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Da Netzer ad Herrmann, da Weisweiler a Favre: epoche diverse ma eccoci di nuovo al cospetto di una efficace scuderia di “Puledri” al Borussia Monchengladbach. Dopo anni di sofferenza e ricostruzione, il progetto del Borussia è tornato ad essere competitivo e, dopo un campionato giocato alla grande, la squadra di Favre può addirittura provare a raggiungere un secondo posto che nessuno avrebbe pronosticato. Ripercorriamo insieme la storia di una squadra tra le più vincenti della Germania, cercando di sviscerare i segreti delle due generazioni di Fohlen che hanno fatto e fanno tuttora sognare i tifosi del Bökelbergstadion ieri e del Borussia-Park oggi. 

DALLE STELLE ALLE…STALLE – Nato nel 1900 ma battezzato con l’attuale nome soltanto nel 1921, il Borussia VfL 1900 e.V. Mönchengladbach vince la sua prima coppa nazionale nel 1960, tre anni prima dell’istituzione della Bundesliga. Nonostante le premesse, la squadra non riesce subito a qualificarsi per la serie maggiore, che arriva però due anni dopo. Inizia dunque la favola del grande Gladbach, quello del tecnico Weisweiler e dei suoi “Puledri”. Il tecnico tedesco era un maniaco del gioco offensivo, basato sull’aggressività in fase di non possesso e sulla velocità di ripartenza sfruttando le caratteristiche tecniche e fisiche dei suoi giocatori migliori. Il trio che trascinava all’epoca il Borussia era composto da Netzer, Vogts ed Heynckes, a rappresentanza di una squadra passionale, carismatica e travolgente che valse loro il soprannome di “Fohlen”, puledri. l’11 da corsa di Weisweiler ci mise poco per iniziare ad ingranare e, grazie al fantastico trio, il Gladbach riuscì a compiere la storica doppietta nelle stagioni 1969/7o e 1970/71. Netzer, Vogts ed Heynckes: il primo uno dei migliori assistmen della storia, il secondo capitano ed anima della squadra, il terzo inarrestabile finalizzatore. Weisweiler riusciva grazie ad i suoi tre moschettieri a vedere in campo lo stesso calcio che architettava nella sua testa, creando un connubio con squadra e tifosi che trascinò questa generazione di Puledri a stagioni di successi e soddisfazioni. Nel 74/75 arriva un’altra doppietta, con il terzo titolo nazionale e l’ambita Coppa Uefa, conquistata in finale contro il Twente. Lo 0 a 0 dell’andata non bastò agli olandesi, che dovettero arrendersi ad una tripletta di Heynkes ed al 5 a 1 che conferì al Gladbach la prima vittoria al di fuori dei confini.

Dopo la coppa Weisweiler decise di abbandonare il timone, lasciando la panchina ad Udo Lattek. Il metodo di gioco cambiò drasticamente, mettendo da parte lo stile frenetico e travolgente passando ad una manovra più scientifica e ragionata. La guida di Lattek si dimostrò efficace pur modificando l’impostazione che aveva portato il Gladbach al successo, affidandosi al nuovo trascinatore Allan Simonsen (pallone d’oro nel 1977). Dopo la vittoria di altri due campionati consecutivi (75/76 e 76/77) oltre alla seconda Uefa nel 78/79, Lattek lascia a sua volta la panchina e, con lui, la maggior parte dei giocatori che avevano fatto la storia del Borussia dei primi Fohlen. Inizia dunque un periodo di alti ( come la finale di Uefa dell’80) e di bassi (come la lotta per non retrocedere dei primi anni 90), fino al ritorno di Stefan Effenberg, tornato alla base dopo qualche anno tra Bayern Monaco e Fiorentina. Con lui a centrocampo e Krauss in panchina, il Gladbach conquistò una Coppa di Germania che però valse da spartiacque prima dell’ennesimo crollo: ancora una volta partì la diaspora e, nel 98/99, arrivò dopo 34 anni di Bundes la prima retrocessione.

