Brescia, un declino post Baggio lungo 11 anni. Ma non tutto è perduto…

Brescia, un declino post Baggio lungo 11 anni. Ma non tutto è perduto…

Roberto Baggio

Come un 16 maggio può cambiare la storia a distanza di 11 anni: dal ritiro di Baggio alla retrocessione in Lega Pro, la caduta di un Brescia che, però, ha voglia di rialzarsi in fretta.

 

16 maggio 2004. Il Milan festeggia lo Scudetto vinto settimane prima a San Siro contro il Brescia con un sonoro 4-2. Ma nell’aria aleggia un alone di tristezza, quasi di sconforto. La festa è tale solo a metà: quel giorno, infatti, Roberto Baggio decide di pugnalarci il cuore e ritirarsi dal mondo del pallone. Persino nella sua ultima partita è decisivo, con un assist vincente per Francelino Matuzalem. A pochi minuti dal termine della gara San Siro gli riserva l’abbraccio di Maldini e una standing ovation da sogno. Il Brescia ritira la maglia n° 10 per sempre, e come impedirlo: chi meglio del più grande giocatore italiano mai esistito avrebbe potuto indossarla? Svariate cose sono però cambiate da quel giorno di 11 anni fa, soprattutto per il club lombardo. Purtroppo non in positivo.

“Aaaah da quando Baggio non gioca più […] non è più domenica”. Cesare Cremonini l’aveva capito subito: senza il Divin Codino sarebbe stato tutto diverso, come un battesimo senza neonato. Da quel giorno è cambiato davvero tutto, specialmente per quel Brescia che ha perso progressivamente la poesia. Un Brescia che, incredibilmente, 11 anni dopo e nello stesso giorno del ritiro di Baggio si ritrova retrocesso in Lega Pro addirittura senza giocare. Un dramma sportivo inquietante per una compagine che nel corso della sua storia moderna aveva sempre trovato spazio nelle prime due serie italiane. Non è un caso che il declino dei lombardi inizi proprio nella stagione successiva all’addio di Baggio: prima la retrocessione in Serie B, una sola risalita per giocare il campionato 2009-2010 condita immediatamente da una nuova retrocessione. La mediocrità nella serie cadetta, il rischio di fallimento ed ora la Lega Pro. Non è bastato il cambio societario per restare in piedi ed evitare la prima retrocessione in terza serie dopo ben 30 anni dall’ultima volta.

Nonostante il cuore e la voglia di molti giocatori, palesatasi specialmente nel finale di stagione, il Brescia retrocede con numeri assolutamente non all’altezza: 39 i punti conquistati (esclusa la penalizzazione sarebbero 45), 61 gol presi (seconda peggior difesa del campionato) e 18 sconfitte (seconda squadra ad aver perso più gare). Caracciolo, Corvia e Benali, i giocatori più talentuosi della squadra, non sono bastati a colmare un gap che nel corso della stagione è divenuto sempre più enorme. Un gap che non sembrava così pressante, specialmente nella pre-season che aveva visto la squadra di Iaconi (poi esonerato) pareggiare anche in amichevole contro il Genoa (una gara che noi vi abbiamo raccontato direttamente dal Rigamonti). E chissà cosa direbbe Roberto Baggio, pensando a quel giorno di 11 anni fa e a quanto, col senno di poi, sia stato decisivo per le sorti del Brescia.

Non tutto però è perduto. La retrocessione è sicuramente il contrario di un vanto a livello sportivo ma la nuova società si è già mobilitata per investire seriamente in futuro. Non a caso Marco Bonometti, attuale uomo forte del nuovo organigramma, si sta adoperando per la costruzione del nuovo stadio, avvalendosi anche della partnership (e dei capitali) di Infront, il colosso che ha deciso di investire nell’impianto. Come spiegato da Calcio & Finanza, il progetto dovrebbe prevedere la demolizione del vecchio Rigamonti per costruire uno stadio privato previa gentile concessione del Comune. Tutto è ancora agli inizi ma la questione rappresenta di certo un punto di partenza per la società, che dovrà essere abile a ripartire da zero. Insomma, almeno per ora le Rondinelle non volano più. Ma, dopo aver raggiunto il punto più basso, non si può che risalire.