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Da ieri è diventata operativa la disposizione giunta direttamente dalla FIFA che vieta di fatto le multiproprietà dei cartellini dei giocatori. Il tutto per garantire maggiore trasparenza nei trasferimenti degli stessi e più chiarezza su dove andranno a finire i soldi. Questa nuova norma ha l’obiettivo quindi di mettere tutto alla luce del sole mettendo finalmente fuori gioco i famigerati fondi di investimento, i quali soprattutto in Sud America sono protagonisti incontrastati visto che detengono percentuali rilevanti sugli stessi calciatori, specie per quanto riguarda i talenti emergenti. E tale pratica si sta diffondendo anche in Europa, per cui la FIFA ha pensato bene di intervenire in tackle con gran tempismo prima che anche noi ci ritrovassimo in una giungla burocratica.

COSA CAMBIA – L’esempio più eclatante di multiproprietà nella nostra Serie A ha riguardato l’attaccante della Lazio, Felipe Anderson. Finalmente esploso quest’anno dopo un apprendistato nel calcio italiano cominciato nell’estate 2013, il brasiliano ex Santos “è appartenuto” all’epoca del suo passaggio al club di Claudio Lotito anche alla famigerata Doyen Sports (qui il nostro approfondimento dello scorso settembre), sorta de facto nell’ottobre del 2011 e che vede nelle sue posizioni di vertice anche Mr. Bee Taechaubol, il magnate thailandese in rampa di lancio per acquistare il 51% del Milan in cambio di mezzo miliardo di euro. Negli scorsi mesi Felipe Anderson è diventato interamente di proprietà della Lazio, ma la posizione di altri giocatori che dovessero ancora trovarsi il cartellino diviso tra una o due società oltre che da un fondo di investimento andrà necessariamente regolarizzata prima della naturale scadenza del contratto in essere, mentre per gli accordi sottoscritti tra il 1° gennaio 2015 ed il 30 aprile dello stesso anno ci sarà un anno di tempo per mettersi in regola.

TIPI LOSCHI – La FIFA ha deciso per un giro di vite spinta non soltanto dal bisogno di impedire casi che potessero favorire giri illegali di soldi e vero e proprio riciclaggio di denaro poco pulito (per non dire sporco), cosa che è già avvenuta diverse volte in passato con tanto di perquisizioni della Guardia di Finanza per quanto riguarda il calcio italiano. Senza contare che alcuni personaggi operano apertamente in maniera sospetta: in passato fu la famigerata Gea World, mentre oggigiorno abbiamo procuratori dal potere immenso, capaci di gestire da soli diverse società calcistiche: è il caso dei vari Jorge Mendes, Nelio Lucas della stessa Doyen, Kia Joorabchian…proprio quest’ultimo, famoso soprattutto per essere procuratore dello juventino Carlos Tevez pur non avendo alcun titolo per esercitare la professione di agente FIFA, è in cima ad una piramide di un gruppo di investitori che gestisce almeno un centinaio di calciatori di primo piano tra Sud America ed Europa.

STOP, DIMENTICA – La storia di Joorabchian è interessante: nato a Teheran il 14 luglio 1971, il buon Kiavash, per gli amici Kia, si è formato culturalmente in Gran Bretagna dove risulta iscritto nella locale Camera di Commercio ma dove compare con due diverse nazionalità, una canadese ed una per l’appunto britannica, con due diversi nomi (Kia Joorabchian e Kia Kavash) e due differenti date di nascita (14 luglio 1971, la data di nascita realmente certificata, e 25 luglio 1971). Diciamo apertamente, Joorabchian è un self-made che si è fatto strada in un mondo dove circolavano tanti soldi e poche regole…insomma, senza le multiproprietà, che rendono estremamente intricate le trattative di mercato, si intende dare un taglio netto alle connessioni di persone che col calcio non c’entrano nulla pur lucrandoci sopra.