Leonardi. Sapevo che la situazione fosse difficile, ma non immaginavo così tanto; la gente e tifosi saranno giustamente arrabbiati e delusi, non voglio entrare nel merito, posso però parlare della mia esperienza personale. Ho sempre trovato persone molto disponibili, positive, e tutto quello che è successo mi sorprende.

Suo fratello Alessandro, capitano gialloblù, sta vivendo una situazione al limite del paradossale, chiamato a svolgere quasi il ruolo del sindacalista, oltre che quello del calciatore. Lei che con lui ha un legame molto forte, cosa può dirci a riguardo?

Alessandro è chiaramente sotto pressione, si è caricato tutto sul groppone, non è sereno e penso si sia visto anche in occasione dell’espulsione di qualche settimana fa. Lui è Parma da sette anni, è ha un attaccamento particolare a quella maglia.

Negli allievi del Parma, tra i suoi giocatori c’era anche Josè Mauri, gioiellino finito nel mirino dei migliori club europei; che tipo di giocatore è? Pensa possa essere già pronto per il grande salto?

Sicuramente, perché lui è forte caratterialmente, nella testa, al di là delle qualità tecniche che sono sotto gli occhi di tutti. Non mi meraviglio che giochi titolare in serie A, è un giocatore già pronto, farà una grande carriera.

Cosa dice invece di un altro classe ’96 come Alberto Cerri? Crede possa in qualche modo assomigliarle per caratteristiche?

Io credo sia più forte di quanto lo ero io, soprattutto tecnicamente; spero trovi quella cattiveria che uno con il suo fisico dovrebbe avere. Potrebbe fare molto di più, giocando di prepotenza, piuttosto che accontentarsi del minimo.

Esiste nel calcio italiano un giocatore nel quale si rivede?

Onestamente no, soprattutto da un punto di vista caratteriale; vedo molta fragilità nelle nuove generazioni di calciatori.

Nel corso della carriera ha sempre avuto un rapporto particolare con i tifosi, anche con le frange più estreme. Dopo gli ultimi episodi di Bergamo, Cagliari e Varese, e alle parole di Carlo Ancelotti secondo cui “in Italia i club sono ostaggio degli ultrà”, che cosa si sente di dire a riguardo?

Onestamente gli ultimi avvenimenti non sono tollerabili, conosco il fenomeno e andrebbe fatta una valutazione attenta che in poche parole è difficile fare; qui non si tratta più di una semplice scazzottata, si è passati alle pistole e ai coltelli, una situazione veramente assurda.

In una carriera come la sua, sente di avere qualche rimpianto? Crede che avrebbe potuto fare meglio?

Numericamente, credo di aver fatto ciò che dovevo; forse avrei potuto giocare in grandi club, si vede che però riuscivo a esprimermi al meglio in determinate situazioni  e mi è mancato qualcosa per arrivare in grandissime squadre. Posto che Napoli, Valencia, Shakhtar Donetsk e il Torino stesso lo sono già, si vede che caratterialmente non ero all’altezza.

Dove allenerà Cristiano Lucarelli l’anno prossimo?

Questo piacerebbe saperlo anche a me, però potrei anche aspettare, vorrei avere la forza di non fare una scelta affrettata e valutare bene dove andare, parlando con chiarezza ai dirigenti. In Lega Pro onestamente è molto difficile allenare, perché la stragrande maggioranza delle società sono tutte a contare il centesimo, invece di un allenatore in seconda ci vorrebbe un commercialista e diventa problematico.