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Riccardo Meggiorini

Per la rubrica Normalmen stavolta occhi puntati su Riccardo Meggiorini, l’attaccante poco prolifico ma assolutamente decisivo per le sorti delle squadre in cui ha militato.

 

Il mestiere dell’attaccante, si sa, è quello che regala più soddisfazioni nel mondo del calcio: un gol spettacolare, un rigore decisivo, una rete all’ultimo secondo possono essere il viatico per entrare definitivamente nel cuore di tifosi o semplici appassionati esterni. Eppure, specie da quando il calcio è diventato più una questione tattica che tecnica, il ruolo del centravanti moderno assomiglia molto a quello di un difensore aggiunto, in certe situazioni di gioco. Un ruolo che Riccardo Meggiorini ha sempre interpretato perfettamente nel corso della sua carriera, nella quale i pochi gol sono stati pareggiati dalle parole di elogio dei suoi allenatori.

Riccardo Meggiorini potrebbe fare il ciclista per il Giro D’Italia che ha fatto fin’ora: prima del Chievo Verona, infatti, l’attaccante veneto ha giocato per Inter, Spezia, Pavia, Cittadella, Bari, Bologna, Genoa, Novara e Torino. Da Nord a Sud senza troppi patemi e con tanta voglia di incidere e giocare. Dal punto di vista realizzativo le migliori stagioni di Meggiorini sono state quelle vissute al Tombolato: nel Cittadella, infatti, ha collezionato 41 reti in 110 presenze, imponendosi come secondo miglior marcatore nella storia del club alle spalle della bandiera Joachim De Gasperi. In particolare nel 2008-2009 si segnala addirittura per un poker rifilato all’Avellino e per il terzo posto nella classifica cannonieri di quella stagione di Serie B. L’annata da record gli vale addirittura il riscatto nell’Inter, che però decide di girarlo ad altre squadre in prestito. L’impatto con la Serie A è comprensibilmente diverso e Meggiorini non trova lucidità e fortuna sotto porta. La media reti crolla stagione dopo stagione e la cosa gli vale anche soprannomi piuttosto ingenerosi (al Torino, ad esempio, veniva definitivo dai tifosi in maniera un po’ troppo ingenerosa Peggiorini). Nel corso di questi anni il ragazzo prova dunque la svolta tattica: Meggiorini, che nasce come prima punta, è costretto ad indietreggiare il suo raggio d’azione cambiando così zona di competenza. Le reti stenteranno ad arrivare (se non contro l’Inter, squadra talismano contro la quale appena possibile si “vendica”) ma per il veneto si aprirà una nuova personalissima era.

Pur essendo magari meno dotato di altri compagni di reparto, Meggiorini si è sempre guadagnato titolarità e costanza per via della sua grande predisposizione alla giocata in funzione della squadra. Ad esempio per il tecnico Ventura, che lo ha allenato a Bari e a Torino, Meggiorini risultava indispensabile per garantire equilibrio alla squadra e spazio necessario all’altra punta di reparto per bucare la difesa. Intelligentemente il ragazzo ha saputo sfruttare velocità e rapidità non solo per contropiedi offensivi ma anche per raddoppi e ripiegamenti difensivi che non di rado sono stati utili per le squadre che lo avevano in rosa. A tali caratteristiche vanno unite un tiro dalla distanza di buona fattura e, soprattutto, la bravura nel mettere in condizione di segnare i suoi reparti: molto spesso quest’anno Pellissier e Paloschi hanno usufruito dei suoi servigi per risolvere gare complicate. Fantastici, ad esempio, i due assist serviti all’ex Milan contro il Genoa e quello di tacco al volo recapitato sempre a Paloschi contro il Palermo. Lo stesso Meggiorini ha messo a segno 4 gol in stagione, di cui uno in rovesciata contro il Cagliari e un altro dopo un elettrizzante coast to coast contro la Sampdoria, nonché la rete che vale un pezzo di salvezza realizzata il 29 aprile sempre contro i sardi. Un segno di ritrovata fiducia per il ragazzo: Meggiorini è tornato ad incantare e segnare. Certo, non è più un rampante ragazzino ma, come sostiene un famoso adagio, in fondo “meglio tardi che mai”.