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Fussball: CL 02/03, Juventus Turin - Real Madrid 3:1
14 maggio 2003. Pavel Nedved disperato dopo essersi visto sventolare in faccia il giallo dall’arbitro Meier sul finire della semifinale contro il Real Madrid. L’asso della Repubblica Ceca era diffidato e saltò la finale (poi persa ai rigori) contro il Milan.

Mi ricorda qualcosa del 2003…” scherza Pavel Nedved, emissario della Juventus a Nyon per il sorteggio di Champions League. Già, anche dodici anni fa, nell’ultima semifinale disputata dai bianconeri, l’avversario fu proprio quel Real Madrid che la squadra di Allegri incontrerà in una doppia affascinante sfida nelle prime due settimane di maggio (andata il 5 a Torino, ritorno al “Bernabeu” otto giorni più tardi).

LA SERATA (QUASI) PERFETTA- Tutti i tifosi bianconeri considerano quella del 14 maggio 2003 come la partita perfetta. Costretti a rimontare la sconfitta dell’andata, i ragazzi di Lippi incantarono il vecchio “Delle Alpi” con una prestazione mostruosa per concentrazione, applicazione e dinamismo, disintegrando i malcapitati Zidane, Ronaldo, Figo e Raùl (giusto per fare qualche nome). Si trattò di una serata magica, una di quelle in cui tutto va come deve andare. Trezeguet dopo 12 minuti da rapace, Del Piero di classe allo scadere della prima frazione e Buffon, ipnotizzando Luis Figo dagli undici metri, aprirono la strada alla cavalcata imperiosa di Pavel Nedved conclusa dal ceco con un esterno destro imparabile per Casillas. Lo stesso Nedved, sul 3-0 e a qualificazione ormai in tasca, si beccò uno dei cartellini gialli più ingenui della storia del calcio (fallo su MacManaman a metà campo) che lo costrinse a saltare la finalissima di Manchester con il Milan, tra le lacrime sue e dell’intero popolo juventino. Un’assenza che si rivelò pesante come un macigno per la Juve, battuta poi ai rigori dai rossoneri al termine di una partita in cui le sgroppate e la fame del biondo Pavel sarebbero probabilmente risultate decisive.

EL PANTERON&PINTURICCHIO – Neanche due anni dopo la storia si ripete, stavolta il match vale il passaggio ai quarti di finale. La Vecchia Signora, allenata da Capello, ha ancora il compito di ribaltare la sconfitta dell’andata. Trezeguet in mezza rovesciata allunga la sfida ai supplementari, decisi al 115° da una zampata dell’uomo meno atteso: El Panteron Marcelo Danubio Zalayeta. Passano poco più di tre anni e le due squadre sono di nuovo di fronte nel girone eliminatorio. In quei 40 mesi alla Juve succede di tutto, con il terremoto generato da Calciopoli e la conseguente retrocessione in Serie B, prima del ritorno in grande stile nell’élite del calcio europeo certificato proprio dal doppio successo contro le merengues. Al “Comunale” un tiro a giro dell’immortale Del Piero e un colpo di testa di Amauri rendono vana la rete di Van Nistelrooy, mentre in terra spagnola si assiste allo show personale di Pinturicchio, uscito tra gli applausi dell’intero stadio dopo aver steso l’undici di Schuster con una storica doppietta.

LA NOCHE DEL 9- Poi cinque anni senza incrociarsi sino alla scorsa stagione quando, sempre nella fase a gironi, la squadra allora guidata da Conte rese la vita difficile ai futuri campioni d’Europa, perdendo di misura a Madrid e imponendo un rabbioso pari allo “Juventus Stadium”. Nella partita d’andata Ancelotti (ex tecnico bianconero mai troppo amato dai tifosi di Madama) a dieci minuti dal termine sostituì Di Maria con un ragazzo poco più che ventenne di cui si diceva un gran bene: Álvaro Borja Morata, cresciuto e pasciuto a Valdebebas. Appena un anno dopo lo spagnolo ha cambiato sponda diventando il perno dell’attacco di Allegri e, contro i suoi ex compagni, è chiamato a scrivere un nuovo capitolo di questa sfida infinita per farsi rimpiangere da chi lo ha scartato forse troppo presto.

Lorenzo Palmieri