LA NUOVA NIDIATA – Dopo anni di clamorosi exploit e debacle spaventose, dopo l’alternarsi di numerosi allenatori tra cui Advocaat, Heynckes e Luhukay, dopo l’inaugurazione del nuovissimo stadio nel 2004/2005, arriviamo al Gladbach di oggi che, paradossalmente, ricorda per molte caratteristiche il primo Borussia di Weisweiler. L’arrivo di Favre nel 2011 ha dato stabilità ad una panchina fin troppo traballante ed inquieta negli anni passati e, attraverso una perfetta intesa con società e tifoseria, i Puledri hanno man mano ripreso a trottare. Il gioco di Favre è strutturato in maniera chiara, attraverso un solido 4-4-2 che lascia molta libertà agli esterni ma si ricompatta puntualmente per vie centrali lasciando difficilmente varchi agli avversari. Sotto la sua guida il Borussia non scende mai al di sotto dell’8 posto, anche se in Europa il cammino viene sempre ad interrompersi con un anticipo eccessivo che non rende onore alle capacità della squadra. Un mix perfetto tra giocatori di esperienza e giovani in rampa di lancio permette all’11 guidato dal tecnico svizzero di dar vita ad un calcio frizzante che, anche se non risulta essere sempre spettacolare, appare efficace e soprattutto costante negli anni. Il ricambio dei giocatori avviene gradualmente e, per un Reus o un Ter Stegen che partono verso altri lidi, i vari Herrmann, Xhaka e Kramer sono già lì a raccoglierne il testimone, insieme ad innesti di qualità come Sommer e Hahn. Il meccanismo è collaudato e pare funzionare alla perfezione, con il gruppo che quest’anno sembra aver raggiunto la maturità giusta per tornare agli antichi fasti: approfittando dell’annata no di squadre come il BVB o lo Schalke, il Gladbach è tornato nei piani alti della classifica a competere per la seconda posizione, alle spalle di un Bayern ancora inarrivabile. Che siano i prodromi per un ritorno definitivo nella Bundes che conta?

LA SVOLTA PER LA STORIA – Il Borussia Monchengladbach è da considerare un club storico per tanti motivi. E’ il secondo club in Bundes ad aver avuto uno sponsor sulla maglietta dopo l’Eintracht Braunschweig, è insieme al Borussia Dortmund l’unica squadra a poter vantare due stelle sul petto (per i 5 campionati vinti dal 63, meglio solo il Bayern Monaco), è forse tra i primi club ad aver iniziato una vera è propria faida (in senso sportivo) con il Bayern Monaco,  rivale per eccellenza negli anni 70. Con il tempo questa ostilità è andata scemando per il declino del Borussia, ma provate a chiedere a Lothar Matthäus, promesso sposo dei bavaresi nel 1984, cosa voglia dire essere fischiato ed insultato come traditore da uno degli stadi più caldi della Germania. Il “rombo nei cuori” (dallo stemma del Gladbach, un rombo che incornicia una “B”) ha ripreso a battere come non succedeva ormai da anni, per una squadra con una mente lucida al comando (quella di Favre) e formata in gran pare da “Puledri” rampanti (giocatori fondamentali come Herrmann, Kramer, Xhaka, Hahn, Jantschke e Hrgota sono nati dopo il 1990). Oltre alla passione per il presente, c’è ormai la certezza di una politica societaria ben precisa e convinta di poter mantenere costante lo spirito dei “Fohlen” a prescindere da cessioni anche dolorose, sancendo un connubio che non può fare che bene ai risultati della squadra. Alla vigilia di un match fondamentale come quello contro il Bayer Leverkusen, pare essere ormai tornata in tutti la convinzione di poter tornare nei grandi palcoscenici: da Weisweiler a Favre, da Netzer ad Herrmann, dal Bayern al Wolfsburg, che adesso è il vero obiettivo da puntare e raggiungere per consolidarsi come seconda forza del campionato. E’ aperta la caccia ai Lupi dunque, ma attenzione ai possibili mal di testa: nel match di domani le Aspirine potrebbero risultare stranamente controproducenti.

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